Da alcune ore gira in rete un video che, per chi lavora di televisione, vale più di dieci comunicati stampa: pochi secondi, una frase secca, e l’effetto domino è servito. Nel filmato, Andrea Pucci – il comico finito dentro l’ultimo caso pre-Sanremo – viene ripreso mentre prende posizione su un tema che, a Mediaset, non è esattamente un argomento da bar. Al contrario: è il tipo di questione che, quando entra in scena, fa scattare il riflesso condizionato di chi deve proteggere marchio, palinsesti e rapporti interni.
Il punto è la frase. La clip mostra Pucci “dichiarare apertamente di schierarsi dalla parte di Fabrizio Corona nell’ambito della “personale guerra” che l’ex re dei paparazzi sembrerebbe aver scatenato contro Mediaset e alcuni dei suoi volti più noti.” E poi, il virgolettato che sta accendendo la miccia: “Questa volta do ragione a Corona”. Non è un’osservazione neutra, non è un mezzo sorriso, non è l’ambiguità comoda del “non entro nel merito”. È un posizionamento. E, detto “a margine di un suo spettacolo in teatro”, suona come una presa di distanza pubblica “all’azienda per la quale lavora da 30 anni”.
Qui nasce quello che, in un’azienda, non chiamano polemica ma “problema”: perché l’uscita non riguarda un tema astratto, riguarda uno scontro diretto con il gruppo che ti ha dato spazio, microfoni e prime serate. E infatti, secondo quanto anticipato da Grazia Sambruna, l’effetto più concreto potrebbe essere uno: “Un incidente diplomatico che rischia, come anticipato da Grazia Sambruna, di far saltare la serata evento di cui il comico avrebbe dovuto essere protagonista.”
Serata che – dettaglio non irrilevante – era già stata messa in bacheca ai piani alti. “La serata era prevista — come annunciato da Pier Silvio Berlusconi in persona in occasione della presentazione degli ultimi palinsesti Mediaset — per la primavera del 2026.” Traduzione: non un’idea lanciata al vento, ma un titolo di progetto con data e cornice. Proprio per questo, un video virale che ti vede “voltare le spalle” all’azienda è il genere di cosa che non passa liscia. In tv puoi anche essere trasgressivo, ma devi esserlo nei confini del contratto non scritto: quello per cui lo show è show, e la casa è casa.
Dentro questa storia, poi, c’è un altro livello. Quello dei rapporti personali e delle vecchie protezioni. “Pucci, per gli addetti ai lavori, non è solo un comico cui è capitato di lavorare per Mediaset. Si tratta di un attore che, fino al 2020 almeno, è rimasto sotto l’ala protettiva di uno dei pezzi grossi di Cologno Monzese: il direttore delle risorse artistiche Giorgio Restelli.” E qui il racconto si fa più preciso: “Cene, viaggi, serate mondane condivise con le rispettive compagne: sono tantissime le occasioni che i due hanno vissuto negli anni, tanto che lo stesso Pucci, condividendo su Instagram alcune foto scattate con il manager, lo definiva un “fratello“.”
È il classico tipo di legame che in televisione conta più del curriculum: un rapporto stretto, visibile, quasi esibito. E infatti arrivano anche gli esempi concreti: “Addirittura, all’epoca della partenza di Big Show, lo spettacolo di Pucci in onda su Italia1 nel 2017, il comico ottenne la possibilità di sponsorizzare il suo programma al Grande Fratello (all’epoca condotto da Ilary Blasi) e ad accompagnarlo nel suo viaggio verso la casa romana di Cinecittà fu proprio Restelli.” È la fotografia di un’epoca in cui Pucci, più che un semplice volto, era un investimento sostenuto e accompagnato.
Poi, però, qualcosa cambia. E nel testo la domanda arriva come una porta socchiusa che fa entrare aria fredda: “Ma di questo rapporto tanto esibito, a un certo punto, si perdono le tracce.” Non è solo una sensazione: “Restelli sparisce dalle foto private condivise da Pucci sul suo profilo e lo stesso accade con Priscilla Prado, moglie brasiliana di Pucci, che smette improvvisamente di pubblicare su Instagram le foto della sua amicizia con Sara Testa, compagna di Restelli.” E dunque: “Che cosa è accaduto tra i due a partire dal 2021?” Domanda legittima, perché in questo ambiente la sparizione dalle foto non è gossip: spesso è un comunicato non firmato.
E qui il pezzo aggancia il nodo più delicato, quello che rende la clip non solo “un’uscita” ma un segnale potenzialmente interno: “È a causa di questo rapporto e della possibile crisi che avrebbe allontanato Pucci dal manager che il comico ha pubblicamente dato ragione a Corona (che ha parlato anche del direttore Restelli) contro Mediaset?” È una dinamica che, se vera, avrebbe il sapore della resa dei conti travestita da battuta.
Nel frattempo, l’eco della “guerra” citata nel testo continua ad allungare ombre: “Nel corso di una delle puntate di Falsissimo durante le quali Corona si è scagliato contro Mediaset, è stato lo stesso Fabrizio a fare apertamente il nome di Restelli […] descritto da Corona come un tombeur de femmes.” Il passaggio è riportato così, con l’ellissi, e basta per far capire perché in azienda l’argomento venga maneggiato con le pinze: perché quando entrano in gioco nomi e ruoli, la faccenda non è più “comicità”.
Infine c’è “una nota di colore relativa a Restelli” che, anche qui, ha il compito di far capire quanto il nome sia circolato, e in quali contesti: “il suo nome compare all’interno di un articolo pubblicato da Dagospia nel 2024.” E ancora: “Il sito di Roberto D’Agostino aveva annunciato che proprio il direttore sarebbe stato convocato dagli avvocati di Francesco Totti nell’ambito del processo per la separazione da Ilary Blasi.” Con la chiosa: “Restelli non sarebbe mai andato in tribunale, limitandosi a far pervenire una dichiarazione nella quale spiegava che il rapporto con Blasi sarebbe stato unicamente di natura professionale.”
Morale (che non è una morale): a volte non serve una denuncia, non serve una smentita, non serve nemmeno una conferenza stampa. Basta un video che gira “da diverse ore”, una frase come “Questa volta do ragione a Corona”, e la televisione torna quella che è sempre stata: un posto in cui ogni parola pesa, soprattutto quando la pronunci contro casa tua. Se poi “la serata evento” salterà davvero, lo diranno i prossimi giorni. Ma una cosa è già chiara: questo non è più un caso da social. È una grana da palinsesto.







