Caos voli estate, scatta l’allarme carburante: aeroporti a secco e prezzi alle stelle. Cosa rischia chi ha già prenotato?

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Non c’è pace per i viaggiatori italiani. Dopo il caro-voli che ha flagellato l’ultimo anno, ora spunta l’incognita rifornimenti. Cresce il numero degli scali nazionali in cui il carburante scarseggia, proiettando un’ombra minacciosa sulle vacanze estive 2024. È un allarme passeggero o l’inizio di una crisi strutturale? Ecco la mappa dei rischi e i consigli per non perdere i soldi del biglietto.

Ecco quali aeroporti sono “a corto di benzina”

Il primo segnale di crisi è arrivato da Air Bp Italia, colosso dei carburanti, che ha inviato una comunicazione d’urgenza alle compagnie aeree. Il verdetto è pesante: distribuzione contingentata in quattro scali strategici: Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia.

Ma la lista si sta allungando. Nelle ultime ore, i bollettini aeronautici (Notam) hanno segnalato criticità estreme a Brindisi, dove le compagnie non possono più fare rifornimento e devono arrivare con il serbatoio già pieno per la tratta successiva. Situazione monitorata con attenzione anche a Reggio Calabria e Pescara. Negli scali coinvolti, le scorte sono riservate solo ai voli di Stato, alle emergenze sanitarie e ai soccorsi.

Perché il carburante scarseggia?

Cosa c’è dietro questo improvviso “rubinetto chiuso”? L’Enac ha cercato di rassicurare, parlando di un picco di traffico eccezionale registrato durante le festività pasquali che avrebbe prosciugato le riserve. Ma molti esperti guardano altrove: il blocco dello Stretto di Hormuz e le tensioni nel Golfo Persico stanno rallentando le forniture globali.

L’Europa importa il 30% del suo carburante per jet e colossi come Ryanair e Lufthansa sono già in allerta: se il conflitto in Medio Oriente dovesse inasprirsi tra maggio e giugno, il rischio di veder cancellati migliaia di voli diventerebbe una realtà concreta.

Voli più cari in estate

Se state aspettando a prenotare nella speranza che i prezzi scendano, potreste rimanere delusi. Secondo Assoviaggi di Confesercenti, il settore è stretto in una morsa: da un lato il costo del carburante che non accenna a diminuire, dall’altro un dollaro fortissimo rispetto all’euro. Questa combinazione spinge i costi operativi delle compagnie verso l’alto, gonfiando inevitabilmente il prezzo dei pacchetti vacanza e dei singoli biglietti.

Assicurazione annullamento

Con l’incertezza che regna sovrana, la domanda è d’obbligo: meglio assicurarsi? Il Codacons stima che una polizza contro l’annullamento costi tra il 3% e l’8% del valore del viaggio. Su un pacchetto da 2.500 euro, si parla di una spesa extra tra i 75 e i 200 euro.

Attenzione però alle clausole: l’assicurazione rimborsa in caso di rinuncia documentata del viaggiatore, ma se è la compagnia a cancellare il volo per mancanza di carburante, entra in gioco la normativa europea. In questo caso, il passeggero ha diritto al rimborso del biglietto o alla riprotezione su un altro volo, indipendentemente dalla polizza.

Quando puoi disdire senza penali?

Non tutti sanno che l’articolo 41 del Codice del Turismo tutela i viaggiatori in caso di “circostanze inevitabili e straordinarie”. Se la meta scelta diventa pericolosa o se il trasporto verso la destinazione è compromesso da gravi carenze logistiche, il viaggiatore ha il diritto di recedere dal contratto prima della partenza senza pagare penali e ottenendo il rimborso integrale.

Il consiglio, per ora, niente panico ma monitorate costantemente le comunicazioni della vostra compagnia aerea e consultate il portale “Viaggiare Sicuri” prima di ogni mossa. L’estate è alle porte, ma quest’anno la parola d’ordine è “prudenza”.