Porto di Lavagna, il Consiglio di Stato ferma F2i e riapre la partita: Formigoni esulta, “ora i diportisti possono tornare a farsi sentire”

La partita sul Porto di Lavagna, che sembrava già incanalata verso il passaggio definitivo a F2i, è stata improvvisamente riaperta dal Consiglio di Stato. E a rimetterla in discussione non è stato un dettaglio tecnico, ma un provvedimento che pesa eccome. La sospensione provvisoria dell’assegnazione decisa il 14 gennaio 2026. Tradotto: il subentro del nuovo gestore, almeno per ora, viene congelato. La data che adesso tutti guardano è quella del 12 marzo. Quando i giudici amministrativi dovranno tornare sulla questione e decidere se confermare o meno questo stop cautelare.

A chiedere l’intervento è stata l’associazione Marina d’Europa, presieduta da Roberto Formigoni. Ed è proprio qui che sta il punto politico e giudiziario più rilevante. Perché la decisione del Consiglio di Stato, pur essendo provvisoria e non definitiva, dà sostanza a una tesi che fino a ieri molti consideravano marginale: la vicenda del Porto di Lavagna non può essere liquidata come una pratica chiusa, e le obiezioni sollevate da chi rappresenta i diportisti non possono essere archiviate in fretta.

Il decreto monocratico firmato dal presidente della sezione V del Consiglio di Stato, Francesco Caringella, non entra ancora nel merito dell’intera controversia, ma fotografa una cosa molto chiara: esistono i presupposti per una tutela immediata, almeno fino alla discussione collegiale. È per questo che il subentro di F2i viene sospeso fino al 12 marzo. Non è la sentenza finale, certo, ma non è nemmeno una formalità. Anzi, è il segnale che la questione presenta elementi sufficientemente seri da giustificare un intervento urgente.

La vicenda, del resto, è tutt’altro che piccola. Al centro c’è la concessione del Porto Turistico di Lavagna, un’operazione stimata in oltre 643 milioni di euro per una durata di 50 anni. Non si tratta quindi di una gara qualsiasi, né di una disputa locale da addetti ai lavori. Si parla del futuro di una delle infrastrutture portuali più rilevanti del territorio, con ricadute economiche, turistiche e sociali enormi. E si parla soprattutto di una gestione destinata a incidere per mezzo secolo sulla vita del porto, dei suoi operatori e dei suoi utenti.

Per capire perché Formigoni oggi rivendichi questo passaggio come un successo importante bisogna fare un passo indietro. L’associazione Marina d’Europa, insieme all’utente Roberto D’Alesio, ha promosso un appello contro la sentenza del Tar Liguria che aveva respinto il ricorso di primo grado per l’annullamento del bando. In prima battuta, quindi, la linea dei ricorrenti era stata bocciata. Ma l’approdo al Consiglio di Stato ha cambiato il quadro. E il decreto cautelare dimostra che il secondo grado di giudizio non considera affatto irrilevanti le questioni sollevate.

È questo il punto che Formigoni vuole mettere in risalto. La sua associazione, rimasta fino a questo momento quasi in secondo piano nel racconto pubblico della vicenda, rompe adesso il silenzio e rivendica di avere ottenuto un risultato concreto. Non una vittoria definitiva, ma un primo riconoscimento istituzionale del fatto che i diportisti rappresentati da Marina d’Europa hanno diritto a essere tutelati e ascoltati. In una storia che per mesi è sembrata tutta giocata tra grandi soggetti istituzionali, fondi, società e carte bollate, il decreto del Consiglio di Stato rimette al centro proprio loro: gli utenti del porto.

La nota diffusa dall’associazione insiste infatti su questo aspetto. Formigoni si dichiara soddisfatto e ottimista, convinto che nella prossima udienza cautelare possano emergere con ancora maggiore chiarezza le ragioni di chi contesta l’assegnazione. Il messaggio politico è trasparente: la partita non era chiusa e non lo è neppure oggi. E chi aveva già archiviato la procedura come irreversibile dovrà aspettare.

