Milano-Cortina entra nel vivo: Mattarella al Villaggio olimpico, la torcia in Duomo, zone rosse e proteste. Domani possibile faccia a faccia Meloni-Vance

Eccoci: a ventiquattr’ore dalla cerimonia d’apertura a San Siro, Milano-Cortina 2026 è già entrata nella sua vera dimensione, quella che somiglia a un set con troppe comparse e un copione scritto su più piani. Da un lato lo sport, con i primi appuntamenti già in pista e sul ghiaccio; dall’altro la macchina enorme dell’evento globale, fatta di capi di Stato, zone rosse, logistica che stravolge la città e, inevitabilmente, proteste che cercano il loro fotogramma.

La giornata si è aperta con Sergio Mattarella al Villaggio olimpico di Milano, in via Lorenzini, dove sono già ospitati oltre 1.500 tra atleti e tecnici nelle sei palazzine realizzate da Coima, destinate in futuro a diventare uno studentato. Accolto anche da Arianna Fontana, una dei portabandiera azzurri, il Capo dello Stato ha incontrato parte della delegazione italiana e ha consegnato il messaggio più “olimpico” possibile, ma con parole nette: dallo sport può arrivare un linguaggio di pace, di convivenza e di rispetto. «Essere stati selezionati, essere in squadra, prendere parte alle Olimpiadi è già un traguardo di estrema importanza», ha detto, insistendo sul fatto che la prima gara è con se stessi, prima ancora che con gli altri. Dopo la firma sul “Murale della tregua”, Mattarella ha visitato residenze e uffici del Villaggio e ha pranzato in mensa con gli atleti, che gli hanno donato una giacca con il suo nome.

Nel frattempo, la vetrina olimpica comincia a illuminarsi anche sul piano sportivo. Le prime gare hanno preso il via a Cortina, al Curling Olympic Stadium, con il torneo del doppio misto, quello che a Pechino 2022 regalò all’Italia l’oro di Amos Mosaner e Stefania Constantini. Oggi i campioni uscenti tornano sul ghiaccio per il preliminare contro la Corea del Sud. Segnali incoraggianti arrivano anche dallo sci alpino: nelle prove cronometrate della discesa libera maschile si sono messi in evidenza Giovanni Franzoni e Dominik Paris, alimentando aspettative che, in settimana, diventeranno pressione vera.

Ma l’attenzione resta incollata a domani sera, alle 20, quando si aprirà ufficialmente la XXV edizione dei Giochi. La cerimonia è stata costruita come un racconto “diffuso”, coerente con la geografia di Milano-Cortina: la sfilata degli atleti non sarà solo a Milano, ma anche a Cortina, Livigno e Predazzo, e l’accensione del braciere avverrà in simultanea in due luoghi simbolici, all’Arco della Pace e in piazza Dibona. A dichiarare aperte le Olimpiadi sarà Mattarella, atteso a San Siro insieme a un parterre internazionale di capi di Stato, di governo e membri di case regnanti. Sul lato spettacolo, i nomi annunciati disegnano una scaletta che punta al colpo d’occhio globale: Mariah Carey, Andrea Bocelli, Laura Pausini, Cecilia Bartoli, Lang Lang, Pierfrancesco Favino, Sabrina Impacciatore, Matilda De Angelis e Ghali.

Oggi, però, Milano ha già assaggiato il clima olimpico in strada, con l’arrivo della fiamma. Entrata in città da sud, non lontano dal Villaggio, la torcia ha attraversato la circonvallazione e varie zone semicentrali fino a raggiungere piazza Duomo alle 19.30. Un percorso che, sul piano dell’ordine pubblico, non ha registrato criticità, ma che ha portato con sé anche la quota inevitabile di contestazioni simboliche: cartelli contro il governo iraniano lungo l’hinterland, manifesti a Sesto San Giovanni con lo slogan «La fiamma olimpica è sporca di sangue, fuori Israele dalle Olimpiadi», due attivisti di Greenpeace con un modellino dei cerchi olimpici e un messaggio contro l’Eni, e scritte “Ice Out” legate alla presenza contestata di agenti dell’Ice statunitense al seguito della delegazione Usa.

Sul tema è tornato a intervenire il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ribadendo che gli agenti americani saranno impegnati esclusivamente in attività di analisi e scambio informativo con le autorità italiane. Ma la questione resta politicamente sensibile: opposizioni e sindaco di Milano Beppe Sala continuano a parlare di una presenza non gradita, segnale di un clima che, alla vigilia, non ha alcuna intenzione di abbassare i toni.

E infatti, mentre la città si riempie di pass e badge, si mobilitano anche gli antagonisti. I centri sociali annunciano tre giorni di proteste, con un primo presidio in via Sforza: un’altra linea narrativa che si innesta sul grande evento e che promette di contendere attenzione e spazio alla macchina olimpica, proprio nelle ore in cui la sicurezza è già al massimo livello.

Perché Milano, in queste ore, è anche una città blindata. Le zone rosse sono già attive attorno ai luoghi più sensibili: San Siro in vista della cerimonia, la Fabbrica del Vapore dove si terrà la cena del Cio con i capi di Stato, la Triennale sede di Casa Italia e alcune aree centrali legate ai passaggi istituzionali. Il risultato sono limitazioni al traffico, rimodulazioni della mobilità, chiusure e deviazioni: la parte meno spettacolare dei Giochi, quella che però decide se lo show fila liscio o si inceppa.

In questo quadro, oggi arrivano anche i nomi che pesano sul piano politico: Giorgia Meloni e J.D. Vance. Domani è previsto un loro incontro, dentro un’agenda fitta di appuntamenti e incroci ufficiali. A corredo, stasera la cena con i leader mondiali, con la città già entrata nella modalità “grande evento”: quella in cui ogni dettaglio è coreografia, e ogni imprevisto un rischio. Poi, domani sera, il sipario si apre davvero. E Milano scopre se riesce a essere, insieme, capitale dello sport e capitale del suo rumore di fondo.