Allarme droga tra i giovanissimi. Undici, dodici anni. Un’età in cui fino a pochi anni fa si parlava di scuola, sport e prime amicizie, oggi sempre più spesso compare un altro elemento: il contatto precoce con le droghe. Non è più un fenomeno confinato all’adolescenza avanzata o a contesti difficili, ma una realtà che attraversa ambienti sociali diversi, dalle scuole alle famiglie, fino ai contesti più insospettabili.
A fotografare questa trasformazione è l’allarme lanciato dalla Direzione centrale per i servizi antidroga della Polizia di Stato. A spiegare i rischi è la dirigente superiore Maria Carla Bocchino, che sottolinea un aspetto cruciale: “Il cervello dei ragazzi è ancora in formazione almeno fino ai 25-26 anni e le sostanze agiscono direttamente sul sistema nervoso centrale, alterandone le funzioni”. Una vulnerabilità biologica che rende l’esposizione precoce particolarmente pericolosa.
Le conseguenze, infatti, non sono solo temporanee. L’assunzione di stupefacenti in età così giovane può tradursi in deficit cognitivi, disturbi comportamentali e problemi psicomotori spesso irreversibili. Più bassa è l’età del primo contatto, più alto è il rischio che questi effetti si consolidino nel tempo.
A rendere il fenomeno ancora più insidioso è la trasformazione del mercato delle sostanze. Le droghe sintetiche – ecstasy, ketamina e le cosiddette “droghe di design” – sono sempre più diffuse, economiche e facilmente reperibili. Spesso si presentano sotto forma di pillole colorate, con nomi accattivanti che richiamano cartoni animati, marchi automobilistici o icone pop, riducendo la percezione del pericolo. Il costo, tra i 15 e i 20 euro a dose, le rende accessibili anche a ragazzi molto giovani.
Non meno preoccupante è l’evoluzione delle cosiddette droghe leggere. La marijuana di oggi non è più quella di qualche anno fa. Il contenuto di Thc, il principale principio attivo psicotropo, può raggiungere livelli estremamente elevati, in alcuni casi fino al 99%. A questo si aggiunge il rischio di contaminazioni con sostanze chimiche che ne amplificano gli effetti in modo imprevedibile, aumentando i pericoli per la salute.
Un altro fattore determinante è rappresentato da internet e dai social network, che hanno rivoluzionato le modalità di accesso. Alcune sostanze possono essere acquistate online e consegnate direttamente a casa, spesso all’insaputa dei genitori. Un sistema che aggira controlli e barriere tradizionali, rendendo il fenomeno più difficile da intercettare.
Non solo. In diversi casi, il primo contatto con sostanze alteranti avviene proprio tra le mura domestiche. Farmaci comuni, come analgesici potenti o psicofarmaci, possono essere utilizzati impropriamente dai ragazzi, senza piena consapevolezza dei rischi. In altri casi, emerge un elemento ancora più delicato: l’esempio degli adulti. Alcune testimonianze raccolte nelle comunità di recupero indicano che l’avvicinamento alla droga può avvenire per imitazione o, nei casi più gravi, in un clima di tacita tolleranza.
Il quadro che emerge è quello di un fenomeno in evoluzione, più precoce, più diffuso e più difficile da contenere. Non si tratta più soltanto di contrastare lo spaccio o il traffico, ma di affrontare un cambiamento culturale che coinvolge intere generazioni. Un cambiamento in cui la percezione del rischio si abbassa mentre l’accessibilità cresce, creando una combinazione che espone i più giovani a conseguenze potenzialmente permanenti.







