Falsissimo, Corona torna all’attacco su Berlusconi: “113 miliardi di lire e nessuno ha mai capito da dove venissero”

Fabrizio Corona

«Come si è originata la fortuna di Silvio Berlusconi? Erano 113 miliardi di lire e nessuno ha mai capito da dove siano saltati fuori». È da questa domanda che Fabrizio Corona apre l’ultima puntata di Falsissimo, intitolata Il prezzo del successo, pubblicata su YouTube e arrivata a sfiorare i due milioni di visualizzazioni in meno di dodici ore.

Seduto sul suo sgabello, Corona rilancia uno dei temi più controversi della narrazione pubblica sull’ascesa imprenditoriale di Silvio Berlusconi, sostenendo che nello storytelling delle origini del gruppo Fininvest «non tutto quadra». Per farlo recupera quello che definisce un film ormai “fantasma”: il dittico Loro di Paolo Sorrentino. «Mediaset l’ha ritirato dal mercato comprandolo con milioni e milioni di euro», afferma Corona, sostenendo che anche la casa di produzione Indigo Film «si sia fatta comprare».

Nel corso della puntata viene mostrata una clip del film, oggi difficilmente reperibile anche sulle piattaforme non ufficiali, in cui il personaggio di Veronica Lario, interpretato da Elena Sofia Ricci, chiede al marito Berlusconi, impersonato da Toni Servillo: «Come si è originata la tua fortuna? Erano 113 miliardi di lire e nessuno ha mai capito da dove sono saltati fuori, rispondi». Alla domanda, nel film, il personaggio replica: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere».

Corona sostiene che proprio quella sequenza avrebbe rappresentato un danno d’immagine per l’azienda, tanto da portare al ritiro di tutte le copie in commercio. Da qui il racconto si sposta su un piano personale: l’ex fotografo dei vip ricorda il padre Vittorio Corona, chiamato a dirigere Studio Aperto negli anni della discesa in politica di Berlusconi. «Tutti gli altri direttori facevano i leccaculo, lui no. Andò controcorrente e venne boicottato», afferma. Nei filmati d’epoca della serie Io sono Notizia, riproposti in puntata, Vittorio Corona parla apertamente di «metodo mafioso».

Il racconto prosegue con una scena de Il Caimano, in cui il Berlusconi interpretato da Elio De Capitani viene travolto dal crollo di un controsoffitto da cui piovono banconote. «Erano miliardi di lire degli anni Settanta. Ma da dove vengono tutti quei soldi?», insiste Corona, facendo un parallelo con il sequestro del denaro che lui stesso aveva nascosto nel controsoffitto di casa. «La differenza è che i miei soldi vengono dal lavoro. I loro non si sa. O meglio, lo sappiamo», dice, mentre sullo schermo compaiono le immagini di Totò Riina e Bernardo Provenzano.

Nella seconda parte della puntata l’attenzione si sposta sul sistema mediatico Mediaset. Corona parla di Alfonso Signorini e del settimanale Chi? come di «uno strumento di propaganda e potere», arrivando poi ad alludere a presunti segreti privati che riguarderebbero Pier Silvio Berlusconi e Marina Berlusconi. «Non siamo un programma di sputtanamento», precisa, sostenendo però che l’esistenza di un codice etico interno renderebbe alcuni soggetti vulnerabili.

Nella parte finale, riservata agli abbonati, Corona introduce quello che definisce il “sistema Maria De Filippi” e il “sistema Gerry Scotti”, attraverso la testimonianza in videochiamata di Claudio Lippi, collegato da un letto d’ospedale. Lippi afferma che «per diventare letterina a Passaparola dovevi andare a letto con Luca Giberna e Gerry Scotti». Corona aggiunge che tra quelle ragazze ci sarebbero state anche Ilary Blasi e Silvia Toffanin.

Un racconto che alterna cinema, memoria personale, accuse e suggestioni, e che continua ad alimentare polemiche ben oltre la piattaforma su cui viene trasmesso. A rafforzare le sue tesi Corona chiama in causa Claudio Lippi, che a suo dire sarebbe in fin di vita e senza un euro, collegato in videochiamata da un letto d’ospedale, che racconta la propria esperienza all’interno dell’azienda parlando di pressioni, esclusioni e dinamiche opache. È Lippi ad affermare che per entrare in alcuni programmi simbolo degli anni Novanta, come Passaparola, sarebbero esistite pratiche di selezione non ufficiali e non dichiarate. Dichiarazioni che Corona rilancia come prova dell’esistenza di un sistema chiuso, in cui il confine tra intrattenimento e gestione del potere interno sarebbe stato, a suo dire, spesso superato.

Corona insiste sul fatto che non si tratterebbe di singoli episodi isolati, ma di una struttura consolidata nel tempo, capace di proteggere se stessa e di marginalizzare chi non si allineava. Un racconto che, pur privo di riscontri giudiziari, viene presentato come parte integrante della sua battaglia contro quello che definisce il “dietro le quinte” della televisione commerciale italiana.