Corona, a Falsissimo va in onda la misoginia. Più che una puntata, una scarica, più che un’inchiesta, un regolamento di conti. Più che un finale, una resa rabbiosa in cui il contenuto si sfarina e resta soprattutto il modo: feroce, scomposto, ossessivo. L’episodio 23 di Falsissimo, “La supponenza del potere”, annunciato da Fabrizio Corona come l’ultima tappa del suo racconto sul presunto “sistema Signorini”, finisce per somigliare a un monumento all’insulto. Un’insalata tossica di rancori, volgarità, allusioni, accuse ripetute, attacchi personali e vendette messe in scena come se fossero rivelazioni.
Il problema, infatti, è proprio questo: sotto la montagna di parole, di davvero nuovo c’è poco o nulla. Cambiano i bersagli secondari, aumenta la temperatura, si alza il volume, ma la sostanza resta quella delle puntate precedenti. Ciò che invece cresce a dismisura è la violenza del linguaggio. E qui Corona non delude chi si aspettava il peggio. Per oltre un’ora spara a zero su chiunque gli passi davanti: politica, televisione, giornalismo, ex alleati, presunti nemici, conduttori, giornaliste, showgirl, dirigenti. Per fare l’elenco completo degli insultati servirebbe davvero un’enciclopedia. Ma dentro questo carnevale feroce ci sono alcuni passaggi che colpiscono più di altri, perché segnano un salto ulteriore: la sessuofobia, il body shaming, l’umiliazione personale trasformata in spettacolo.
Ilary Blasi, corpo messo alla gogna e volgarità senza freni
Il bersaglio più martellato, più esposto e più degradato è senza dubbio Ilary Blasi. Corona non si limita ad attaccarla professionalmente o a leggerne il ritorno al Grande Fratello come una scelta televisiva. La usa come corpo da esporre, come simbolo da sbeffeggiare, come bersaglio perfetto per mescolare vecchi rancori, giudizi sul fisico, allusioni sessuali e ricostruzioni economiche al vetriolo.
Il primo affondo è già chiarissimo: la sua presenza al GF, secondo Corona, non avrebbe nulla a che vedere con una scelta editoriale pulita ma risponderebbe a logiche vendicative, incroci di potere e rapporti personali. Il sottotesto è limpido: Blasi non sarebbe lì per merito, ma per dispetto, per incastro, per appartenenza a un mondo dove la televisione si muove ancora per ripicche e fedeltà. E da qui parte la demolizione.
Corona la colloca dentro una genealogia di donne che, nel suo racconto, sarebbero esistite soprattutto in funzione degli uomini che hanno avuto accanto. Il ragionamento è brutale e non lascia scampo: «Se oggi voi prendete Ilary, Elisabetta Gregoracci, Silvia Toffanin, Elisabetta Canalis e gli togliete Francesco Totti, Flavio Briatore, Pier Silvio Berlusconi e Bobo Vieri, queste donne cadono a pezzi e non sarebbero esistite». È un passaggio che da solo riassume la postura della puntata: non una critica, ma una cancellazione dell’identità altrui. Non si contesta una carriera, la si nega. Non si discute un ruolo, lo si umilia.
Poi arriva il capitolo economico, ancora più velenoso. Corona racconta Blasi come una donna che avrebbe letteralmente spolpato il patrimonio di Francesco Totti, insinuando che l’ex capitano della Roma sarebbe oggi costretto a lavorare per mantenere lei e l’intero sistema che le ruota attorno. Il senso del suo sfogo è questo: Ilary avrebbe “mangiato” il patrimonio di Totti, avrebbe costruito una ricchezza smisurata sulle spalle dell’ex marito e oggi vivrebbe del capitale accumulato durante e dopo quel matrimonio. La frase che riassume il concetto è durissima: lei e la sua famiglia avrebbero «un patrimonio di 20 milioni di euro», una cifra che Corona contrappone ai guadagni reali della sua carriera, quasi a voler dire che quei soldi non possano che venire da Totti e da ciò che da Totti è stato estratto.
Corona, a Falsissimo va in onda la misoginia
Ma la parte più bassa, e insieme più significativa, arriva quando il discorso precipita sul corpo. Corona dice di aver guardato la prima puntata del nuovo GF e, prima ancora di ragionare sul programma, si lancia in una descrizione fisica della conduttrice: «Muso magro, capelli biondi lisci curati, rilassata, un corpo da dea». Sembra quasi un complimento, ma è solo l’anticamera dello scivolamento successivo: il corpo di Ilary diventa oggetto di analisi, di valutazione, di esposizione continua. Poco dopo, infatti, arrivano i commenti su vecchie foto di nudo, sui seni, sulle forme, sul corpo di allora contrapposto a quello di oggi. Il linguaggio si fa sempre più triviale, sempre più degradante. Non c’è più alcun confine tra gossip e body shaming.
