La miccia è accesa e Corona decide di non limitarsi alla solita guerra di nervi. In un post rilanciato dal profilo Instagram “Io Sono Notizia”, l’ex re dei paparazzi annuncia una nuova puntata di Falsissimo in uscita il 2 marzo, titolo già apparecchiato come un ring: “La resa dei conti”. Ma la notizia vera non è la data. È il livello dell’attacco.
Corona punta dritto ai vertici: Marina e Pier Silvio Berlusconi. Li chiama in causa, li provoca, li sfida. E lo fa con una frase che suona come un avvertimento definitivo: “P.S. Marina, guarda la puntata. Annoiati ancora una volta, poi mi sa che capirai che vi siete suicidati”. Il riferimento, esplicito, è alla stoccata recente della presidente di Fininvest: “Mi hanno costretto a vedere una puntata: devo dire che, oltre che falsissimo, l’ho trovato davvero noiosissimo. Comunque se ne stanno occupando i nostri avvocati”.
Fin qui, sarebbe “solo” la solita escalation da palcoscenico. Ma nel testo Corona alza la posta e passa dalla polemica alla bomba giudiziaria, buttando nel tritacarne un’accusa pesantissima: l’idea che il “potere” avrebbe persino messo mano su una decisione di un magistrato. Le parole sono queste, in fila, come una raffica: “Avete voluto la guerra, mi avete bloccato pagando i social? Mi avete fatto rimuovere le puntate con le amicizie del vostro potere? Avete chiamato la Rai, i clienti, i teatri, i locali per bloccarmi, silenziarmi? Avete influenzato il giudice con quella sentenza clamorosa? Avete provato a chiudermi YouTube? Avete fatto una causa temeraria chiedendomi 160 milioni? Pensavate che mi spaventavo? Avete sbagliato persona”.
È qui che il tono cambia, e diventa benzina. Perché “avete influenzato il giudice” non è più una frase da battibecco social: è un’accusa che, così com’è, non viene accompagnata da prove, documenti, elementi verificabili o riscontri pubblici. È lanciata in aria come un mattone, dentro un post che mette nello stesso sacco Mediaset, i Berlusconi, i social e una “sentenza clamorosa”, lasciando intendere un retroscena torbido senza dimostrarlo.
Corona rincara anche sul piano identitario, quasi a costruirsi un ruolo da nemesi dei “potenti”: “Io non sono mio padre, Biagi, Santoro, Travaglio. E voi siete solo figli che hanno ereditato un potere che non siete capaci di gestire. Guardate la puntata che non potete bloccare e poi capirete con chi avete a che fare. I potenti supponenti li schifo. Siete solo capaci di silenziare, ma per farlo con me, mi dovete sparare. Vediamo chi vince, chi paga chi e quanto”. Un crescendo che punta a una sola cosa: trasformare la prossima puntata in un evento, un appuntamento “obbligato”, una specie di ultimatum mediatico.
Non gli basta il post. Corona porta lo stesso messaggio anche dal vivo, davanti a un pubblico, ribadendo la sua lettura della partita legale in corso: “Funziona così la legge, se c’è un reato di diffamazione si fa denuncia e si aspetta l’esito del processo”. E poi la traduzione, in perfetto Coronaspeak: “Sapete cosa vuol dire questo? Che hanno paurina. Ma il canale YouTube non è chiuso e oggi vi dico una cosa: il 2 marzo la resa dei conti. Per quello che pubblicherò, credo che Mediaset e Signorini non debbano avere paurina, ma paurona. Perché vi faccio un cu** così. Ve l’ho detto, per fermarmi, mi devono sparare”.
In mezzo, come ulteriore detonatore emotivo, arrivano anche le immagini dall’ospedale e il racconto del ricovero al Fatebenefratelli di Milano, reparto di cardiologia: “Sto male, ho una malattia, una roba brutta che non guarisce. Sono stato ricoverato varie volte, da due mesi non riesco a curarla”. Dice che i medici gli hanno consigliato riposo, ma che lui non si fermerà: “In questo momento ogni giorno vale oro. Sto combattendo la battaglia più importante della mia vita, ogni giorno ha un valore, non posso permettermi di stare 4 giorni a letto”.
Il punto, però, resta uno: nella sua “resa dei conti” Corona non si limita a provocare. Insinua. E lo fa nel modo più rischioso possibile: chiamando in causa Marina e Pier Silvio Berlusconi e mettendo sul tavolo l’ombra di un giudice “influenzato”. Un’accusa che, detta così e senza riscontri pubblici, pesa come un macigno e apre un’unica domanda: il 2 marzo porterà qualcosa di concreto o sarà l’ennesima guerra combattuta a colpi di frasi irripetibili?







