All’inizio sembrava uno dei tanti scontri da palcoscenico mediatico, una schermaglia costruita su numeri, like e visualizzazioni. Uno di quei duelli che nascono per intrattenere, crescono a colpi di battute e finiscono dimenticati nel rumore di fondo dei social. Invece, questa volta, il copione è cambiato. Perché lo scontro tra Fabrizio Corona e Filippo Champagne Romeo ha superato il confine della provocazione trasformandosi in un nuovo fronte giudiziario.
Il problema è che, con questa, sono oltre una ventina i processi per diffamazione contro l’ex re dei paparazzi. Un superlavoro per lo studio dell’avvocato Chiesa che ne cura la difesa, ma anche per il tribunale di Milano. “Chiederemo che aprano una sezione speciale per lui”, scherzano da Palazzo di Giustizia.
In quest’ultimo caso, la miccia si era accesa mesi fa in diretta radiofonica durante La Zanzara, il programma guidato da Giuseppe Cruciani. In studio, Filippo “Champagne” Romeo aveva rivendicato con orgoglio quella che, a suo dire, sarebbe una supremazia digitale certificata dai numeri di Instagram. «Io ho la metà dei suoi follower, ma lui raccoglie un quarto delle mie visualizzazioni. Corona è finito», aveva detto tra risate e compiacimenti, trasformando il confronto in una sentenza pubblica sul presunto declino dell’ex re dei paparazzi.
La risposta di Corona, fedele al personaggio, non si era fatta attendere. Secca, brutale, senza mediazioni. «Filippo Champagne è una nullità e mi fa schifo», avrebbe replicato, liquidando l’avversario con poche parole. Ma, secondo quanto trapela, lo scontro non si sarebbe fermato lì. Perché alla consueta invettiva si sarebbe aggiunta un’accusa ben più pesante: Corona avrebbe definito Romeo un “cocainomane”, spostando il duello dal terreno dell’insulto a quello, molto più scivoloso, dell’attribuzione di comportamenti penalmente rilevanti.
È in quel passaggio che la faida cambia natura. Non più solo un botta e risposta da talk show, non più una gara a chi urla più forte o a chi incassa più visualizzazioni, ma una dichiarazione che, se ritenuta falsa, può avere conseguenze concrete. Ed è qui che entra in scena la querela.
Secondo quanto riferisce MilanoToday, Filippo Champagne avrebbe deciso di denunciare Fabrizio Corona per diffamazione. Al centro della contestazione, in particolare, l’accusa di uso di sostanze stupefacenti, ritenuta gravemente lesiva della propria reputazione personale e professionale. Un’accusa che, allo stato dei fatti, non risulta supportata da provvedimenti o accertamenti giudiziari a carico di Romeo e che rimane quindi confinata al perimetro dello scontro mediatico.
Il passaggio dalla radio al tribunale segna un’ulteriore tappa nell’escalation che accompagna da anni la figura di Corona, abituato a muoversi sul filo sottile che separa provocazione, spettacolarizzazione e rilevanza penale. Ogni affermazione diventa una mossa, ogni parola un potenziale detonatore. E dall’altra parte c’è un personaggio, Filippo Champagne, che ha costruito la propria visibilità proprio sul linguaggio dell’eccesso, ma che ora rivendica un limite invalicabile: quello dell’accusa pubblica di comportamenti illegali.
La vicenda racconta anche altro, oltre i nomi e le querele. Racconta un sistema in cui la notorietà viene misurata in tempo reale, in cui la legittimazione passa dai numeri di Instagram e in cui il confine tra satira, insulto e diffamazione è sempre più sottile. Basta una frase di troppo, un aggettivo sbagliato, e la scena cambia: dal microfono al fascicolo, dallo studio radiofonico all’ufficio di un avvocato.
Ora la parola passa alle carte e alle valutazioni della magistratura. Resta, intanto, l’ennesimo capitolo di una stagione mediatica in cui lo scontro personale diventa contenuto, il contenuto diventa caso, e il caso rischia di trasformarsi in processo. E come spesso accade in queste storie, il rumore si spegne solo quando iniziano a parlare gli atti.







