Il federalismo pragmatico di Mario Draghi: la risposta al collasso dell’ordine globale

Mario Draghi

La stessa cosa si può raccontare in molti modi. Se due persone fossero sedute ai lati opposti di un tavolo e venisse chiesto loro di descrivere la bottiglia che è sul tavolo, ognuna la descriverebbe a seconda del lato che ha davanti, ma si parlerebbe della stessa, medesima bottiglia. Così avviene per il discorso: a volte può avere le parole del mito, altre quelle misurate della giurisprudenza, a volte, come in questo caso, le parole di Mario Draghi. Ma l’oggetto del discorso potrebbe essere il medesimo  e in questo caso l’oggetto è l’Unione Europea.

Nei giorni scorsi, durante l’assegnazione di una laurea honoris causa rilasciata dall’Università di Leuven, Mario Draghi ha parlato della necessità che l’Unione Europea si costituisca come “federazione pragmatica”. Il suo discorso, che a breve presenteremo, può essere messo in relazione a ciò che nel mese scorso abbiamo scritto.

Nel nostro pezzo “Trump, Tajani e… Carl Schmitt: la crisi del diritto internazionale spiegata a partire dal nomos” descrivevamo, con il testo di Carl Schmitt, la crisi del nomos internazionale, identificato per secoli con lo ius publicum europaeum, e quindi il tramonto di un mondo eurocentrico. Una diagnosi a cui però non seguiva la risposta rispetto a ciò che avrebbe sostituito il vecchio nomos. Nel secondo pezzo, “Il toro e la fanciulla: il mito d’Europa e gli scenari geopolitici odierni”, avevamo attraversato i secoli, per non dire i millenni, per parlare di Europa attraverso la mitologia e sottolineare la necessità che l’Unione Europea offra una risposta concreta alle sfide del mondo contemporaneo. Ma ecco: di una stessa cosa si può parlare in tanti modi, e le parole di Draghi sia constatano la fine dell’ordine globale, sia prospettano uno scenario futuro, sia propongono una visione di risposta.

Draghi utilizza il termine “collapse”, “collasso”, per parlare di ciò che è avvenuto all’ordine globale. Con questo collasso si determina anche la fine della convinzione dell’Unione Europea di poter ottenere, tramite esso, pace e prosperità. Ma non è solo il tramonto di un’idea quanto il profilarsi di una minaccia. Senza essere troppo implicito, Draghi si riferisce agli Stati Uniti e alla Cina, davanti a cui l’Europa rischia di diventare subordinata. Questo scenario porterebbe l’Europa a impoverirsi sia economicamente sia in termini valoriali. Quale sarebbe la soluzione? Secondo Draghi si dovrebbe andare nella prospettiva di un federalismo pragmatico: “pragmatico” nel senso di realistico ed efficiente, “federalismo” nel senso di un’istituzione dotata di sovranità e capacità decisionale priva di frammentazioni. Federalismo come  casa comune  che  non è semplice confederazione. Si andrà in questa direzione? Intanto è questa la voce cronologicamente più recente di quella cosa che abbiamo raccontato in molti modi e che, probabilmente, continueremo a raccontare.

di Costanza Morreale