NASA, Artemis II da record: mai così lontani dalla Terra. Superato il mito di Apollo 13

Il lancio di Artemis II dalo Space Launch System – Ipa @lacapitalenews.it

Lunedì 6 aprile, alle 19:02 (ora di New York), la missione Artemis II è entrata ufficialmente nella leggenda. Gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno raggiunto la sbalorditiva distanza di 406.000 chilometri dalla Terra (252.756 miglia). Si tratta di un traguardo senza precedenti: l’equipaggio si è spinto oltre 4.111 miglia più lontano rispetto al limite toccato dalla sfortunata ma eroica missione Apollo 13 ben 54 anni fa.

Questo record segna l’inizio di una nuova era. La navetta Orion ha dimostrato di poter portare l’uomo oltre i confini conosciuti, aprendo la strada al ritorno stabile sulla Luna e alle future missioni verso Marte. Mentre il mondo guardava col fiato sospeso, Orion ha completato le osservazioni del suolo lunare e si appresta ora a lasciare l’influenza della gravità del nostro satellite per iniziare il rischioso viaggio di rientro.

Il messaggio di Jim Lovell e il battesimo dei nuovi crateri

A rendere l’impresa ancora più emozionante è stato un momento di pura commozione. Al risveglio, gli astronauti sono stati accolti dalla voce di Jim Lovell, il leggendario comandante dell’Apollo 13. Un messaggio registrato nel 2025, poco prima della sua scomparsa: “Ciao, Artemis II, sono l’astronauta dell’Apollo Jim Lovell. Benvenuti in quella che un tempo era la mia zona”. Un ideale passaggio di testimone tra i pionieri del Novecento e gli esploratori di oggi: “È un giorno storico e so quanto sarete impegnati, ma non dimenticate di godervi il panorama”, dice Jim Lovell.

In segno di rispetto e per lasciare un’impronta simbolica, l’equipaggio ha chiesto di battezzare due crateri lunari: Integrity, come la loro capsula, e Carroll, in onore della defunta moglie del comandante Wiseman. Un gesto che unisce l’altissima tecnologia spaziale ai sentimenti più profondi dell’animo umano.

Test estremi in orbita e blackout

Durante il volo, gli astronauti non si sono limitati a guardare l’oblò. Hanno testato le nuove tute pressurizzate OCSS (Orion Crew Survival System), progettate su misura per garantire la sopravvivenza fino a sei giorni in caso di emergenza estrema. I test, che hanno incluso movimenti complessi e simulazioni di vita quotidiana all’interno della capsula, sono fondamentali per la sicurezza delle future colonie lunari.

La missione ha vissuto momenti di tensione durante il sorvolo del lato nascosto della Luna. Per circa 40 minuti, Orion è entrata in un blackout totale delle comunicazioni con Houston. Al ripristino del segnale, l’astronauta Christina Koch ha rassicurato il mondo con parole che già sanno di futuro:  “Esploreremo, costruiremo veicoli spaziali. Torneremo. Costruiremo basi scientifiche… Saremo fonte di ispirazione, ma sceglieremo sempre la Terra.”

Cosa succede ora? L’equipaggio di Artemis II si sta preparando per l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico. L’appuntamento con la storia è fissato per venerdì 10 aprile, alle 20:07 locali, al largo della costa di San Diego.