Va detto con chiarezza che il decreto del 27 febbraio non annulla l’assegnazione e non rovescia il giudizio del Tar. Per ora blocca un solo punto, ma un punto decisivo: il passaggio operativo della gestione. In altre parole congela il cambio al timone del porto fino alla valutazione collegiale del 12 marzo. È una misura interinale, pensata per impedire che nel frattempo si producano effetti difficilmente reversibili. Proprio questo rende il provvedimento politicamente e amministrativamente rilevante. Se il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno fermare tutto, significa che il rischio di un’accelerazione impropria è stato considerato concreto.

La tempistica, inoltre, rende il quadro ancora più delicato. La proroga al concessionario uscente scade infatti il 1° marzo 2026. Questo significa che la decisione del Consiglio di Stato arriva in un momento di confine, quando il porto si trova sospeso tra la fine di un assetto e l’avvio, almeno previsto, di un altro. Da qui anche l’incertezza che agita utenti, operatori e istituzioni. Ma proprio dentro questa incertezza Formigoni e Marina d’Europa leggono un’opportunità: quella di evitare che un passaggio così importante avvenga in fretta, senza che tutte le questioni pendenti siano state esaminate fino in fondo.

Nel procedimento, poi, non ci sono solo i ricorrenti e F2i. Attorno al Porto di Lavagna ruota una costellazione di soggetti coinvolti: il Comune di Lavagna, la Regione Liguria come stazione appaltante, la società Porto di Lavagna S.p.A., che a sua volta ha presentato un ricorso, e naturalmente F2i SGR S.p.A., indicata come vincitrice della gara e nuovo gestore in pectore. Questo spiega anche perché la vicenda sia così intricata e perché ogni singolo passaggio giudiziario produca onde lunghe su più tavoli contemporaneamente.

C’è poi un altro elemento che merita attenzione. Nelle ultime settimane una parte degli utenti e degli operatori del porto aveva manifestato insofferenza per i ritardi e per lo stallo gestionale, chiedendo una rapida definizione dell’assetto futuro. È una posizione comprensibile, perché le criticità della struttura portuale sono note e chi vive il porto ogni giorno vuole risposte, non rinvii. Ma la decisione del Consiglio di Stato sposta il baricentro del discorso: la fretta, in casi come questo, non può diventare un alibi per comprimere la tutela degli interessi coinvolti. Ed è esattamente qui che la posizione di Formigoni trova il suo punto di forza. Per l’ex governatore lombardo non si tratta di frenare per principio, ma di impedire che un’operazione gigantesca si chiuda sopra la testa di chi quel porto lo usa, lo vive e lo rappresenta.

Dal suo punto di vista, dunque, il decreto non è un ostacolo, ma una garanzia. Serve a dire che il porto non può essere consegnato a una nuova gestione mentre pende ancora un confronto serio sulla correttezza dell’iter e sulla tutela dei diportisti. È una linea che punta meno sul clamore e più sulla legittimazione istituzionale: se il Consiglio di Stato ferma tutto, sia pure in via provvisoria, allora le domande poste da Marina d’Europa non erano affatto strumentali.

Il 12 marzo sarà quindi un passaggio chiave. In camera di consiglio i giudici dovranno decidere se confermare l’inibizione del subentro definitivo di F2i almeno fino all’udienza di merito oppure se lasciare ripartire il processo di assegnazione. Da quella decisione dipenderà il prossimo equilibrio del porto. Ma già oggi un dato politico emerge con chiarezza: Roberto Formigoni è riuscito a rientrare da protagonista in una vicenda da cui sembrava rimasto ai margini, riportando al centro il tema della rappresentanza dei diportisti e ottenendo dai giudici amministrativi una prima, importante sponda.

È presto per dire come finirà. Ma non è affatto presto per dire che qualcosa è cambiato. Fino a ieri il subentro di F2i veniva raccontato come la naturale conclusione di una procedura già decisa. Oggi non è più così. Oggi c’è un decreto che ferma il meccanismo, c’è una camera di consiglio che dovrà rivalutare il quadro, e c’è un’associazione che, per bocca del suo presidente, rivendica di avere costretto tutti a riaprire gli occhi su una concessione da oltre seicento milioni. In una parola: la partita è riaperta. E Formigoni, almeno in questo round, ha già ottenuto quello che voleva: dimostrare che i giochi non erano affatto fatti.