Il punto finale di questa deriva è devastante. Nel commentare quelle immagini di Ilary Blasi nuda, Corona arriva persino alla bestemmia. È lì, nel finale, che la puntata tocca il fondo. Non è uno scarto casuale, non è un errore di percorso. È la chiusura perfetta di un crescendo in cui il bersaglio femminile viene prima ridotto a funzione di un uomo, poi accusato di essersene mangiata i soldi, poi esposto fisicamente e infine trascinato in una volgarità così bassa da sfociare nel sacrilegio e nello scherno.
La sessuofobia come chiave narrativa
Quello che colpisce, però, non è solo il body shaming. È il modo in cui Corona usa il sesso e l’identità sessuale come arma di delegittimazione. In questa puntata il sottotesto sessuofobo non è periferico: è strutturale. Serve a colpire, a umiliare, a insinuare vergogna dove vergogna non dovrebbe esserci. È il meccanismo con cui parla di Pier Silvio Berlusconi, di Marina Berlusconi, del marito di Marina, di Signorini, dell’intera galassia Mediaset.
Corona accusa apertamente Marina Berlusconi di coprire il presunto “vizietto” del marito, tirando in ballo vecchie ricostruzioni, sentenze richiamate a modo suo, allusioni insistite sulla vita privata e un linguaggio studiato per trasformare l’orientamento o i presunti gusti sessuali in materia di dileggio. Il senso del suo attacco è questo: Marina avrebbe perso il diritto di indignarsi o di querelare proprio perché, nel suo racconto, starebbe difendendo da anni qualcosa che tutti saprebbero e che lei continuerebbe a coprire. Non c’è argomentazione, non c’è rispetto, non c’è distanza. C’è solo la vita privata trasformata in manganello.
E non va meglio a Pier Silvio. Corona gli costruisce addosso un catalogo di offese su misura. Lo chiama bugiardo, ne attacca la credibilità pubblica, ma soprattutto lo colpisce in maniera insinuante sul terreno dell’identità e dei gusti personali, lasciando intendere che anche lui sarebbe immerso in quella zona grigia di verità negate e immagini ripulite che, nella sua narrazione, sarebbe il vero motore del sistema. A un certo punto arriva a definirlo «un bugiardo cronico», aggiungendo che «nega la sua identità». Una frase pesante, studiata non per dimostrare qualcosa ma per sporcare tutto.
Il punto è chiaro: in questa puntata il sesso non è mai racconto, contesto o dettaglio. È un’arma. Un dispositivo per umiliare gli avversari e trasformarli in caricature. L’insulto viene elevato ad arte proprio così: facendo della vita privata altrui una forma di linciaggio.
Lucarelli nel mirino: il caso della ristoratrice e l’accusa più tossica
Se Ilary Blasi rappresenta il capitolo più scopertamente sessuofobo e umiliante sul piano del corpo, Selvaggia Lucarelli è il bersaglio morale. Qui Corona non la attacca per ciò che è o per come appare, ma per una tragedia vera, dolorosa, ancora capace di far male: il suicidio della ristoratrice Giovanna Pedretti.
La incalza partendo da una risposta rilasciata da Lucarelli in un’intervista, quando alla domanda su quella vicenda lei dice: «È stato un caso molto sfortunato. A qualunque giornalista può capitare di dare una notizia e provocare delle conseguenze al di fuori del proprio controllo». Per Corona questa frase diventa il punto di rottura. La usa per costruire un’accusa durissima: Lucarelli, a suo dire, si sarebbe autoassolta; avrebbe ridotto una tragedia umana a un incidente collaterale del mestiere; avrebbe cercato riparo dietro la formula professionale della “notizia” per non guardare in faccia la devastazione che ne era seguita.
Da lì parte il martello. Corona la dipinge come una figura fortissima contro i fragili e timidissima contro chi conta davvero. La sua formula è secca e feroce: forte con i deboli, debole con i forti. Non gliela perdona e non prova nemmeno a nasconderlo. Il sottotesto è che Lucarelli sarebbe l’emblema di un giornalismo che sa inseguire, stanare, esporre chi non ha protezioni, ma arretra o si sistema quando il bersaglio appartiene a un sistema più forte. La ristoratrice suicida, nella sua narrazione, diventa la prova definitiva di questo meccanismo.
Naturalmente il tono è quello di sempre: violentissimo, personalissimo, senza uno straccio di raffreddamento. Ma proprio per questo il passaggio è tra i più duri della puntata. Perché prende una tragedia e la usa come pietra da scagliare contro una nemica mediatica precisa, facendone il luogo simbolico di un processo morale.
Belen nel mirino: l’ex fidanzata che “si è venduta” a Maria De Filippi
Poi c’è Belen Rodriguez, che in questa puntata non è ancora davvero al centro, ma ci entra come minaccia futura. È il classico stile Corona: aprire il fronte, lasciare la bomba sul tavolo, far capire che il nome è stato segnato e che prima o poi il colpo arriverà.
