I conti raccontano una storia diversa da quella che, a colpo d’occhio, potrebbe sembrare. I figli di Silvio Berlusconi sono oggi più ricchi, ma le società che controllano valgono meno. È il paradosso che emerge dai bilanci al 30 settembre 2025 delle holding di controllo di Fininvest, passate nelle mani di Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora e Luigi dopo la morte del fondatore, avvenuta il 12 giugno 2023.
I numeri, in questo caso, parlano chiaro. Al 30 settembre 2023 le quattro principali holding di controllo – la prima, la seconda, la terza e l’ottava – disponevano di un patrimonio netto distribuibile pari a 367.280.905 euro. Due anni dopo, alla stessa data del 2025, quel patrimonio si è ridotto a 359.265.049 euro. La differenza è di poco superiore agli 8 milioni di euro. Una riduzione che non nasce da perdite operative o da investimenti sbagliati, ma da una precisa scelta di gestione.
Nei primi due anni senza il padre, gli eredi Berlusconi hanno deciso di incassare. A differenza di Silvio, che per decenni aveva preferito lasciare gli utili all’interno delle holding, accantonandoli nelle riserve straordinarie, i figli hanno optato per una linea opposta: distribuire integralmente gli utili e attingere anche alle riserve. Una scelta legittima dal punto di vista societario, ma che ha avuto un effetto immediato sui conti delle società.
Il cambio di passo è evidente anche sul piano della trasparenza. Nel primo anno di gestione, il 2024, le decisioni sulle modalità di impiego degli utili erano state coperte da omissis nei verbali di assemblea delle quattro holding. Una scelta che segnava una discontinuità netta rispetto allo stile del fondatore. Silvio Berlusconi, da azionista di maggioranza, non aveva mai oscurato le proprie decisioni sui dividendi, anche perché, da leader politico, era soggetto a obblighi di trasparenza patrimoniale più stringenti.
Nel 2025 i numeri diventano ancora più espliciti. Marina e Pier Silvio Berlusconi hanno ricevuto dalle quattro holding 18,762 milioni di euro ciascuno. Barbara, Eleonora e Luigi hanno incassato 9,057 milioni di euro a testa. In totale, le somme distribuite superano gli utili generati dalle holding nello stesso esercizio. Per colmare la differenza, le società hanno prelevato complessivamente 6,076 milioni di euro dalle riserve straordinarie, trasferendo liquidità direttamente nelle mani degli eredi.
Il confronto con il passato accentua il senso di rottura. Silvio Berlusconi aveva riscosso solo raramente gli utili delle holding di controllo Fininvest. L’eccezione più significativa risale al 2021, quando aveva incassato quasi per intero l’utile di una sola holding, la seconda, lasciando invece a riserva gli utili delle altre tre. Una gestione prudente, orientata alla solidità patrimoniale delle società più che alla liquidità personale.
Oggi il quadro è cambiato. Le holding sono più povere, gli eredi più liquidi. Una fotografia che non implica irregolarità, ma che racconta un diverso approccio al patrimonio ereditato: meno accumulo societario, più distribuzione diretta. In altre parole, Fininvest continua a essere un impero industriale, ma le sue casse di controllo non svolgono più la stessa funzione di salvadanaio che avevano ai tempi del fondatore.
È una scelta che apre interrogativi anche prospettici. Fin dove potrà spingersi la politica dei dividendi senza intaccare la forza patrimoniale delle holding? E quanto peserà, nel lungo periodo, l’uso delle riserve straordinarie per soddisfare esigenze di liquidità che, a quanto emerge dai bilanci, appaiono più elevate di quelle del passato? I numeri, per ora, registrano solo un dato certo: l’era post-Berlusconi ha già cambiato il modo in cui il patrimonio viene gestito e distribuito.







