Totti Soccer School nel caos, la segretaria accusa: “Pensano di essere intoccabili, mi hanno annullata” e i 130mila euro spariti

Francesco Totti

Totti Soccer School nel caos. Una sentenza c’è. È nero su bianco. Eppure i soldi no, quelli non si sono mai visti. È da qui che riparte una vicenda che rischia di trasformarsi in un caso mediatico e giudiziario sempre più ingombrante per la Totti Soccer School. Da una parte una ex dipendente che ha ottenuto in appello quasi 130mila euro tra stipendi arretrati e indennità. Dall’altra, secondo la procura, un sistema che avrebbe aggirato i pagamenti spostando gli incassi su altri conti. Nel mezzo, una frase che pesa come un macigno: «Pensano di essere intoccabili. Io mi sono sentita annullata».

I soldi riconosciuti ma mai pagati

La vicenda prende forma dopo la decisione della Corte d’appello, che riconosce alla donna quanto le spetta. Una vittoria piena, costruita su anni di lavoro e su una battaglia legale lunga e complessa. Ma è proprio dopo quella vittoria che, secondo quanto emerge, qualcosa si inceppa.

La procura ipotizza che, mentre i conti ufficiali venivano bloccati per garantire il pagamento, gli incassi dell’Academy sarebbero stati indirizzati altrove, su conti riconducibili a Riccardo Totti. Una mossa che avrebbe impedito di fatto di soddisfare il credito dell’ex dipendente. Da qui il sequestro preventivo dei conti, che ora apre un fronte giudiziario ancora più delicato.

“Per me erano una famiglia, ma mi sbagliavo”

La donna ripercorre la sua storia con toni amari, senza cercare sconti. «Nel 2007 cercavo lavoro, mio figlio giocava lì. Mi chiamano e per me diventano una famiglia. Ho lavorato dieci anni, sempre presente». Non una semplice segretaria, ma un punto di riferimento, come lei stessa sottolinea.

Poi il cambio improvviso. «Nel 2017 parlano di nuovi progetti e dal primo luglio mi ritrovo fuori, senza spiegazioni vere, separata e con una figlia minorenne». Il colpo, racconta, non è solo professionale ma anche personale. «Mi ritrovo senza nulla, neanche i contributi. Io con quei soldi pagavo l’affitto».

Totti Soccer School nel caos: la battaglia legale e la vittoria in appello

Da lì parte la causa. Un primo grado sfavorevole, poi la svolta. «In appello grazie alla mia fantastica avvocatessa, Francesca Massi, ho vinto». Una vittoria che avrebbe dovuto chiudere la vicenda. E invece l’ha riaperta, trasformandola in qualcosa di ancora più grande.

Dopo la sentenza, racconta, arriva finalmente un contatto. Ma non quello che si aspettava. «Pensavo in un confronto. Invece niente. Solo dopo la sentenza sono arrivati». E le proposte ricevute non la convincono. «Proposte che non ho accettato, offensive. Non erano adeguate».

“È una questione di dignità”

Il punto, per lei, non è solo economico. «Perché è una questione di dignità. Con me i furbi i Totti non li fanno». Una frase che fotografa il livello di tensione raggiunto e che segna una linea netta tra le parti.

La critica alla gestione è diretta, senza giri di parole. «L’hanno gestita male. E hanno pensato che tutto si sarebbe risolto a loro favore. Ma non funziona così». E poi la delusione, forse la ferita più evidente. «Ho sempre visto la famiglia Totti come una grande famiglia, ma quello che è successo dimostra il contrario: c’è stata prepotenza, un senso di onnipotenza».

Un caso destinato a crescere

Oggi la vicenda non è più solo una causa di lavoro. È un caso che intreccia giustizia civile, indagini della procura e un nome che, inevitabilmente, amplifica tutto. La frase finale della donna suona come una sfida aperta: «Io non sono nessuno, ma non lo sono nemmeno loro».

E mentre i conti vengono sequestrati e le accuse prendono forma, resta una domanda sospesa: come può una sentenza diventare carta straccia senza che nessuno paghi davvero il conto?