La Commissione europea ha deciso di boicottare la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina, in programma il 6 marzo all’Arena di Verona. La scelta nasce dalla protesta contro la decisione del Comitato paralimpico internazionale di ammettere atleti di Russia e Bielorussia con le loro bandiere nazionali. Una presa di posizione netta, che riporta al centro il nodo mai risolto del rapporto tra sport e politica in tempo di guerra.
Ad annunciare il boicottaggio è stato il commissario europeo per lo Sport, Glenn Micallef. In un messaggio pubblicato su X ha definito “inaccettabile” la decisione dell’Ipc. Ha spiegato che, mentre la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina continua, non può sostenere il ritorno di simboli nazionali come bandiere, inni e uniformi, che restano legati a quel conflitto. Per questo motivo ha chiarito che non parteciperà alla cerimonia di apertura.
Il Comitato paralimpico internazionale ha confermato che ai Giochi prenderanno parte sei atleti russi e quattro bielorussi. Secondo l’Ipc, questi sportivi saranno trattati come quelli di qualsiasi altro Paese, con pieno riconoscimento dei simboli nazionali. Proprio questo passaggio ha fatto scattare la reazione di Bruxelles, che vede nella scelta un segnale politico sbagliato e fuori tempo.
La Commissione europea non mette in discussione lo svolgimento delle Paralimpiadi né il valore sportivo dell’evento. Tuttavia, ritiene che il ripristino delle bandiere nazionali di Paesi coinvolti direttamente nella guerra rischi di normalizzare una situazione che, sul piano politico e umanitario, resta drammatica. Per questo ha scelto la strada del boicottaggio simbolico della cerimonia inaugurale.
La vicenda mostra, ancora una volta, quanto sia difficile tenere separati sport e geopolitica. Soprattutto in un contesto come quello attuale, ogni decisione sui simboli, sulla partecipazione e sulla rappresentanza nazionale assume un peso che va ben oltre le piste e gli stadi. Milano-Cortina si prepara così a ospitare i Giochi in un clima segnato non solo dall’attesa sportiva, ma anche da una nuova frattura politica che attraversa l’Europa.







