Petrecca lascia RaiSport dopo il caos Olimpiadi: dimissioni a fine Giochi e redazione in rivolta, ora tocca a Lollobrigida

La decisione era nell’aria da giorni, ma fino all’ultimo non era affatto scontata. Paolo Petrecca rimette il mandato di direttore di Rai Sport nelle mani dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi e lascerà l’incarico al termine delle Olimpiadi di Milano-Cortina. La comunicazione è arrivata in apertura del Consiglio di amministrazione.

Una scelta che arriva dopo settimane ad altissima tensione interna e dopo l’ondata di polemiche seguita alla telecronaca della cerimonia di apertura dei Giochi, finita nel mirino di giornali e commentatori anche fuori dai confini italiani. L’episodio ha fatto da detonatore a un malcontento che nella redazione covava già da tempo e che, durante le Olimpiadi, è sfociato in uno stato di agitazione formale.

Petrecca, considerato vicino alla maggioranza di governo, era arrivato alla guida della testata sportiva in un contesto già complesso: il suo trasferimento era stato letto da molti come un “promoveatur ut amoveatur”, dopo il voto di sfiducia ricevuto a Rainews24. Ma l’approdo a RaiSport non era stato indolore. La redazione aveva bocciato per due volte il piano editoriale presentato dal nuovo direttore, segnalando divergenze profonde sulla linea e sull’organizzazione del lavoro.

All’indomani della telecronaca incriminata, Petrecca aveva incontrato l’ad Rossi. Secondo ricostruzioni interne, l’amministratore delegato gli avrebbe chiesto un passo indietro, anche per disinnescare la rivolta della redazione in pieno svolgimento dei Giochi. La risposta iniziale sarebbe stata negativa. Anzi, Petrecca avrebbe rilanciato, ponendo condizioni per un eventuale addio: la direzione degli Affari internazionali e quella delle Relazioni istituzionali, entrambe vacanti. Una trattativa delicata, che per giorni ha tenuto in sospeso il vertice aziendale.

Ora la svolta. Petrecca resterà in carica fino alla fine delle Olimpiadi, garantendo la chiusura dell’evento, poi passerà il testimone. Ad interim la responsabilità verrà affidata a Marco Lollobrigida, vice direttore che già dieci mesi fa era in pole position per guidare la testata sportiva prima di essere superato in corsa proprio da Petrecca.

Intanto la redazione di Rai Sport ha sospeso lo stato di agitazione, ma non ha abbassato la guardia. In una nota, i giornalisti ribadiscono la necessità di “una guida capace di affrontare le sfide che attendono la redazione” e di “impegni organizzativi e produttivi all’altezza del compito di servizio pubblico”. All’orizzonte ci sono appuntamenti sportivi internazionali di rilievo e la richiesta è chiara: stabilità, competenza, autonomia editoriale.

Sul piano politico, la notizia ha innescato immediate reazioni. Le opposizioni, che avevano chiesto le dimissioni già nei giorni più caldi delle polemiche, parlano di un passo inevitabile ma tardivo. Stefano Graziano, capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza Rai, definisce Petrecca “l’emblema di Telemeloni” e accusa il governo di aver privilegiato logiche di appartenenza rispetto al merito. Per Graziano ora serve una “vera discontinuità”, non semplici ricollocazioni interne.

Anche Barbara Floridia, senatrice del M5S e presidente della commissione di Vigilanza Rai, annuncia che l’11 marzo l’ad Giampaolo Rossi sarà audito in commissione e che il caso Petrecca sarà affrontato nella sede istituzionale. Sullo sfondo, la riforma della Rai attesa in aula la prossima settimana, che promette di riaccendere il confronto sul modello di governance del servizio pubblico.

La vicenda Petrecca si inserisce così in un quadro più ampio, dove la gestione delle testate Rai continua a essere terreno di scontro tra maggioranza e opposizioni. Le Olimpiadi dovevano essere una vetrina internazionale per Milano-Cortina e per il servizio pubblico. Si sono trasformate, almeno in parte, in un banco di prova per la tenuta interna dell’azienda.

Con le dimissioni annunciate a fine Giochi, si chiude un capitolo ma se ne apre un altro. La partita non riguarda solo un direttore, ma l’equilibrio tra autonomia editoriale, indirizzo politico e credibilità del servizio pubblico in uno dei momenti mediaticamente più esposti dell’anno.