Il volto della Vittoria alata nella Basilica di San Lorenzo in Lucina potrebbe presto cambiare, o meglio tornare quello originale. Il caso che in questi giorni ha acceso il dibattito pubblico e alimentato polemiche e ironia sui social, coinvolgendo la storica chiesa romana affacciata sull’omonima piazza a due passi da via del Corso, è arrivato fino ai piani alti del Vaticano.
Al centro della vicenda c’è il monumento in marmo dedicato a Umberto II di Savoia. Sopra il busto dell’ultimo re d’Italia, uno dei due cherubini che ornano la decorazione sembra aver cambiato fisionomia dopo un recente intervento di restauro. A rivelarlo è stata Repubblica, secondo cui il volto dell’angelo apparirebbe sorprendentemente simile a quello della presidente del Consiglio, una Giorgia Meloni “alata, che regge un cartiglio con disegnato lo Stivale”. Prima del restauro, spiegano le ricostruzioni, al suo posto vi era un cherubino dai tratti generici, privo di somiglianze riconoscibili. Il commento della premier non si è dicerto fatto attendere, infatti sui social scrive ironicamente: “No, decisamente non assomiglio a un angelo”, con tanto di emoticon.
Il clamore mediatico e il via vai di curiosi nella chiesa hanno spinto la Santa Sede a intervenire. Secondo quanto riportato ancora da Repubblica, la richiesta di ripristino dell’iconografia originale sarebbe arrivata direttamente dal Vaticano attraverso monsignor Daniele Micheletti. La posizione è netta: “le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica”.
Subito dopo la diffusione della notizia, su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, la Soprintendenza Speciale di Roma, guidata da Daniela Porro, ha avviato un’indagine interna per verificare se il restauro abbia effettivamente alterato i connotati dell’opera realizzata nel 2000, rendendola somigliante alla premier. Il ministro ha chiesto chiarezza e ha fatto sapere che, qualora dagli archivi emergesse una modifica non autorizzata, la versione “politica” dell’affresco verrà rimossa.
“La Soprintendenza – hanno spiegato dal Ministero – ha attivato le ricerche di archivio per individuare la documentazione, fotografica o i disegni di progetto, del dipinto originale della cappella del Crocifisso a San Lorenzo in Lucina realizzato nel 2000. La ricerca è funzionale a un raffronto con l’attuale decorazione frutto del ripristino avvenuto nel 2025”.
Nel frattempo il Vicariato ha preso le distanze dall’operazione, definendola un’iniziativa arbitraria del restauratore: Bruno Valentinetti, 83 anni – sacrestano e decoratore volontario della basilica. Sulla scultura compare anche un’iscrizione che ne rivendica l’opera: “Instauratum et exornatum, Bruno Valentinetti AD MMXXV”. Proprio questo dettaglio ha contribuito ad alimentare il sospetto di una modifica non autorizzata. Dal canto suo, Valentinetti respinge ogni forma di accusa: “ho solo restaurato il dipinto che c’era prima, è un angelo, ognuno ci vede quello che vuole”.
Nonostante le smentite, o forse proprio grazie a esse, la basilica è stata presa d’assalto da romani curiosi e turisti, disposti ad attendere in fila per osservare da vicino l’affresco che fa da sfondo alla cappella delle Anime Sante. Molti visitatori, una volta davanti all’opera, concordano nel ravvisare una somiglianza con il volto della presidente del Consiglio. Un’impressione che, secondo i documenti e le immagini precedenti al restauro del 2023, non trovava riscontro nella versione originale dell’opera.







