La tregua televisiva tra Rai e Mediaset, che aveva retto tra mille crepe per anni, è saltata in aria con un colpo solo: l’intervista di Fabrizio Corona a Massimo Giletti. Da quel momento, a Cologno Monzese non si parla d’altro. Pier Silvio Berlusconi ha deciso che il confine è stato superato e che la Rai dovrà pagare un prezzo altissimo per lo spazio concesso a quello che viene definito, senza giri di parole, «un megafono di accuse e insinuazioni».
Gli uffici legali del gruppo sono già al lavoro. La puntata de Lo Stato delle Cose è stata acquisita integralmente e viene analizzata fotogramma per fotogramma, parola per parola, con l’obiettivo di valutare profili di diffamazione e di responsabilità editoriale. Non solo: Mediaset vuole capire se la televisione pubblica abbia rispettato i propri obblighi di verifica, equilibrio e contraddittorio. Un dossier che potrebbe trasformarsi in azioni legali pesantissime.
Ma la vera risposta non sarà solo nelle aule di tribunale. Sarà televisiva, industriale, politica. E avrà un nome preciso: Sanremo. Il Festival, cuore economico e simbolico della Rai, è diventato il terreno su cui Mediaset intende giocare la sua partita. A Cologno si sta preparando una controprogrammazione senza precedenti, studiata per erodere share e pubblicità proprio nella settimana più ricca dell’anno per viale Mazzini.
Il piano prevede un’operazione a tenaglia. Da un lato prodotti forti già pronti, dall’altro il vero “bazooka”: Maria De Filippi. L’idea, che circola con insistenza, è di piazzare un grande evento in prima serata proprio nel sabato del Festival, quando tradizionalmente la Rai incassa i numeri più alti. De Filippi, regina assoluta degli ascolti, sarebbe l’arma definitiva per rompere l’incantesimo sanremese e mandare un messaggio chiarissimo: la pax televisiva è finita.
L’irritazione del Biscione non nasce solo dall’ultima intervista. A Cologno ricordano una lunga serie di ospitate che, negli anni, hanno riportato Corona al centro della scena pubblica sulle reti Rai: la partecipazione a Belve da Francesca Fagnani, l’intervento a Ciao Maschio di Nunzia De Girolamo, la presenza a Domenica In con Mara Venier, fino alla videochiamata di Fiorello a La Pennicanza. Un percorso che, secondo Mediaset, avrebbe contribuito a normalizzare un personaggio controverso, mentre il gruppo privato rivendica di aver mantenuto una linea di maggiore prudenza.
Il punto, dicono fonti vicine all’azienda, non è la libertà di intervistare chiunque, ma il modo in cui questo viene fatto: «Senza contraddittorio, senza verifica delle accuse, trasformando il servizio pubblico in un palco personale». Parole che rivelano un clima incandescente e un risentimento accumulato da tempo.
In Rai, intanto, si cerca un argine. La direzione ha avviato contatti informali con Mediaset per evitare lo scontro frontale, ma il margine è stretto. La prossima settimana Massimo Giletti dovrebbe andare in onda con una puntata definita “riparatrice”, con l’obiettivo di riequilibrare quanto emerso nell’intervista a Corona e dimostrare che la trasmissione non intendeva trasformarsi in un tribunale mediatico. Un tentativo di ricucitura che, però, potrebbe non bastare.
Dietro lo scontro c’è anche una partita più grande, quella degli equilibri del sistema televisivo italiano. Mediaset accusa la Rai di usare la propria posizione dominante e i soldi del canone per fare concorrenza sleale, inseguendo il sensazionalismo e abbandonando la missione di servizio pubblico. Viale Mazzini replica che nessuno può dettare la linea editoriale a una rete pubblica e che l’informazione deve poter raccontare tutto, anche ciò che divide.
Ma al di là dei principi, contano i numeri. E Sanremo vale centinaia di milioni tra pubblicità, indotto e prestigio. Colpirlo significa toccare il cuore del sistema Rai. Per questo a Cologno si lavora giorno e notte a un palinsesto alternativo capace di attrarre pubblico trasversale: film evento, speciali, intrattenimento di peso, fino alla carta più forte, De Filippi, pronta a entrare in campo se lo scontro dovesse degenerare.
È una guerra che nessuno voleva dichiarare apertamente, ma che ora appare inevitabile. La televisione italiana, dopo anni di convivenza armata, torna a dividersi in blocchi contrapposti. E il caso Corona, da vicenda mediatica, si è trasformato nel detonatore di un conflitto industriale e politico destinato a cambiare gli equilibri del piccolo schermo.
Una cosa è certa: la settimana del Festival non sarà più solo musica e lustrini. Sarà il primo vero duello tra due imperi che non intendono arretrare di un centimetro. E chi pensava che la televisione generalista fosse un mondo pacificato dovrà ricredersi: lo spettacolo, questa volta, è appena cominciato.







