Sapete chi è il piccolo imprenditore che ha fatto causa a Trump e lo ha battuto? Si chiama Victor Schwartz, ama il vino rosso, e ha deciso di denunciare il presidente americano e i suoi dazi. É un cittadino americano e vive nei sobborghi di New York.
Da quasi quarant’anni porta negli USA bottiglie prodotte da piccole aziende familiari di vignaioli, soprattutto italiane e francesi. Vive di relazioni personali, di ristoratori che si fidano e di margini molto sottili. Ha anche una piccola enoteca. Non è un attivista. È un piccolo imprenditore. Ed oggi, lui ed il suo vino hanno cambiato il mondo.
Quando qualche mese fa Trump ha imposto quei dazi generalizzati senza senso, a sentimento, per mostrare muscoli, Victor si è sentito abbandonato dal proprio governo. Perchè quei dazi colpivano, prima di tutti, i cittadini americani, i consumatori e i piccoli imprenditori. Non gli stati a cui erano rivolti.
Un dazio (improvviso) del 25% su una bottiglia significa perdere competitività immediatamente. Significa che il ristorante cambia fornitore. Significa doversi completamente reinventare, significa cestinare tutto il lavoro di relazioni della propria vita. E allora, Schwartz, da buon cittadino di una democrazia, non ha fatto proclami sui social, ma si è “af”-“fidato” alla magistratura. Ha fatto causa a Trump. La questione è arrivata davanti alla Corte Suprema. La Corte è composta da 9 giudici. Sei sono stati nominati dai repubblicani (come trump), tre dai democratici. Una maggioranza conservatrice netta. Giudici veri eh, ma appartenenti a correnti culturali riconoscibili, scelti tramite un processo politico.
La decisione la conoscete. Nonostante la maggioranza trumpiana, la corte ha deciso che Trump non poteva imporre quei dazi. Una sentenza che non contemplava l’ideologia repubblicana, ma si basava esclusivamente su questioni giuridiche. Trump non poteva. Punto. Non c’è indirizzo politico che tenga. Principio di separazione dei poteri. In vino veritas. Il significato della vicenda sembra romantico. Il piccolo imprenditore, il vino, la sfida al gigante. Sembra romantico, è vero, ma banalizzeremmo.
Il significato della vicenda è, invece, enormemente istituzionale. Un cittadino, un piccolo operatore economico attiva un controllo di legalità. Un tribunale verifica. Il potere esecutivo viene fermato. E il vino rosso, in questa storia, è molto più di un calice di poesia e storytelling. Il vino in questa storia è una catena economica globale fatta di agricoltori, trasportatori, distributori, ristoratori. Fatta di posti di lavoro e fatta di necessità di “prevedibilità del commercio”. Mentre Trump a un certo punto giocava (da giocatore d’azzardo qual è) con quei set cinematografici in cui parlava dei dazi come se stesse facendo il tombolone.
Oggi non celebriamo l’eroe. Non raccontiamo la favola. Oggi parliamo di un cittadino che ha usato il diritto e di una corte che ha applicato la legge anche contro il presidente più potente del mondo. É un terribile periodo per l’umanità. Ma stasera rilassatevi sul divano e stappate un buon rosso, perchè ancora c’è speranza.
Antonino Polimeni







