Le culle si riempiono meno di un tempo, ma i nomi scelti dai genitori italiani continuano a parlare forte. Parlano di radici, di immaginario, di un bisogno profondo di stabilità in un’epoca percepita come incerta. I dati Istat aggiornati all’autunno 2025 non sono solo una graduatoria anagrafica: sono una fotografia culturale del Paese che nasce.
A guidare la classifica femminile, senza sorprese ma con una forza che ormai va oltre la moda, c’è Sofia. Un nome antico, di origine greca, che significa “sapienza”, “conoscenza”. È primo in Italia e in gran parte dell’Occidente, nelle sue varianti internazionali, e rappresenta una scelta che tiene insieme universalità e profondità simbolica. Non è solo bello da pronunciare: è rassicurante. È un nome che promette solidità, equilibrio, intelligenza. Non a caso domina in un tempo in cui il futuro appare fragile e incerto.
Subito dietro, Aurora. Ed è qui che il dato si fa ancora più interessante. Aurora non è soltanto un nome: è un’immagine. È la luce che precede il giorno, la promessa di qualcosa che arriva dopo il buio. Nella mitologia latina Aurora – Eos per i greci – annuncia il Sole, apre il cielo al nuovo giorno. Ma è anche un nome profondamente sedimentato nell’immaginario collettivo moderno, dalla fiaba di Perrault alla sua consacrazione popolare con la Bella addormentata. Un nome che, oggi più che mai, sembra rispondere a un desiderio diffuso di rinascita.
Al terzo posto compare Ginevra, figura centrale della saga arturiana, regina, moglie di Artù e amante di Lancillotto. Un nome carico di ambiguità narrativa, di passione e tradimento, ma anche di regalità e fascino senza tempo. Seguono Vittoria, che non ha bisogno di spiegazioni simboliche, e Giulia, che dopo anni di dominio scivola al quinto posto. Un arretramento che non preoccupa gli studiosi: come spiega il linguista Enzo Caffarelli sul portale Treccani, «la storia dei nomi è ciclica. Alcuni si eclissano per poi tornare, altri resistono per decenni prima di perdere terreno».
Sul versante maschile il discorso si fa ancora più stratificato. Leonardo guida la classifica, seguito da Edoardo. Una coppia che sembra confermare la centralità dei nomi di matrice storica, più che delle mode effimere. Ma attenzione alle semplificazioni. Come chiarisce Caffarelli, Leonardo non è un nome germanico puro: “Leo” è greco-latino, rimanda al leone, simbolo di forza e regalità, mentre la seconda parte ha subito trasformazioni nel tempo. Edoardo, a sua volta, non indica semplicemente la forza guerriera, ma il ruolo di custode, di difensore.
A colpire, però, è soprattutto la risalita dei nomi legati all’epica classica. Enea, Ascanio, Ettore, Achille tornano a comparire con sempre maggiore frequenza. Non è nostalgia colta, ma bisogno di narrazione. Enea è l’uomo che fugge dalla distruzione per fondare qualcosa di nuovo; Ascanio è il figlio che eredita il destino; Achille è la forza vulnerabile, l’eroe invincibile e fragile insieme. Nomi che parlano di conflitto, di prova, di resistenza. Non casualmente tornano in un tempo attraversato da guerre, crisi e instabilità globale.
Accanto a loro resistono e crescono anche i nomi di origine ebraica: Tommaso, Mattia, Giovanni, Elia. Figure bibliche che evocano fede, testimonianza, vocazione. Un patrimonio simbolico che ha superato confini religiosi per diventare linguaggio universale.
Infine, c’è lo zoccolo duro del Novecento. Andrea, Giuseppe, Antonio, Pietro, Salvatore. Nomi che tengono soprattutto nel Mezzogiorno e nei piccoli centri, dove l’identità familiare pesa ancora più delle tendenze. Qui il nome non è solo una scelta individuale: è una continuità, un ponte tra generazioni.
A perdere terreno, invece, sono nomi che fino a pochi anni fa sembravano intoccabili, come Matteo e Maria, oggi fuori dai primi cinquanta. Segno che anche la tradizione, se non si rinnova simbolicamente, può diventare fragile.
In un’Italia che fa sempre meno figli, ogni nome pesa di più. È una dichiarazione, un atto culturale, a volte persino politico. E guardando queste scelte, si capisce che i genitori italiani non cercano originalità a ogni costo. Cercano senso. Cercano storie antiche per affrontare un presente incerto. E forse, attraverso quei nomi, provano a dare ai figli ciò che il mondo sembra offrire sempre meno: una direzione.







