Del Vecchio, i fratelli alzano la posta: Luca e Paola chiedono 13 miliardi per il loro 25% di Delfin e sfidano Leonardo Maria

Leonardo Maria Del Vecchio

Luca e Paola Del Vecchio hanno deciso di alzare il livello dello scontro e di mettere il fratello Leonardo Maria davanti a una prova molto concreta: se davvero intende comprare il loro 25% di Delfin, adesso deve dimostrarlo con i fatti. I due fratelli, titolari ciascuno del 12,5% della holding, gli hanno infatti indicato il prezzo per cedere le rispettive quote: in totale quasi 13 miliardi di euro. Una cifra enorme, che serve anche a verificare se la disponibilità manifestata da Leonardo Maria sia reale oppure solo una mossa tattica.

Nelle due lettere, inviate separatamente ma con contenuto sostanzialmente identico, Luca e Paola chiedono che il fratello si rivolga subito ai loro legali per avviare tutte le formalità necessarie all’acquisto. Per ciascuna quota il conto presentato è di 6.495.125.000 euro, da versare senza rinvii e con liquidità immediatamente disponibile. È, in sostanza, un modo per costringerlo a scoprire davvero le sue intenzioni.

Fuga dalla paralisi: la battaglia legale per sbloccare la holding

Per capire come si è arrivati a questo punto bisogna tornare alla fine di novembre del 2024. In quel momento Luca e Paola avevano chiesto di trasferire le loro partecipazioni in un’altra società di loro proprietà, con l’obiettivo di uscire da una situazione di paralisi che si trascina ormai da quasi quattro anni, cioè da quando è morto Leonardo Del Vecchio. Ma l’assemblea di Delfin, composta da sei familiari e due legatari, aveva respinto l’operazione. Da lì la decisione dei due fratelli di rivolgersi alla giustizia lussemburghese per ottenere la determinazione di un prezzo che consenta il trasferimento delle azioni.

La loro iniziativa si fonda su una norma del 2016 che ribadisce un principio semplice: nessun socio può essere obbligato a restare per sempre in una società contro la propria volontà. Proprio in questo spazio, tra la richiesta presentata al giudice e la futura decisione, si è inserito Leonardo Maria, dichiarandosi pronto a rilevare le quote “a valore di mercato”. Secondo i legali di Luca e Paola, quella manifestazione di disponibilità equivale a un impegno vero e proprio. Ed è per questo che ora i due fratelli hanno scelto di formalizzare la loro risposta, fissando il prezzo e trasformando la disponibilità in una verifica concreta.

Il nodo del miliardo: tra calo dei mercati e casse da svuotare

Il valore indicato si basa sul Nav, cioè sul Net asset value, riferito al momento in cui fu presentata la richiesta di trasferimento delle azioni, dunque attorno alla fine dello scorso novembre. Da qui nasce la valutazione miliardaria avanzata da Luca e Paola. Dall’altra parte, però, chi è vicino a Leonardo Maria continua a sostenere che il confronto sia ancora aperto e che l’operazione possa chiudersi presto, anche perché nel frattempo il Nav si sarebbe ridotto sensibilmente a causa del calo dei mercati.

Il nodo vero, tuttavia, non sembra essere soltanto il prezzo. Il problema sta soprattutto nel modo in cui un’acquisizione di queste dimensioni potrebbe essere finanziata. Secondo quanto emerge, non esisterebbe al momento alcuna intesa preventiva con il resto della famiglia per sostenere economicamente l’operazione. Una delle ipotesi sul tavolo passerebbe attraverso una distribuzione iniziale delle riserve custodite da Delfin, ma proprio qui cominciano le difficoltà più serie.

Fratelli contro: il veto sulle riserve e l’irritazione degli altri soci

Almeno due o tre dei sei familiari, infatti, sarebbero contrari a distribuire i sette miliardi di riserve presenti nella holding lussemburghese. E per procedere in quella direzione servirebbe l’unanimità. Senza un accordo totale, questa strada resterebbe sbarrata. Un passaggio successivo potrebbe essere quello di approvare, con la maggioranza qualificata dei due terzi, una politica di dividendi costante da almeno un miliardo all’anno. Ma anche su questo fronte, a quanto risulta, Leonardo Maria non avrebbe discusso in anticipo il progetto con gli altri soci.

Anzi, proprio questo aspetto avrebbe contribuito a creare irritazione all’interno della famiglia. Alcuni componenti avrebbero appreso dai giornali l’esistenza di un’operazione che li riguarda direttamente, senza essere stati prima coinvolti o informati. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché in una vicenda del genere il metodo pesa quasi quanto la sostanza.

L’ombra del fondatore: cosa dice davvero il testamento di Leonardo Del Vecchio

Leonardo Maria continua a sostenere pubblicamente che la sua iniziativa sarebbe coerente con la visione del padre. Ma su questo punto i dubbi restano forti. Nel testamento, infatti, non sarebbe indicato da nessuna parte che uno dei figli debba arrivare ad avere, nel tempo, una posizione superiore rispetto agli altri, salvo un consenso condiviso. E oggi quel consenso, almeno da quanto filtra, non sembra affatto esserci.

In questo quadro, la mossa di Luca e Paola appare chiarissima: non solo difendere il loro diritto a uscire dalla società, ma obbligare il fratello a dimostrare se dietro la disponibilità annunciata esista davvero la capacità di chiudere l’operazione alle condizioni richieste. Tutto il resto, a questo punto, somiglia molto meno a una trattativa e molto di più a una partita ad altissima tensione dentro una delle dinastie più ricche d’Italia.