La tredicesima missione consecutiva in Antartide di Francesco Pellegrino

Francesco Pellegrini

Francesco Pellegrino è di Acri, laureato all’Unical, responsabile del Servizio ingegneria dell’Unità tecnica dell’Enea, l’ente di riferimento in Italia per lo sviluppo delle tecnologie energetiche alternative e del risparmio energetico. Dal 18 dicembre a Baia Terra Nova (Antartide). La sua è una lunga storia: è alla tredicesima missione consecutiva in Antartide. Lo abbiamo intervistato.

Francesco, nuova missione in Antartide? Come e quando?

Sono partito lo scorso 11 dicembre dall’Italia ed arrivato il 18 dicembre a Baia Terra Nova (Antartide) presso la Base Mario Zucchelli. Ho fatto un primo volo di linea fino alla Nuova Zelanda  dove mi sono fermato per qualche giorno  per vie delle condizioni metereologiche avverse  che non consentivano di raggiungere l’Antartide. Sono partito il 18 dicembre con un aereo militare C130 per la Base americana di Mcmurdo e successivamente mi sono trasferito presso la Base italiana MZS mediante un velivolo leggero tipo DC-3 atterrato su una pista di ghiaccio temporanea realizzata sull’icepack marino.

Dopo tantissime missioni consecutive in Antartide, cosa la spinge ancora a tornare  in un ambiente così estremo? 

Sono alla mia tredicesima missione consecutiva. Continuo aseguire sul campo le attività tecnico-logistiche che vengono programmate in Italia  cosi come gli interventi di manutenzione straordinaria e  di rinnovamento infrastrutturale su cui lavoriamo in Enea nel corso dell’anno. E’  un po’ come chiudere il cerchio di un duro anno di preparazione che facciamo in Italia.

Può raccontarci un momento particolarmente difficile o una sfida che ha dovuto affrontare durante una delle sue missioni?

I momenti diversi sono stati diversi. Sicuramente le fasi di apertura della Stazione che ho seguito per diverse spedizioni sono stati i momenti più delicati e difficili. Arrivare con la base chiusa ed in conservazione per molti mesi e doverla riattivare in tutti i suoi servizi è sempre una sfida. Un anno trovammo ingenti danni agli impianti di produzione dell’acqua causati dalle mareggiate invernali e dovemmo lavorare ininterrottamente per 5 giorni per ripristinare i servizi essenziali e garantire l’arrivo dei ricercatori per la Campagna scientifica, fu un grande sacrificio. Anche le due missioni condotte negli anni del covid furono molto sacrificate, fui costretto, prima della partenza, a due settimane di quarantena in un albergo in Nuova Zelanda per non portare il virus in Antartide ed anche il rientro in Italia fu difficilissimo.

Quali sono le attività principali che coordina come Capo Base presso la Stazione Mario Zucchelli?

Coordino tutte le attività relative ai servizi tecnico-logistici della Base, dalla conduzione degli impianti, alla gestione dei rifiuti, alla manutenzione delle infrastrutture. Attività logistiche connesse allo scarico /carico di navi rompighiaccio e velivoli aerei.  Ma anche supporto logistico alla scienza e servizi generali come telecomunicazioni, cucina, infermeria. Insomma, giornalmente c’è un bel da fare…

Deve essere molto complicato vivere per mesi in Antartide, lontano da casa e dalle abitudini quotidiane? Quanto pesa questo della salute psicologica?

Sicuramente è complicato ed abituarsi, nei primi giorni, ogni volta è difficile. Tuttavia, non credo che pesi più di tanto, chi viene per molti anni lo fa per passione e ha piacere a trascorrere anche molti mesi in un ambiente così estremo. È un’esperienza unica che lascia ricordi indelebili per cui, a mio avviso, le cose positive che lascia la missione sono superiori alle difficoltà che si incontrano. Sicuramente per poter lavorare in Antartide occorre un grande spirito di sacrificio e di adattamento

Quali saranno le condizioni climatiche e ambientali più impegnative da gestire, in questa nuova missione?

Nel periodo di permanenza di quest’anno, da dicembre a febbraio, le condizioni metereologiche non sono proibitive in termini di temperatura, di fatti è il periodo più caldo dell’anno e le temperature possono sfiorare anche gli zero gradi. Tuttavia le insidie maggiori vengono dai forti venti catabatici che possono superare i 200 km/h e dalle mareggiate che possono provocare danni alle strutture.