La frase è chiarissima: «Toccherà anche a Belen». E poco dopo il quadro si completa con l’accusa di aver «pagato il prezzo del successo» accettando «l’invito della De Filippi». Tradotto dal linguaggio coroniano: Belen sarebbe un’altra che si è piegata al potere televisivo, che si è venduta al sistema giusto, che ha scelto la fedeltà conveniente invece della lealtà personale. Perché il sottotesto, qui, è anche sentimentale e biografico: non è solo la showgirl, è l’ex fidanzata. E il tono con cui viene evocata dice tutto. Non sembra una promessa di inchiesta. Sembra un avvertimento rancoroso, un conto lasciato aperto, quasi una punizione annunciata per avergli voltato le spalle e aver scelto un altro campo.
Il risultato è crudele. Belen viene evocata come simbolo del tradimento e della convenienza, come una che si sarebbe “venduta” a Maria De Filippi e al mondo che rappresenta. Nessun fatto nuovo, nessuna prova, nessun dettaglio sostanziale. Solo una frase tossica lasciata lì, sufficiente però a far capire che anche lei, prima o poi, potrà essere trascinata dentro il prossimo capitolo di questa guerra personale.
Marina e Pier Silvio, la famiglia Berlusconi ridotta a caricatura
L’altro grande blocco della puntata riguarda la famiglia Berlusconi, e qui Corona dà il peggio di sé. Marina Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi vengono trattati non solo come avversari editoriali o industriali, ma come figure da colpire in ogni modo possibile: sul piano dell’immagine, della moralità, della vita privata, delle relazioni familiari.
Marina viene accusata di aver coperto il presunto “vizietto” del marito, usando ancora una volta l’allusione sessuale come strumento per ridicolizzare e sporcare. Non c’è cautela, non c’è misura. Il suo bersaglio non è una scelta pubblica di Marina, ma una presunta verità intima che lei, nel racconto di Corona, avrebbe difeso e nascosto per anni. La figlia di Silvio Berlusconi viene così trasformata in custode ipocrita di una doppia morale: indignata in pubblico, silenziosa in privato.
Quanto a Pier Silvio, la collezione di insulti è quasi artigianale. Corona gli dedica un campionario intero: bugiardo, cronico manipolatore, uomo che nega la realtà, uomo che nega sé stesso. Lo mette in maschera, letteralmente, e lo recita come una macchietta del potere spaventato. Lo accusa di sapere, di far finta di non sapere, di usare la causa da 160 milioni come manganello. E poi lo investe sul piano personale, insinuando molto più di quanto dica apertamente, in un continuo gioco di allusioni pensato per lasciare addosso il fango.
È qui che la puntata mostra il suo schema più chiaro: l’insulto come costruzione estetica. Non basta offendere. Bisogna personalizzare l’offesa, cucirla sul bersaglio, renderla memorabile, farla sembrare una rivelazione invece che una volgarità.
Signorini, Gerry Scotti, Fedez: nessuno resta in piedi
Dentro questo catalogo dell’aggressione non possono mancare naturalmente Alfonso Signorini, ancora cuore del racconto, e Gerry Scotti, trascinato nel gruppo dei “potenti” senza che neppure serva una spiegazione troppo precisa. Corona li mette nello stesso mucchio: «Signorini, Gerry Scotti e tutto quel gruppo di potenti». Basta appartenere a quel mondo per essere colpevoli di qualcosa.
A Signorini riserva le accuse più note, quelle già sentite: presunto sistema, presunti favori, presunte coperture. Ma ciò che cambia è il tono, sempre più livido. Non c’è un passo avanti reale sul piano dei contenuti, c’è un passo ulteriore nella volontà di farne il simbolo di tutto ciò che Corona dice di combattere.
Anche Fedez viene preso a schiaffi verbali. Il ritratto che ne esce è quello di uno che si atteggia a ribelle ma in realtà, secondo Corona, non sarebbe altro che il perfetto opportunista del presente mediatico. La formula che gli appiccica addosso è destinata a restare: forte con i deboli, debole con i forti. È il marchio con cui lo riduce a personaggio vigliacco, pronto a colpire solo dove il rischio è basso.
L’ultima puntata, o il trionfo dello sfogo
Alla fine Corona annuncia che questa è davvero l’ultima puntata di Falsissimo. La presenta come chiusura necessaria, come ultimo atto di una battaglia che lui avrebbe combattuto da solo contro tutti. Ma il sapore che lascia addosso è un altro. Non quello di un finale che chiarisce, ma quello di una porta sbattuta con violenza.
Perché, alla fine, ciò che resta non sono le novità. Restano gli insulti. Restano la sessuofobia usata come manganello contro Ilary Blasi, il body shaming trasformato in spettacolo, l’attacco tossico a Selvaggia Lucarelli sul caso della ristoratrice suicida, il fango gettato su Marina e Pier Silvio Berlusconi, la promessa di colpire anche Belen, considerata colpevole di essersi “venduta” a Maria De Filippi. Resta una puntata che prende la forma dell’inchiesta ma usa il linguaggio della demolizione personale. Resta soprattutto una certezza: in questo episodio l’insulto non è più un eccesso. È il metodo.







