Lele Mora scarica Corona: “Non è un giornalista, basta pagliacciate”. E riapre il vaso di Pandora su sesso, soldi, potere e relazioni nel circo della tv

Lele Mora e Fabrizio Corona

Quando Lele Mora decide di parlare, di solito significa che qualcuno finirà sotto le macerie. Questa volta il bersaglio è Fabrizio Corona, l’ex pupillo diventato negli anni il simbolo stesso del gossip più aggressivo e del sensazionalismo televisivo. Mora lo conosce da sempre, lo ha lanciato, lo ha portato nei salotti che contavano, gli ha insegnato come funzionava davvero il mondo dello spettacolo. Ed è proprio per questo che le sue parole pesano come macigni.

l’ex agente dei vip non si limita a una critica

Nel podcast Vox on Air, l’ex agende fa una demolizione totale: «Non c’è niente di quello che si dice in questo momento», dice parlando del caos mediatico creato dal format Falsissimo, con cui Corona ha scatenato l’ennesima tempesta televisiva, questa volta attorno al caso Signorini. Poi arriva la frase che suona come una sentenza. «A Corona direi di smetterla di dire pagliacciate e di non fare casini più a nessuno».

Ma il colpo più duro arriva subito dopo

«Lui è malato di soldi». Mora lo dice con il tono di chi parla di qualcuno che conosce troppo bene per essere gentile. E infatti il giudizio non riguarda solo il presente. Riguarda tutta la parabola dell’ex re dei paparazzi.

Per Mora Corona è sempre stato un personaggio brillante, intuitivo, capace di capire prima degli altri come funzionano i media. Ma anche qualcuno che ha progressivamente trasformato tutto in uno spettacolo permanente. Anche la verità. «Non è un giornalista», taglia corto. «Per esserlo devi iscriverti all’Ordine, devi prendere la tessera. Altrimenti sei solo un paparazzo».

Una distinzione che nel mondo dello spettacolo può sembrare quasi accademica, ma che per Mora segna la linea tra informazione e spettacolo. E Corona, nella sua versione, appartiene completamente alla seconda categoria.

Il sistema Lele Mora

L’ironia della storia è che Corona è nato proprio dentro il sistema costruito da Mora. Negli anni Duemila l’agente dei vip era uno degli uomini più potenti della televisione italiana. Un regista invisibile di carriere, contratti e apparizioni televisive. Da lui passavano modelle, tronisti, aspiranti attori, ballerini, presentatori. Tutti attratti da quella miscela di bellezza, denaro e visibilità che Mora prometteva di trasformare in fama.

Corona, racconta Mora nella docuserie Netflix Fabrizio Corona – Io sono Notizia, entrò in quel mondo con un impatto immediato. «Quando lo vidi per la prima volta pensai che fosse una meraviglia di uomo», ricorda. «Ho avuto le farfalle nello stomaco. Per me fu un colpo di fulmine».

Il racconto dell’ex agente non si ferma alla dimensione professionale. Mora descrive un rapporto fatto di fascinazione, attenzioni e una forte ambiguità emotiva. «Fabrizio si presentava come il mio fidanzato», dice. «Era geloso. Faceva l’interrogatorio a chiunque fosse vicino a me».

Secondo Mora il legame era fatto di complicità e seduzione, ma anche di dinamiche di potere molto chiare. «Quando eravamo da soli era meraviglioso, mi riempiva di attenzioni», racconta. «C’erano baci, coccole…».

Corona, nella stessa serie, ribalta completamente la prospettiva. Per lui Mora rappresentava il potere puro del mondo televisivo di quegli anni. Un uomo che, grazie alla ricchezza e alle relazioni, poteva permettersi di avere tutto e tutti. «Lui era un predatore seriale», dice Corona nel documentario. «Attraverso il potere e i soldi sapeva di poter conquistare chi voleva».

Secondo la versione dell’ex paparazzo, Mora sarebbe stato affascinato soprattutto dalla sfida di sedurre uomini eterosessuali. «Quelle conquiste lo facevano esaltare», sostiene Corona. «Ma io non mi sono venduto a lui. Ero più furbo».

La testimonianza di Platinette

In mezzo a queste versioni opposte entra anche la testimonianza di Platinette, ovvero Mauro Coruzzi, che compare nella stessa docuserie. Il suo racconto è meno diretto ma forse ancora più rivelatore sul clima di quell’epoca.

«Era un mondo che mi incuriosiva», racconta. «C’erano bellezza, gioventù, potere e denaro. Un mondo compenetrato tra dirigenti, persone altolocate e ragazzi bellissimi». Una miscela esplosiva in cui la linea tra relazioni personali e opportunità professionali diventava sempre più sottile.

Platinette lascia intendere di conoscere molti retroscena del rapporto tra Mora e Corona, ma si ferma prima di entrare nei dettagli. «Io le dinamiche sul loro privato le so», dice. «Ma non ve le posso raccontare».

Poi però sgancia una frase che riapre il dibattito. «In pochi anni Corona ha ottenuto cinque milioni di euro», afferma. «A casa mia queste si chiamano marchette. Non so come si chiamano a casa di altri».

Corona non nega le sue dipendenze

Corona non nega del tutto il rapporto di dipendenza economica, ma lo interpreta in modo diverso. «All’inizio lui mi ha dato lavoro, mi ha fatto entrare in televisione», racconta. «Io ho dovuto subire per rubare quello che ho preso».

Quando parla di “rubare”, Corona precisa che non si tratta di soldi ma di opportunità. Contatti, informazioni, accesso a quel mondo chiuso dove si decide chi diventa famoso e chi resta nell’ombra.

Il rapporto tra i due si incrinò proprio quando Corona cominciò a muoversi da solo. Mora lo aveva già detto anni fa davanti ai magistrati, durante l’inchiesta sul crac della Corona’s srl. «Ho speso per lui circa due milioni di euro», raccontò. «Gli ho comprato auto, una casa a Milano e gli ho dato circa un milione e mezzo in contanti».

Oggi però Mora sembra guardare a quella storia con un misto di amarezza e distacco

Corona, dice, non rappresenta più nulla per lui. E il rumore mediatico creato dai suoi ultimi scandali non lo impressiona. Perché, secondo Mora, la televisione e il pubblico italiano hanno una caratteristica molto precisa: dimenticano in fretta. «Finirà tutto in una bolla di sapone», dice.

E mentre il suo ex pupillo continua a incendiare i social e i talk show con nuove accuse e nuove rivelazioni, Mora chiude l’intervista con una battuta che suona quasi come una fotografia dell’intero sistema. Un mondo dove potere, denaro, bellezza e scandalo si sono mescolati per anni senza che nessuno riuscisse davvero a capire dove finisse la verità e dove iniziasse lo spettacolo. E dove, alla fine, tutti sembrano sapere tutto di tutti. Ma nessuno racconta mai tutto fino in fondo.