Un bambino europeo su quattro a rischio povertà: Bruxelles si dà una scadenza e si mette sotto pressione

Il Parlamento europeo alza il livello dello scontro politico sulla povertà e chiede alla Commissione di riconoscerla come una violazione della dignità umana. Non solo. Gli eurodeputati fissano anche un obiettivo preciso: eliminare la povertà nell’Unione europea entro il 2035. La richiesta arriva con un rapporto di iniziativa parlamentare approvato a larga maggioranza, con 385 voti favorevoli, 141 contrari e 53 astensioni.

Secondo l’assemblea, per raggiungere questo traguardo servono più risorse nel bilancio europeo di lungo periodo e soprattutto una migliore coordinazione tra Bruxelles e gli Stati membri. L’idea di fondo è chiara: senza una strategia comune e senza fondi adeguati, la lotta alla povertà resta solo uno slogan.

L’emergenza dei bambini poveri

Uno dei punti più forti del documento riguarda la povertà infantile. Oggi, secondo i dati citati nel rapporto, un bambino europeo su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale. Per questo il Parlamento chiede di rafforzare l’attuazione della Garanzia europea per l’infanzia, che dovrebbe assicurare accesso a cure sanitarie gratuite, istruzione, assistenza e alimentazione sana per tutti i bambini in difficoltà.

Gli eurodeputati propongono anche un impegno finanziario preciso: almeno 20 miliardi di euro dedicati alla Garanzia per l’infanzia. Inoltre, chiedono agli Stati membri di destinare almeno il 5% dei fondi del Fondo sociale europeo+ a progetti contro la povertà infantile. Nei Paesi dove il problema è più grave, la quota dovrebbe salire al 10%.

Lavoro e salari come primo argine alla povertà

Il Parlamento lega in modo diretto la lotta alla povertà alle politiche per il lavoro. Secondo il testo, piena occupazione e protezione sociale devono diventare obiettivi centrali delle politiche economiche. Questo significa puntare sulla tutela dei diritti dei lavoratori e su salari equi, a partire dal principio della parità di retribuzione per lo stesso lavoro.

Per ridurre la povertà anche tra chi un impiego ce l’ha, gli eurodeputati chiedono più servizi per l’infanzia e un migliore orientamento professionale. L’idea è semplice: senza servizi e senza percorsi di crescita, anche lavorare può non bastare per uscire dalla precarietà.

Servizi pubblici e casa: diritti da garantire a tutti

Un altro capitolo centrale riguarda l’accesso universale ai servizi pubblici. Il Parlamento chiede più investimenti in politiche che garantiscano a tutti casa, cibo, acqua, servizi igienici, energia e trasporti. Secondo gli eurodeputati, questo approccio può spezzare il ciclo della povertà che si trasmette tra generazioni e favorire una vera inclusione sociale e lavorativa.

In questo quadro, arriva anche una richiesta politica forte: un piano d’azione europeo per porre fine ai senzatetto entro il 2030. Il piano dovrebbe prevedere misure specifiche per bambini e famiglie, per chi perde il lavoro e per le donne, che spesso pagano il prezzo più alto nelle situazioni di marginalità.

Dare voce a chi vive in povertà

Il rapporto non si limita alle misure economiche. Il Parlamento chiede anche di rafforzare la partecipazione politica delle persone che vivono in povertà. L’obiettivo è coinvolgerle nelle decisioni e nella valutazione delle politiche che le riguardano. In altre parole, non più solo destinatari di aiuti, ma parte attiva nella costruzione delle soluzioni.

Il relatore João Oliveira riassume così lo spirito della proposta: la strategia contro la povertà deve essere ambiziosa, affrontare le cause strutturali, migliorare le condizioni di lavoro, investire nei servizi pubblici e garantire una casa dignitosa a tutti. Senza un budget adeguato e senza il coinvolgimento diretto delle persone interessate, però, il rischio è restare fermi alle buone intenzioni.

Un obiettivo ambizioso, una sfida aperta

I numeri spiegano perché il Parlamento vuole accelerare. Nel 2024, 93,3 milioni di persone nell’Ue erano a rischio povertà o esclusione sociale, tra cui 20 milioni di bambini. L’Unione si è già impegnata a ridurre queste cifre entro il 2030, ma ora il Parlamento spinge per una strategia ancora più forte, che la Commissione dovrebbe presentare nel 2026.