Ventotene è più di un’isola: è una pietra d’Europa, un simbolo di resistenza e di visione politica. Da luogo di confino per dissidenti durante il fascismo, si è trasformata nel cuore ideale di un continente unito dalla libertà e dal pensiero democratico.
È in questo scenario che nasce La roccia di Ventotene. Storia di un manifesto antisovranista (Einaudi), l’ultimo saggio di Gianluca Passarelli, professore di Scienza Politica e Politica comparata alla Sapienza di Roma. Nel volume, Passarelli ripercorre la genesi e l’eredità del Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, con la collaborazione di Eugenio Colorni, durante gli anni più bui del confino fascista.
Quelle pagine, redatte “tra i venti e le onde del Tirreno”, rappresentano ancora oggi una bussola morale e politica per l’Europa: un progetto di pace, giustizia e solidarietà che si oppone radicalmente a ogni deriva nazionalista e sovranista. Il libro non è solo una ricostruzione storica, ma una riflessione civile sul presente. Ventotene, “capitale morale d’Europa”, diventa la lente attraverso cui leggere un continente attraversato da nuovi muri, guerre e populismi che mettono in discussione l’idea stessa di un destino comune.
Con il rigore dello studioso e la passione del cittadino europeo, Passarelli invita a ritrovare in quel vento di libertà la radice più autentica dell’Unione Europea e della Costituzione italiana.
Intervista al Professor Gianluca Passarelli
Professore, perché definisce Ventotene “una roccia antisovranista”? Cosa rappresenta oggi quell’isola per l’Europa contemporanea?
R. Ventotene è una roccia, ma anche una goccia. La roccia è indubbiamente Spinelli, non solo per stazza fisica, ma per tenacia, coriacea fermezza ideale, pervicacia nel perseguire obiettivi coltivati, elaborati e modificati secondo una logica adattiva, da uomo di azione, come voleva fosse il federalismo. Una roccia che resiste e modifica la corrente prevalente, deviandola.
La “goccia” è il riformismo che apparentemente lavora piano, marcia lento, ma arriva lontano nello spazio e nel tempo. È la Resistenza, la perseveranza, la lungimiranza, animate da una solida struttura ideale e culturale, per non scivolare nel velleitarismo. È il progetto federalista cesellato con saggezza: l’aspirazione, il sogno come ultima tappa di un percorso fatto di passaggi intermedi ponderati e consapevoli.
Il Manifesto di Ventotene vide la luce nel 1941, in un mondo travolto dal fascismo e dalla guerra. Cosa rimane oggi di quella visione?
R. “Il nazionalismo è guerra”. Nel 1995 il presidente francese François Mitterrand richiamò i parlamentari europei alla grandezza dell’Unione, ma anche alla sua fragilità. Un tema ripreso successivamente dal presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Spinelli, Rossi e anche Luigi Einaudi avevano ben chiaro il pericolo delle fiammate nazionaliste. Oggi del Manifesto rimane, seppur ammaccato, quell’afflato internazionalista e pacifista, ma soprattutto il progetto federale.
Lei parla di Ventotene come “capitale morale d’Europa”. L’Unione Europea ha smarrito quella dimensione ideale?
R. Ventotene è osteggiata dai nazionalisti, da chi vorrebbe disfare l’Unione tornando agli Stati indipendenti, riducendo l’Europa a una sommatoria confederale limitata al libero scambio. Come scrisse Spinelli, «Il Manifesto ha reso il nome dell’isola, prima oscuro, noto in tutta Europa fra coloro che portano avanti o studiano il moto verso l’unità».
Ventotene, simbolo di unione federale e di superamento delle vecchie strutture ottocentesche, catalizza le antipatie dei nazionalismi di destra e di sinistra, ma anche degli “internazionalismi nazionali” fondati solo su basi economiche. Da luogo di esilio e privazione, l’isola è divenuta simbolo di asilo, accoglienza e porta d’Europa, pur tra contraddizioni e problemi irrisolti.
Nel libro emerge un forte legame tra il Manifesto e la Costituzione italiana. In che modo Ventotene ha influenzato i padri costituenti?
R. Molti confinati a Ventotene – da Sandro Pertini a Giuseppe Di Vittorio, da Umberto Terracini a Lelio Basso – furono poi protagonisti dell’Assemblea costituente. L’intreccio tra Ventotene e la Costituzione va oltre le biografie: riguarda l’unità di intenti di due documenti che pongono al centro l’uguaglianza, i diritti sociali e civili, la convivenza pacifica.
Lo spirito del Manifesto e la Costituzione antifascista sono profondamente legati. Ventotene non è solo simbolo d’Europa, ma anche della Repubblica italiana e della sua Carta fondamentale, che supera le limitazioni dello Statuto Albertino e affronta direttamente la questione dei diritti negati dal fascismo.
Lei è anche autore di Stati Uniti d’Europa. Quanto siamo lontani da quell’obiettivo?
R. Il Manifesto è un disegno politico, istituzionale e culturale che punta all’Europa federale e al superamento degli Stati nazionali. “Unità nella diversità” significa tutelare identità e specificità in un progetto più grande. Spinelli e Rossi non erano sognatori ingenui, ma autori di un progetto concreto e attuabile. Ed è per questo che dà ancora oggi tanto fastidio ai sovranisti.
Le figure femminili legate al Manifesto sono spesso dimenticate. Quanto è importante riscoprirle?
Ursula Hirschmann non fu solo la moglie di Spinelli: ebbe una propria intelligenza politica e un ruolo decisivo nella diffusione delle idee federaliste, fondando a Bruxelles l’Association Femmes pour l’Europe. Ada Rossi, moglie di Ernesto, fu una delle messaggere segrete del Manifesto. E non va dimenticata Simone Veil, prima presidente del Parlamento europeo nel 1979.
Che cosa può insegnare Ventotene alle giovani generazioni?
R. I confinati patirono fame, freddo, malattie e umiliazioni, ma non rinunciarono al sogno di libertà e solidarietà. Spero che i giovani vedano in Ventotene quello slancio ideale, quelle passioni civili e quella voglia di vita condivisa che oggi sembrano spesso smarrite.
L’autore
Gianluca Passarelli è professore di Scienza Politica e Politica comparata presso la Sapienza di Roma. Svolge ricerche su presidenti della Repubblica, partiti, sistemi elettorali, elezioni e comportamento di voto in Europa e negli Stati Uniti. È autore, tra l’altro, di Eleggere il Presidente. Gli Stati Uniti da Roosevelt a oggi (con F. Clementi, Marsilio 2020), Il Presidente della Repubblica in Italia (Giappichelli 2022) e Stati Uniti d’Europa. Un’epopea a dodici stelle (Egea 2024). Per Einaudi ha pubblicato La roccia di Ventotene. Storia di un manifesto antisovranista (2025).
di Luca Falbo







