Ecco le Olimpiadi del doping: a Las Vegas atleti pieni di testosterone, steroidi ed EPO per battere ogni limite

Enhanced Games – credit photo @bbc

Altro che “l’importante è partecipare”. A Las Vegas è andato in scena lo sport del futuro secondo i profeti del biohacking: l’importante è doparsi, possibilmente sotto supervisione medica e con sponsor miliardari alle spalle. Gli Enhanced Games, che si sono svolti lo scorso 24 maggio nella Disneyland del Nevada, promettono di essere anche in futuro la prima vera “Olimpiade del doping”, una competizione in cui atleti d’élite useranno apertamente testosterone, ormone della crescita, EPO, steroidi anabolizzanti, peptidi e stimolanti per scoprire fin dove può spingersi il corpo umano quando vengono tolti i freni dell’antidoping.

Il progetto nasce attorno al miliardario tedesco Christian Angermayer, convinto che farmaci, ormoni e sostanze oggi usate off-label possano cambiare non solo lo sport, ma anche il concetto stesso di salute, longevità e prestazione umana. A 48 anni, Angermayer rivendica il proprio protocollo personale di biohacking e lo trasforma in spettacolo globale. O forse in gigantesca vetrina commerciale.

Gli Enhanced Games e il doping dichiarato

Gli organizzatori sostengono che il doping nello sport professionistico esista già, solo nascosto. La loro proposta è renderlo trasparente, controllato dai medici e quindi, secondo loro, più sicuro. Una tesi esplosiva: se una sostanza è approvata dalla Fda e legalmente disponibile, dicono, gli atleti dovrebbero poterla usare sotto controllo sanitario.

Alla prima edizione hanno partecipato nuotatori, velocisti e pesisti, alcuni con passato olimpico. Secondo gli organizzatori, 36 dei 42 atleti in gara hanno assunto sostanze dopanti durante la preparazione. L’obiettivo è chiaro: battere record, conquistare premi milionari e dimostrare che il corpo potenziato può andare oltre i limiti dello sport tradizionale.

Peter Thiel, 1789 Capital e il business del corpo potenziato

Dietro la patina sportiva c’è un business enorme. La società collegata agli Enhanced Games è stata valutata 1,2 miliardi di dollari e può contare sul sostegno di nomi pesantissimi della Silicon Valley e della destra tecnologica americana. Tra i finanziatori figurano Peter Thiel e il fondo 1789 Capital, legato a Donald Trump Jr. e all’entourage di JD Vance.

Il vero obiettivo non sembra soltanto organizzare gare estreme, ma normalizzare un mercato di massa. La piattaforma di telemedicina Enhanced punta a vendere testosterone e altri trattamenti di “potenziamento” a un pubblico molto più ampio degli atleti: uomini di mezza età, persone ossessionate dalla longevità, consumatori di wellness, biohacker, clienti alla ricerca di energia, muscoli e giovinezza artificiale.

Lo sport diventa così la pubblicità perfetta. Se un atleta migliora le proprie prestazioni davanti alle telecamere, il messaggio al consumatore è immediato: anche tu puoi potenziarti.

Medici e antidoping all’attacco

Le critiche però sono durissime. L’Agenzia antidoping statunitense ha definito gli Enhanced Games «un pericoloso spettacolo da clown», accusando gli organizzatori di mettere il profitto davanti alla salute e ai principi dello sport.

Gli esperti medici avvertono che l’uso combinato di testosterone, steroidi, ormone della crescita ed EPO può provocare infarti, ictus, danni epatici, infertilità e morte cardiaca improvvisa, soprattutto quando queste sostanze vengono usate off-label o in dosaggi non studiati a lungo termine.

Il professor Pieter Cohen della Harvard Medical School ha definito il progetto «insidioso», perché trasforma gli atleti in cavie e testimonial. Il rischio è che il pubblico veda solo il record, il muscolo, il tempo abbassato, ignorando il conto che il corpo potrebbe presentare anni dopo.

Il futuro dello sport o la sua caricatura?

Gli Enhanced Games si vendono come rivoluzione. I critici li vedono come la caricatura più estrema dello sport trasformato in industria del rendimento. La domanda è brutale: se togliamo ogni limite, resta ancora competizione o resta solo farmacologia applicata?

Per alcuni atleti la risposta è più semplice. Il nuotatore britannico Ben Proud, argento olimpico a Parigi 2024, ha ammesso che «si tratta di soldi». E forse proprio questa è la frase più onesta di tutta la vicenda.

A Las Vegas non è nata soltanto una nuova gara, ma un esperimento culturale. E se lo sport non dovrà più combattere il doping. Dovrà decidere se arrendersi.