Grande Fratello Vip 2026 congelato, Mediaset frena sul reality simbolo: lo scontro Corona-Signorini pesa più degli ascolti

C’è un momento, nella vita di un programma televisivo, in cui il problema non sono più gli ascolti, il cast o la stanchezza del format, ma il rumore che arriva da fuori. Un rumore fatto di carte bollate, querele, udienze e dichiarazioni che finiscono in tribunale prima ancora che in palinsesto. È dentro questo scenario che va letta la decisione di Mediaset di congelare il Grande Fratello Vip 2026, l’edizione che avrebbe dovuto prendere il via a marzo e che oggi, nei fatti, rischia seriamente di non vedere la luce.

Non c’è, almeno per ora, un comunicato che parli di cancellazione definitiva. Ma non c’è nemmeno la classica formula del “rinvio tecnico”. La sensazione, filtrata da più ambienti, è quella di una scelta drastica ma prudente: fermare tutto, azzerare il tavolo, aspettare che la tempesta giudiziaria passi. E la tempesta ha un nome e un cognome precisi: Fabrizio Corona e Alfonso Signorini.

Lo scontro tra i due, esploso con il format Falsissimo e le accuse di un presunto “sistema” all’interno del Grande Fratello, è ormai entrato in una fase che Mediaset considera ingestibile sul piano industriale. Signorini ha querelato Corona e ha coinvolto anche Google per la mancata rimozione dei video; Corona, dal canto suo, è finito in tribunale per il blocco richiesto sui contenuti diffusi. E in mezzo c’è l’azienda, che da semplice editore si è ritrovata parte in causa, esposta, chiamata a difendere non solo un programma ma la propria credibilità.

È questo il punto che fa la differenza rispetto alle polemiche del passato. Il Grande Fratello ha attraversato scandali, critiche, accuse di trash e stagioni complicate. Ma raramente era arrivato a essere il fulcro di una battaglia legale così esplicita e così mediatizzata. Ogni nuova puntata, ogni nuovo concorrente, ogni scelta editoriale rischierebbe di diventare materiale da aula di tribunale prima ancora che da talk show. Un rischio che Mediaset, questa volta, non sembra intenzionata a correre.

La decisione di bloccare l’edizione 2026 va letta anche come un atto di tutela preventiva. Lanciare un Grande Fratello Vip mentre sono in corso contenziosi destinati a durare mesi significherebbe accettare che ogni serata venga accompagnata dall’ombra delle accuse di Corona, dalle repliche legali, dai rilanci sui social. Un clima tossico, difficile da governare, che potrebbe finire per travolgere il programma prima ancora che parta.

Il contraccolpo più immediato riguarda la macchina produttiva. Le trattative per la conduzione, che avevano riportato in orbita il nome di Ilary Blasi, si sarebbero interrotte bruscamente. Così come si sarebbero fermati i contatti per gli opinionisti e il casting dei concorrenti. Tutto congelato, tutto rimandato a data da destinarsi. Non perché il progetto non fosse avanzato, ma perché l’azienda avrebbe preferito fermarsi piuttosto che partire con una zavorra giudiziaria già agganciata al format.

In questo senso, la scelta appare meno emotiva e più strategica. Mediaset sembra aver valutato che il costo reputazionale di un’edizione sotto assedio sarebbe stato superiore ai benefici, anche in termini di ascolti. Perché se è vero che le polemiche fanno rumore e attirano attenzione, è altrettanto vero che, quando diventano cause legali, finiscono per spaventare inserzionisti, partner e produzione.

E non è tutto. L’effetto domino rischia di andare oltre il Grande Fratello Vip. Anche L’Isola dei Famosi, già descritta come in forte rischio nelle scorse settimane, potrebbe subire la stessa sorte. Un altro reality storico, già indebolito da ascolti altalenanti e da un’identità sempre più incerta, che ora si troverebbe coinvolto indirettamente in un clima generale di prudenza estrema. Quando un’azienda decide di tirare il freno su un genere, spesso lo fa su tutto il comparto, non su un singolo titolo.

C’è poi un elemento che pesa più di altri: la credibilità del format. Le accuse mosse da Corona, al di là della loro fondatezza giuridica, hanno scavato un solco nell’immaginario del pubblico. Hanno alimentato il sospetto, la narrazione del “dietro le quinte”, del “sistema”. Anche se tutto venisse smentito in sede giudiziaria, il danno d’immagine sarebbe comunque difficile da riassorbire in tempi brevi. E lanciare una nuova edizione significherebbe chiedere al pubblico di sospendere l’incredulità mentre fuori infuria una guerra legale che dice l’esatto contrario.

Mediaset, secondo la ricostruzione, avrebbe scelto la via più fredda e razionale: non esporsi, non rilanciare, non forzare. Chiudere la partita per ora, senza sbattere la porta, ma nemmeno lasciarla socchiusa. Un “non si fa” che non viene pronunciato ufficialmente, ma che nei fatti ha lo stesso effetto.

Certo, dall’azienda filtra anche una versione più cauta: tutto sarebbe ancora in stand-by, nulla di definitivo, nessuna decisione irreversibile. Una formula che serve a tenere aperte le opzioni, a non trasformare uno stop in una resa. Ma intanto il tempo passa, i mesi scorrono, e un’edizione che avrebbe dovuto partire a marzo non può restare in sospeso all’infinito senza diventare, di fatto, un’edizione saltata.

Se così fosse, sarebbe una svolta simbolica per la televisione italiana. Il Grande Fratello, nelle sue varie incarnazioni, è uno dei reality più longevi, un pilastro del palinsesto, un format che ha resistito a tutto. Vederlo fermarsi non per crisi di ascolti ma per una battaglia legale esterna segnerebbe un precedente pesante. Vorrebbe dire che, per la prima volta, il rumore giudiziario ha battuto la logica dello spettacolo.

Resta da capire se questo congelamento sia solo una pausa tattica o l’inizio di una fase nuova, in cui Mediaset ripenserà radicalmente il ruolo dei reality nel proprio palinsesto. Per ora, l’unica certezza è che il Grande Fratello Vip 2026 non è più una certezza. Ed è un paradosso tutto televisivo: il reality più abituato a vivere sotto le telecamere si ferma proprio quando il fuori scena diventa troppo ingombrante per essere ignorato.