Ricovero, pressione alle stelle e comunicazione in pieno stile personale. Fabrizio Corona torna a far parlare di sé pubblicando su X due immagini che lo ritraggono disteso su un lettino d’ospedale, collegato a sensori compatibili con un elettrocardiogramma. A corredo, due frasi che diventano immediatamente virali: «Non mi state fermando. Mi state ricreando» e, in un altro passaggio, «Sono le macumbe di Signorini».
Le foto mostrano un monitor con valori pressori indicati a 167/110, numeri che molti utenti evidenziano come elevati. Al di là delle letture social, non esiste alcuna comunicazione ufficiale sulle condizioni cliniche, sulla diagnosi o sulle ragioni del ricovero. Nessun bollettino medico, nessuna spiegazione aggiuntiva: solo immagini e slogan.
Il silenzio attorno al quadro sanitario alimenta ipotesi e commenti. Il suo storico avvocato Ivano Chiesa non rilascia dichiarazioni, mentre Corona affida tutto a quel post, pubblicato sull’unico social che ancora utilizza dopo la chiusura degli altri profili da parte di Meta in seguito alle diffide di Mediaset e di Alfonso Signorini. Anche il riferimento alle «macumbe» chiama in causa indirettamente il conduttore, ma senza ulteriori chiarimenti.
Non è la prima volta che Corona finisce in ospedale mostrando pubblicamente il momento. In passato ha parlato di una tossicodipendenza da cocaina diagnosticata durante il periodo di semilibertà e permanenza in comunità di recupero. Ha inoltre dichiarato di fare uso di pillole dimagranti, i cosiddetti “bruciagrassi”, prodotti che dovrebbero essere assunti sotto stretto controllo medico e in dosaggi prescritti.
Il copione mediatico si ripete: emergenza, esposizione social, poi ritorno alla scena pubblica. Anche questa volta la narrazione passa più dall’immagine che dalle informazioni sanitarie. Il risultato è un ricovero che diventa racconto pubblico in tempo reale, con una regia comunicativa che non si interrompe nemmeno davanti a un monitor ospedaliero.
Resta un dato concreto, visibile a tutti: un letto d’ospedale, sensori applicati, numeri che scorrono sul display. Il resto è affidato alle frasi scelte dall’interessato. «Non mi state fermando. Mi state ricreando», scrive. Parole che per alcuni suonano come resilienza, per altri come l’ennesima spettacolarizzazione. Sulle condizioni reali, per ora, nessuna parola. Solo immagini e virgolettati.







