Grande Fratello grande flop: partenza choc e allarme ascolti. Ilary Blasi stecca il debutto, ma Pier Silvio Berlusconi blinda il reality

Ilary Blasi torna alla guida del Grande Fratello

Grande Fratello grande flop. Il GF Vip riparte, ma invece dell’effetto curiosità si porta dietro l’effetto stanchezza. È questa, brutalmente, la fotografia della prima puntata andata in onda il 17 marzo su Canale 5. I numeri non sono quelli che un debutto del genere avrebbe dovuto garantire, il rumore sui social è stato immediato e il sospetto che il programma sia nato già con il fiato corto ha iniziato a girare prima ancora che i concorrenti finissero di ambientarsi nella Casa. La sensazione, netta, è che il pubblico non stia più rifiutando solo un cast o una conduzione, ma il format stesso, ormai spremuto fino all’ultima goccia, tra versioni nip, vip, ritorni, correzioni di rotta e rilanci che sanno sempre più di accanimento terapeutico televisivo.

Il dato che pesa è quello dell’esordio: 2 milioni 146 mila spettatori e il 18,4 per cento di share. Non un disastro assoluto in termini astratti, ma un campanello fortissimo se si guarda al contesto, al brand e soprattutto alla serata di debutto, quando di norma si raccoglie il massimo della curiosità. Qui invece la curiosità sembra già consumata. Rai1, con la fiction di Lino Guanciale, ha fatto meglio. E soprattutto il paragone più crudele è interno: la partenza del Grande Fratello Vip ha fatto persino peggio del debutto di The Couple, programma poi finito al macero senza neppure il conforto di una finale. È inevitabile che un precedente simile alimenti voci, paure, ironie e retropensieri.

Grande Fratello Vip, gli ascolti del debutto fanno già paura a Canale 5

Il punto non è solo il numero, ma il significato del numero. Un reality così costoso, così esposto e così centrale nell’immaginario Mediaset non può permettersi di partire in difesa. E invece è esattamente quello che è successo. L’impressione è che il Grande Fratello Vip sia arrivato al via già appesantito da tutto ciò che si porta dietro: l’usura del format, l’ombra lunga delle polemiche degli ultimi mesi, la sensazione di déjà-vu permanente e perfino il sospetto che questa edizione esista anche come risposta industriale e simbolica al caos sollevato da Corona attorno al mondo del reality e ai suoi protagonisti. Non a caso il clima attorno al programma era già tossico prima dell’accensione delle telecamere.

E infatti il dibattito si è allargato subito ben oltre la semplice curva Auditel. Sui social il tono è stato impietoso. C’è chi ha parlato di pubblico esausto, chi ha accusato il programma di non avere più nulla da raccontare, chi ha puntato il dito contro un’impostazione troppo leggera, troppo da cazzeggio, troppo priva di tensione narrativa vera. Il rischio, secondo molti commentatori, è che un’impostazione monocorde finisca per appiattire anche i conflitti, i risvolti rosa, le antipatie, cioè tutto quello che per anni ha fatto funzionare il reality. In altre parole: se la macchina non genera più attesa, resta solo il rumore.

Il problema è che questa volta il rumore arriva da ogni lato. Dai numeri, dai social, dalla concorrenza, dalla sovraesposizione del genere e perfino dal paragone con una tv generalista che, quando vuole, sa ancora essere più compatta e leggibile di un reality che ormai appare stanco perfino mentre prova a sembrare nuovo. Il ritorno di Ilary Blasi, da questo punto di vista, era una carta forte sulla carta. Ma una carta forte serve a poco se il tavolo di gioco interessa sempre meno.

Pier Silvio Berlusconi difende il Grande Fratello Vip e spegne le voci di chiusura

Nel momento in cui il tam tam sul flop ha iniziato a farsi insistente, è intervenuto Pier Silvio Berlusconi. E qui sta il punto politico-industriale più interessante della vicenda. Il ceo di Mfe non ha lasciato il reality in balia delle chiacchiere, ma lo ha blindato. Ha escluso qualsiasi coinvolgimento dell’azienda nelle indagini e ha ribadito che Mediaset ed Endemol hanno effettuato tutti i controlli possibili, senza che emergesse nulla che riguardi direttamente il gruppo. Un messaggio chiarissimo, che serve a difendere il perimetro aziendale e a respingere le ombre che da settimane aleggiano attorno al programma.

Non solo. Berlusconi ha difeso apertamente la scelta di proseguire con il Grande Fratello Vip, spiegando che un programma del genere resta centrale nella storia della televisione moderna. E sugli ascolti ha scelto una linea meno allarmata di quella circolata online, sostenendo che, nel quadro attuale della controprogrammazione italiana, quei risultati sono per Mediaset comunque accettabili. È un modo per abbassare la febbre, ma anche per lanciare un messaggio interno: il reality non sarà sacrificato al primo temporale.

La frase più significativa, però, è forse quella in cui ammette implicitamente la mutazione del mercato televisivo: “Un Grande Fratello ci sta, anche senza i numeri di una volta, che non ci sono più”. Ecco il punto. Non è più il 2001, non è più nemmeno il 2018. La tv lineare è cambiata, il consumo è frammentato, l’attenzione del pubblico si è spostata, e pretendere gli stessi numeri di dieci anni fa è semplicemente irreale. Ma questo non cancella il problema: se accetti che i numeri “di una volta” non ci siano più, devi però offrire qualcosa che giustifichi ancora la permanenza del format. E al momento non è chiarissimo che cosa sia.

