Il Munich Security Report fa il mondo a pezzi: “I leader stanno demolendo l’ordine globale invece di salvarlo”

Il Munich Security Report è uno dei documenti più osservati nel mondo della politica internazionale. Ogni anno accompagna la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, uno dei principali appuntamenti globali su difesa, diplomazia e sicurezza. Nell’edizione 2026, presentata proprio a Monaco in questi giorni, il rapporto offre un quadro netto e inquietante: l’ordine internazionale costruito dopo il 1945 non è semplicemente in crisi, ma rischia di essere attivamente smantellato da chi oggi governa molti Paesi chiave. Gli autori parlano di una nuova fase, definita “politica della distruzione”, in cui sempre più leader scelgono di rompere le regole esistenti invece di provare a riformarle dall’interno.

Dalla riforma alla demolizione delle regole

Per decenni, il sistema internazionale ha funzionato grazie a un insieme di regole, istituzioni e alleanze che, pur con molti limiti, hanno garantito una certa stabilità. Il rapporto spiega però che oggi questo modello non convince più una parte crescente dell’opinione pubblica. Le persone vedono le istituzioni come lente, distanti e incapaci di rispondere ai problemi reali. Di conseguenza, alcuni leader scelgono una strategia più semplice e più visibile: attaccare l’ordine esistente, presentandosi come “demolitori” di un sistema giudicato inefficace. Questa scelta può portare consenso nel breve periodo, perché dà l’idea di un cambiamento rapido, ma allo stesso tempo aumenta il livello di incertezza e indebolisce i meccanismi che tengono insieme il sistema globale.

Il ruolo degli Stati Uniti e il cambio di paradigma

Un punto centrale del Munich Security Report 2026 riguarda il ruolo degli Stati Uniti. Per molti anni Washington ha rappresentato il principale garante dell’ordine internazionale. Oggi, invece, secondo il rapporto, anche gli Stati Uniti contribuiscono a mettere in discussione quei pilastri che avevano aiutato a costruire. Questo cambio di atteggiamento ha un peso enorme, perché quando la potenza che ha sostenuto le regole per decenni smette di difenderle con convinzione, l’intero sistema diventa più fragile. Di conseguenza, altri attori globali si sentono più liberi di agire seguendo solo i propri interessi, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze per la stabilità complessiva.

Un mondo di accordi di forza e non di regole

Il rapporto avverte che il rischio concreto è quello di scivolare verso un mondo basato su accordi di forza invece che su regole condivise. In questo scenario, contano soprattutto i rapporti di potere e le convenienze del momento. Gli interessi pubblici finiscono in secondo piano, mentre crescono quelli privati o di singoli Stati. Alcune regioni potrebbero cadere sotto l’influenza diretta di potenze più forti, non perché esistano regole comuni che lo permettono, ma perché manca un sistema credibile in grado di limitarne le ambizioni. Questo tipo di mondo, spiegano gli autori, sarebbe inevitabilmente più instabile e più esposto a crisi e conflitti.

Perché la “politica della distruzione” non rende il mondo più sicuro

Secondo il Munich Security Report, la tentazione di “spaccare tutto” può sembrare efficace nell’immediato. Taglia i tempi, forza le decisioni e manda messaggi chiari agli elettori. Tuttavia, nel medio e lungo periodo, questo approccio non rende il mondo più sicuro. Al contrario, aumenta la sfiducia tra gli Stati, rende più difficili anche gli accordi minimi e trasforma ogni crisi in un potenziale punto di rottura. Senza un quadro di regole condivise, anche i conflitti locali rischiano di allargarsi e diventare più difficili da controllare.

Costruire è più difficile, ma resta l’unica via

Il rapporto non si limita a descrivere il problema. Lancia anche un invito chiaro a chi crede ancora nella cooperazione internazionale. Difendere semplicemente lo status quo non basta più. Serve il coraggio di ricostruire e di riformare le istituzioni, rendendole più solide, più credibili e più vicine ai cittadini. È un lavoro più lento e meno spettacolare rispetto alla demolizione, ma è anche l’unico che può evitare un futuro segnato da instabilità permanente, competizione senza regole e crisi sempre più frequenti.