Adriano Celentano riappare su Instagram a 87 anni: “Potrei anche peggiorare… ma non ve lo garantisco”

Adriano Celentano non riappare: si concede. È diverso. Perché ogni sua presenza pubblica, soprattutto negli ultimi anni, non è mai casuale né improvvisata. È un gesto misurato, quasi teatrale, che conserva quella cifra di mistero che lo ha sempre accompagnato. A 87 anni il Molleggiato torna su Instagram con un breve video che dura pochi secondi ma riesce a far parlare molto più di tante interviste fiume.

Le immagini partono dal passato, come spesso accade quando si parla di lui. Sulle note di “Soli” scorrono frammenti live dall’Arena di Verona, tratti dallo storico evento Rock Economy. Era il 2012, due serate-evento che fecero ascolti record e riportarono Celentano al centro del dibattito culturale, tra musica, monologhi, polemiche e silenzi studiati. Quel palco, quella folla, quella voce che alternava carezze e graffi. Poi il montaggio compie uno scarto netto: dal concerto si passa all’oggi.

Una foto attuale. Il volto segnato dall’età, inevitabile, ma lo sguardo è lo stesso. Diretto, ironico, quasi divertito. Come se stesse osservando il pubblico ancora una volta, valutando le reazioni prima ancora che arrivino. È in quell’immagine che si concentra il senso dell’operazione: non nostalgia, ma continuità. Non un “come eravamo”, bensì un “sono ancora qui”.

La didascalia è brevissima, in perfetto stile celentaniano: “Potrei anche peggiorare… ma non ve lo garantisco!”. Una frase che sembra una battuta da bar, ma che in realtà è una dichiarazione di poetica. Celentano ha sempre giocato con l’idea del declino, dell’incomprensione, persino dell’errore. Ha fatto della provocazione una forma di comunicazione, dell’ironia un’arma gentile. Anche oggi sceglie di non spiegare nulla, di non raccontare nulla in più del necessario. Una frase e basta. Il resto lo fa il suo nome.

Negli ultimi anni le sue apparizioni pubbliche sono diventate rare, quasi rituali. Nessuna ospitata televisiva, nessuna intervista concessa per celebrare anniversari o ricorrenze. Sui social alterna video d’archivio, riflessioni asciutte, a volte audio della moglie Claudia Mori. Un mosaico composto di memoria e presente, costruito senza fretta. Ogni contenuto sembra dire la stessa cosa: l’assenza può essere più potente della presenza continua.

In un tempo in cui l’esposizione è permanente e l’algoritmo pretende costanza, Celentano sceglie la sottrazione. Non alimenta il flusso, non rincorre l’attenzione. La provoca, semmai, con la scarsità. È un meccanismo quasi opposto a quello dominante. E proprio per questo funziona. Il suo ritorno, anche se limitato a un post, diventa notizia.

Il riferimento a “Soli” non è casuale. È una canzone che parla di distanza, di incomunicabilità, di coppie che si sfiorano senza toccarsi davvero. Riascoltarla oggi, mentre scorrono immagini di un concerto di tredici anni fa, produce un effetto straniante. Il tempo è passato, il mondo è cambiato, ma quella voce resta riconoscibile. E in qualche modo attuale. Celentano non ha mai cantato solo per intrattenere. Ha sempre inserito nelle sue scelte artistiche un elemento di commento, di lettura del presente.

L’immagine finale, quella scattata oggi, chiude il cerchio. Non c’è trucco narrativo, non c’è effetto speciale. Solo un volto e una frase. È un modo per ribadire che il personaggio non è mai stato separato dall’uomo. Che il Molleggiato non è soltanto l’icona dei movimenti elastici e dei duetti memorabili con Mina, ma anche un osservatore del proprio tempo, capace di ritrarsi quando serve.

A 87 anni non c’è alcuna ansia di dimostrare qualcosa. Non c’è la rincorsa alla performance, né la volontà di rassicurare il pubblico sulle proprie condizioni. La frase “Potrei anche peggiorare…” sembra quasi una sfida alle aspettative. Un modo per dire che l’immagine pubblica non è mai stata un rifugio sicuro, ma un terreno di gioco. E il gioco continua, con le regole di sempre: spiazzare, sorridere, lasciare spazio all’interpretazione.

Celentano ha attraversato epoche, linguaggi, televisioni, polemiche politiche e mutazioni culturali senza mai perdere del tutto il controllo del proprio racconto. Anche quando sembrava scomparire, in realtà stava solo cambiando ritmo. Questo ultimo post si inserisce perfettamente in quella traiettoria: non è un ritorno definitivo, non è l’annuncio di un nuovo progetto. È un segnale. Un promemoria.

In un panorama mediatico affollato, dove la visibilità è spesso sinonimo di sovraesposizione, basta una manciata di secondi per riportare il suo nome al centro. Non per nostalgia, ma per coerenza. Celentano riappare e ricorda a tutti che la leggenda non ha bisogno di urlare. Può limitarsi a sussurrare una battuta, lasciare un’immagine, e poi tornare in silenzio.

E mentre i commenti si moltiplicano e l’attenzione cresce, lui resta fedele al proprio copione: presenza intermittente, ironia controllata, mistero calibrato. Potrebbe anche peggiorare, dice. Ma non lo garantisce. Ed è proprio questa incertezza, questa promessa sospesa, a tenere ancora acceso il riflettore.