Piano Mattei, a che punto siamo? Dal corridoio di Lobito ai cantieri ancora aperti, ecco la relazione ufficiale

A un anno dall’avvio operativo, il Piano Mattei è entrato nella fase esecutiva, ma solo una parte dei progetti è davvero in marcia. La relazione presentata al Parlamento, aggiornata a giugno 2025, mostra che la strategia italiana per l’Africa ha superato la fase degli annunci e ha avviato interventi concreti. Tuttavia, il quadro generale resta quello di un cantiere aperto. In termini politici, il Piano è partito, ma è ancora lontano da una piena attuazione su scala continentale.

Il documento, che il Governo presenta ogni anno alle Camere per fare il punto sull’avanzamento dei lavori, fotografa una macchina complessa che si è messa in moto ma che procede a velocità diverse. Alcuni progetti sono già operativi, altri sono ancora in fase di definizione finanziaria e tecnica. Per questo motivo, il primo vero bilancio non chiude il capitolo del Piano Mattei. Piuttosto, ne misura la credibilità iniziale.

Dai progetti pilota all’allargamento del piano

Nella prima fase, il Piano si è concentrato su un gruppo limitato di Paesi, tra Nord Africa e area subsahariana. L’obiettivo era partire con progetti pilota e testare il metodo prima di estendere il modello. La relazione spiega che, nel corso dei mesi, il perimetro si è ampliato con il coinvolgimento di nuove nazioni africane. Questo passaggio segna un cambio di scala importante. Da un lato, rafforza il peso politico dell’iniziativa. Dall’altro, però, aumenta la complessità della gestione. Più Paesi significano più priorità da conciliare e più sistemi amministrativi da coordinare. Per questo, il documento insiste su una crescita graduale e controllata, per evitare dispersioni di risorse e di obiettivi.

Le risorse e il ruolo del “Sistema Italia”

Uno dei punti centrali del primo anno riguarda il modello finanziario del Piano Mattei. La strategia non si fonda su un unico fondo, ma su una combinazione di strumenti pubblici, istituzioni finanziarie e supporto alle imprese. La relazione descrive il coinvolgimento della rete diplomatico-consolare e dei soggetti che accompagnano i progetti economici all’estero. Questo schema punta a creare un effetto moltiplicatore sugli investimenti. Allo stesso tempo, però, chiarisce la natura politica del Piano. Non si tratta solo di cooperazione allo sviluppo. Si tratta anche di una scelta di politica estera ed economica, che mira a rafforzare la presenza italiana in un’area strategica come l’Africa.

Il Corridoio di Lobito, il cuore strategico del Piano

Tra i progetti citati, il Corridoio di Lobito occupa una posizione centrale. Non solo per le dimensioni dell’investimento, ma perché rappresenta meglio di ogni altro l’idea di fondo del Piano Mattei. Il progetto punta a collegare le infrastrutture ferroviarie esistenti in Angola, nella Repubblica Democratica del Congo e nello Zambia, creando un asse di sviluppo lungo circa 800 chilometri. L’obiettivo non è solo costruire o ammodernare una linea ferroviaria. L’ambizione è creare un corridoio economico capace di connettere aree ricche di risorse ai mercati regionali e globali. Accanto alla ferrovia, sono previsti anche interventi sulle connessioni digitali ed energetiche, con un’attenzione dichiarata alle esigenze delle comunità locali attraversate dal tracciato. Proprio per questo, il Corridoio di Lobito viene presentato come il progetto simbolo del Piano. Qui si incontrano infrastrutture, sviluppo, cooperazione e geopolitica. Se questo asse funzionerà, potrà diventare un modello replicabile. Se invece rallenterà, rischierà di mostrare tutti i limiti operativi dell’intera strategia.

Non solo infrastrutture: i settori chiave

Il primo anno di attuazione non si è concentrato solo sulle grandi opere. La relazione ribadisce che il Piano Mattei si muove su sei direttrici principali: istruzione e formazione, sanità, acqua, agricoltura, energia e infrastrutture. Accanto a queste, stanno emergendo anche altri ambiti, dalla cultura alla tecnologia. Questa impostazione indica una visione ampia dello sviluppo. Non basta intervenire sulle opere fisiche se non si investe anche sulle competenze e sui servizi essenziali. Tuttavia, proprio questa ampiezza rende più complessa la gestione politica del Piano, perché impone scelte chiare sulle priorità e sui tempi di realizzazione.

Cosa funziona e cosa resta aperto

Dal documento emerge un quadro in chiaroscuro. Da un lato, il Piano Mattei ha superato la fase delle dichiarazioni di principio ed è entrato nella fase operativa. I progetti sono partiti, i partner aumentano e le risorse iniziano a essere mobilitate. Dall’altro, è evidente che siamo solo all’inizio di un percorso lungo e complesso. Il vero nodo politico resta la continuità. Una strategia di questo tipo vive o muore sulla capacità di reggere nel tempo, oltre le emergenze e oltre i cicli politici. Per questo, il primo anno non rappresenta un traguardo, ma un test di credibilità.

La prova decisiva è appena iniziata

In sintesi, il Piano Mattei ha mosso i primi passi concreti, ma ora entra nella fase più delicata. Quella in cui i risultati devono diventare visibili e misurabili. La relazione presentata al Parlamento racconta un cantiere aperto, non un’opera finita. Ed è proprio qui che si giocherà la partita politica vera. Perché la domanda resta semplice: il Piano Mattei diventerà una politica strutturale dell’Italia in Africa o resterà una grande operazione di posizionamento? La risposta, ormai, non sta più nelle intenzioni, ma nei fatti.