In che modo le ricerche e le attività in Antartide contribuiscono alla comprensione scientifica globale, ad esempio di fenomeni come il cambiamento climatico?

Il tema del cambiamento climatico è di primaria importanza nel campo della ricerca polare. In Antartide offriamo supporto logistico a diversi progetti finalizzati allo studio di tale fenomeno. Soprattutto nei pressi della Base di Concordia, sul plateau antartico, dove si sta concludendo un progetto europeo pluriennale molto importante che prevede l’esecuzione di carotaggi di ghiaccio formatosi più di un milione e mezzo di anni fa ed il successivo trasporto delle carote conservate ad una temperatura di -50°C presso i più importanti centri di ricerca europei. Per garantire questo obiettivo è stato necessario strutturare una complicatissima logistica che coinvolge le Basi antartiche e la nave rompighiaccio Laura Bassi al fine di garantire il mantenimento della catena del freddo. Tale sforzo servirà per studiare l’evoluzione del clima nel passato per comprendere i cambiamenti climatici presenti e futuri. 

Quali competenze o preparazioni ritiene essenziali per chi desidera partecipare a missioni così impegnative?

Questo tipo di missioni sono aperte a tantissime figure professionali sia nell’ambito scientifico che nell’ambito tecnico-logistico.  Le attività scientifiche possono riguardare la biologia marina, la geologia, vulcanologia, glaciologia, l’astrofisica per fare solo qualche esempio, per i servizi tecnici e logistici abbiamo bisogno di ingegneri, elettricisti, meccanici, impiantisti, ma anche cuochi, medici, infermieri, insomma di tutte le figure professionali necessarie per garantire il funzionamento, in sicurezza, di una piccola comunità in un ambiente isolato ed estremo. Anche per il personale militare abbiamo diverse figure quali, ad esempio, Palombari della Marina Militare, Incursori dell’esercito, Guide alpine e offrono supporto per la sicurezza anche i Vigili del Fuoco.

Che consiglio darebbe ai giovani ingegneri italiani che aspirano a lavorare in progetti internazionali di ricerca?

Credo che la cosa più importante sia portare avanti il proprio lavoro con interesse e passione. Le opportunità per poter portare avanti un progetto, anche in un posto così remoto, sono tante. Negli ultimi anni stanno arrivando da noi dottorandi italiani molto giovani che sono fortemente motivati e determinati. Credo siano segnali incoraggianti per la nostra società. 

C’è un episodio divertente o inaspettato legato alla vita quotidiana alla base che vorrebbe condividere con i nostri lettori?

Di episodi divertenti ce ne sono tanti, la vita di comunità ha anche molti aspetti goliardici. In generale dei momenti di svago che ci sono qui, ne apprezzo la semplicità; ci si diverte con poco: basta un karaoke, una partita a biliardo o guardare un film insieme  ai colleghi, una vita semplice con poche pretese diversa a quella a cui siamo abituati. Lo scorso anno ho fatto preparare ai cuochi un pranzo tipico acrese, nel periodo natalizio. E’ stato divertente improvvisare con gli ingredienti disponibili, le pietanze tipiche della nostra tradizione che sono state molto gradite dai ricercatori italiani e stranieri in quel momento presente. In sottofondo le musiche dei “Cantannu cuntu” uno storico gruppo musicale di Acri, è stato come sentirsi a casa per un giorno. E’ stato veramente un bel regalo di Natale ..   Di inaspettato quest’anno mi è capitato sul volo C130 dalla Nuova Zelanda il cosiddetto ”boomerang” ovvero dopo tre ore di volo siamo stati avvisati che non c’erano le condizioni metereologiche di sicurezza per poter atterrare in Antartide e siamo tornati indietro. Ho fatto 7 ore di volo per ritrovarmi di nuovo in NZ. E’ stato abbastanza avvilente. Ci abbiamo riprovato due giorni dopo e siamo riusciti ad arrivare.

In conclusione dobbiamo ricordare che le missioni italiane in Antartide sono condotte nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), finanziato dal Ministero dell’Università della Ricerca (MUR) e gestito dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) per il coordinamento scientifico, da ENEA per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle attività presso le basi antartiche e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) per la gestione tecnica e scientifica della nave rompighiaccio Laura Bassi.

 di Ernesto Mastroianni