Un altro capitolo complicato nella vita di Mickey Rourke. L’attore americano, icona ribelle del cinema degli anni Ottanta, è stato sfrattato dalla casa in cui viveva a Los Angeles dopo aver accumulato circa 60mila dollari di affitto arretrato. A stabilirlo è stato un tribunale californiano che ha dato ragione al proprietario dell’abitazione, Eric Goldie, autorizzando l’esecuzione dello sfratto.
Secondo quanto riportato dai media americani, la vicenda nasce da mesi di canoni non pagati. Rourke però ha fornito una versione molto diversa della storia: l’attore sostiene di aver sospeso i pagamenti perché la casa era infestata dai topi. Una situazione che, a suo dire, avrebbe reso impossibile continuare a vivere nell’abitazione.
La casa che fu di Raymond Chandler
L’episodio ha attirato ancora più attenzione perché l’abitazione sfrattata non era una casa qualunque. In passato era stata infatti la dimora dello scrittore Raymond Chandler, uno dei padri del romanzo noir americano e creatore del celebre investigatore Philip Marlowe.
Un dettaglio quasi letterario per una storia che ha contorni da noir hollywoodiano: un attore decaduto, una casa storica, un conflitto con il proprietario e una battaglia legale finita davanti a un giudice. Alla fine però la decisione è stata netta: i canoni non pagati restano e lo sfratto è stato confermato.
Nei mesi scorsi Rourke aveva raccontato la sua versione della vicenda anche al sito di gossip TMZ, sostenendo che il problema dei roditori era reale e che le condizioni dell’abitazione non giustificavano il pagamento dell’affitto.
La raccolta fondi che ha fatto discutere
Quando era arrivata la prima notizia dello sfratto imminente, attorno all’attore era comparsa anche una voce che aveva fatto discutere: una presunta raccolta fondi online per aiutarlo a trovare una nuova sistemazione. L’iniziativa, però, è stata poi smentita e non è mai stata confermata ufficialmente.
Il risultato finale resta comunque amaro per un interprete che, nel corso della sua carriera, è stato capace di passare dalle stelle alle difficoltà personali con una frequenza quasi impressionante.
Da star degli anni Ottanta al ritorno con The Wrestler
Negli anni Ottanta Rourke era uno dei volti più magnetici di Hollywood. Film come Rusty il selvaggio e Nove settimane e mezzo lo avevano trasformato in un simbolo di sensualità e ribellione. Il successo però non è mai stato lineare.
Deluso dal cinema e dalle logiche dell’industria hollywoodiana, l’attore aveva abbandonato temporaneamente il set per dedicarsi al pugilato professionistico. Una scelta che aveva segnato profondamente anche il suo aspetto fisico e la sua carriera.
Il grande ritorno era arrivato nei primi anni Duemila con film come Sin City e Iron Man 2, ma soprattutto con The Wrestler di Darren Aronofsky. Il ruolo del lottatore Randy “The Ram” Robinson sembrò quasi autobiografico: un uomo segnato dalla vita che tenta un’ultima possibilità.
Il film gli valse un Golden Globe e una candidatura all’Oscar e per qualche tempo Hollywood sembrò pronta a riabbracciare uno dei suoi figli più tormentati.
Una carriera sempre irregolare
Dopo quel momento di rinascita, però, la carriera di Rourke non ha trovato la stabilità che molti si aspettavano. Sono arrivati ruoli minori, produzioni meno ambiziose e apparizioni sporadiche. Un percorso coerente con la sua fama di attore imprevedibile, spesso incapace o forse semplicemente poco interessato a trasformare il successo in una strategia di lungo periodo.
Lo sfratto di Los Angeles non racconta soltanto una difficoltà economica o una controversia legale. Racconta soprattutto l’ennesima curva improvvisa nella vita di un interprete che Hollywood non ha mai saputo davvero incasellare.