Dentro la Casa tra veleni, confessioni e vecchie ruggini da spettacolo

A livello di contenuti, la prima puntata ha provato a mettere sul tavolo un po’ di tutto. Il debutto di Ilary Blasi si è aperto in modo spettacolare, con il balletto di latino americano con Raimondo Todaro, segnale di un’impostazione più da grande show che da semplice reality di convivenza. Ma appena si entra nel merito del racconto, si torna alle vecchie dinamiche: tensioni pregresse, facce note, provocazioni ben calibrate e momenti emotivi chiamati a riequilibrare la leggerezza.

Uno dei filoni più promettenti, almeno in chiave da attrito permanente, è quello che riguarda Alessandra Mussolini e Selvaggia Lucarelli. Le scintille erano previste e infatti sono arrivate subito. Il loro confronto, figlio delle vecchie ruggini di Ballando con le stelle, ha portato in studio il tipo di veleno che i reality cercano sempre quando vogliono assicurarsi carburante narrativo per le settimane successive. Mussolini ha lamentato freddezza e mancanza di empatia da parte di Lucarelli, quest’ultima ha risposto senza guanti, arrivando a toccare anche il passato politico dell’ex parlamentare. Risultato: scontro frontale e promessa implicita di altri strappi. È probabile che la produzione spinga molto su questa linea, perché lì almeno una tensione vera esiste.

Grande Fratello grande flop

Più interno alla Casa, ma ugualmente rivelatore, è stato il confronto fra Antonella Elia e Adriana Volpe. Anche qui il passato torna a galla e inquina subito il presente. Elia non si fida, Volpe mostra distanza, Francesca Manzini prova a fare da cuscinetto invitando alla benevolenza minima sindacale, ma il sottotesto è chiaro: nessuna delle due ha davvero voglia di ricucire. E questo, per un reality, è quasi una benedizione. Il problema è che una benedizione narrativa non basta, se poi il pubblico davanti allo schermo continua a sentirsi saturo.

Poi c’è stato il momento emotivo, quello affidato a GionnyScandal. Il suo racconto personale ha portato nella puntata una quota di dolore autentico, forse il segmento più umano dell’intera serata. L’abbandono, l’orfanotrofio, l’adozione, le perdite successive, la ricerca dei genitori biologici, il senso di solitudine trasformato in musica: è il tipo di materiale che un reality usa per mostrare di non essere solo lite e caciara, ma anche spazio di confessione e ricostruzione di sé. E in effetti quel passaggio ha colpito. Ma anche qui vale la stessa obiezione: il racconto individuale commuove, però non basta da solo a reggere l’impianto complessivo di un programma che dovrebbe vivere di un equilibrio continuo fra emozione, tensione e intrattenimento.

Sui social, intanto, si è acceso anche un filone di gossip sul fisico di Ilary Blasi e su una presunta gravidanza. È il classico cortocircuito tossico dei commenti da seconda serata: si prende un abito, una postura, una forma del corpo e la si trasforma in supposizione. Per ora non esiste alcuna conferma e, francamente, sarebbe il caso di smetterla con questa vecchia abitudine di leggere il corpo delle donne come se fosse un comunicato stampa. Ilary ha già abbastanza lavoro nel tentativo di tenere in piedi un programma che rischia di diventare più un caso industriale che un successo televisivo.

Il Grande Fratello Vip esiste ancora, ma deve dimostrare di avere un senso

La verità, alla fine, è brutale ma semplice. Il problema del Grande Fratello Vip non è la singola lite, il singolo concorrente o la singola scelta di conduzione. è un flop. Il problema è che una parte consistente del pubblico sembra aver archiviato il format come qualcosa di già visto, già consumato, già esausto. E questo rende tutto più difficile: anche un buon cast rischia di apparire mediocre, anche un buon momento emotivo rischia di perdersi nel rumore, anche una tensione vera rischia di sembrare costruita.

Pier Silvio Berlusconi ha scelto di difendere il reality e, da editore, ha le sue ragioni. Il programma è un marchio forte, una macchina narrativa storica, un pezzo rilevante dell’identità Mediaset. Ma proprio perché è stato così importante, oggi subisce il contraccolpo della propria longevità. Più un format è stato centrale, più si nota quando comincia ad arrancare. E in questo momento il Grande Fratello Vip arranca, eccome.

Questo non significa che sia già condannato. Le prime settimane possono cambiare il clima, le dinamiche interne possono esplodere, il pubblico può rientrare, la curiosità può riaccendersi. Ma la partenza resta pessima per un programma che aveva bisogno di un colpo d’ala e invece si è presentato con un battito affannoso. La difesa di Pier Silvio allontana, almeno per ora, l’idea di una chiusura anticipata. Non elimina però la domanda vera: questa edizione riuscirà a costruirsi un’identità propria o sarà ricordata soltanto come l’ennesimo tentativo di rianimare un gigante esausto?