La scena è quella di un’audizione lunga, formale, pesante. Due ore e mezzo davanti ai pm milanesi Alessandro Gobbis e all’aggiunto Letizia Mannella, con un racconto che, per la persona che lo riferisce, ha il peso di anni. Antonio Medugno, modello e influencer, è stato sentito ieri in procura e – secondo quanto riportato – ha confermato le accuse rivolte ad Alfonso Signorini, presentatore Mediaset e giornalista, in un filone che la Procura sta valutando con tutte le cautele del caso: perimetro delle condotte contestate, riscontri, eventuali ulteriori testimonianze, separazione tra ipotesi e fatti accertati.
Medugno, 27enne napoletano, avrebbe messo a verbale che nella primavera 2021 Signorini gli avrebbe fatto intendere che «se mi fossi concesso, sarei entrato nella Casa», riferendosi all’edizione 2021-2022 del programma. Secondo la versione del modello, dopo una notte di avances respinte, ci sarebbe stato un rifiuto e, fuori dal programma, l’ingresso sarebbe arrivato soltanto “da ripescato”, in un secondo momento e in circostanze diverse. Sono elementi che, allo stato, vengono raccontati come parte dell’accusa e che restano al vaglio degli inquirenti.
Al centro della testimonianza ci sono anche affermazioni che Medugno ha già espresso pubblicamente e che ribadisce con toni netti, insistendo su un punto: le voci circolate in rete e le ricostruzioni che lo riguardano, dice, lo avrebbero travolto. “Io non sto bene, sono stato buttato in questa situazione dal nulla. Viene detto che sono gay, viene detto che sono andato a letto con Signorini, viene detto che per entrare al Grande Fratello Vip ho fatto questo ed è una cosa non vera”, ha dichiarato. E, sempre nella sua versione, porta a supporto alcuni messaggi scambiati con il giornalista: “Dalle chat si evince che io non ci sono mai stato a letto. Anzi, lui dice: “Ho visto che tu non riesci proprio ad avere un minimo approccio fisico, quindi da questo momento in poi io e te abbiamo solo un rapporto professionale”. A me faceva proprio schifo, letteralmente”.
È un passaggio che, per come viene riferito, segna il confine tra ciò che Medugno sostiene di aver subito e ciò che rivendica di non aver mai fatto. Nella stessa linea si inserisce l’altro virgolettato che chiama in causa una domanda a sfondo sessuale presente in una chat: “Ma cosa rispondo a un “dove ti piace venire?” Io non sono abituato a una cosa del genere. Cosa devo rispondere? Non ho fatto nulla”.
Poi c’è la frase più grave, quella che alza il livello della narrazione e, se ritenuta attendibile e riscontrata, potrebbe avere un peso decisivo nel procedimento: “Anzi – ha proseguito – ho subito una violenza che mi sono portato dentro per anni e che non ho mai esternato a nessuno, nemmeno alla mia famiglia”. È qui che, inevitabilmente, il racconto esce dal perimetro del gossip e resta in quello della cronaca giudiziaria, dove le parole vanno maneggiate con attenzione doppia: perché c’è chi accusa, chi si difende e un’indagine che deve verificare.
Medugno, sempre secondo quanto riferisce, ricostruisce anche il contesto del presunto episodio avvenuto a casa del conduttore e la motivazione che lo avrebbe spinto ad accettare l’incontro, nella speranza di essere valutato professionalmente senza “compromessi”. “Io – ha spiegato sempre il giovane – sono andato lì con la speranza che Signorini capisse che se anche non facessi parte di quelle schifezze, comprendesse che persona sono io, cioè una persona con dei valori e perbene, una persona che poteva lavorare senza scendere a compromessi”. E aggiunge un dettaglio che, nella sua versione, ha il sapore di una precauzione: Medugno parla di una foto scattata quel giorno “per paura che poi potesse succedermi qualcosa”, e riferisce un contatto fisico: “Io mi spaventai quando andai da lui. Mi feci la foto per paura che poi potesse succedermi qualcosa. Anche il fatto che mi ha messo la mano sui genitali, io lo dissi allo psicologo dopo un mese che ne parlavamo”.
Sul piano delle implicazioni, Medugno sostiene inoltre che non si tratterebbe di un caso isolato. In procura avrebbe ribadito l’idea di un “sistema” e la convinzione che altre persone potrebbero parlare: «So che è successo anche ad altre persone». È un’asserzione che, di per sé, richiede verifiche e riscontri esterni e che può aprire scenari investigativi soltanto se accompagnata da elementi concreti, nominativi, circostanze, ulteriori denunce.
Dall’altra parte, la posizione di Alfonso Signorini viene descritta come netta. Il conduttore, attraverso i suoi legali, si è dichiarato innocente, respingendo le accuse mosse nei suoi confronti. E la Procura, secondo quanto riportato, sta raccogliendo versioni e atti in fascicoli distinti: da un lato l’inchiesta per revenge porn legata alla diffusione di contenuti sessualmente espliciti senza consenso; dall’altro la querela di Medugno, indicato come presunta parte offesa, per ipotesi di violenza sessuale ed estorsione nei confronti del volto tv.
In parallelo, Signorini ha scelto di intervenire pubblicamente con un editoriale su Chi, collegando la sua strategia comunicativa al tema del silenzio: “C’è stato un tempo in cui il silenzio faceva paura. Oggi fa scandalo. In una società dove tutti parlano, commentano, urlano, spiegano, si giustificano, si assolvono e si condannano in tempo reale, il silenzio è diventato un atto sovversivo. Quasi una provocazione. Perché il silenzio, oggi, non è assenza: è una scelta”.
Ora la partita è tutta giudiziaria: ascolto, riscontri, valutazioni, eventuali ulteriori audizioni. Perché tra le frasi pronunciate fuori e quelle messe a verbale c’è un passaggio decisivo, quello che trasforma un racconto in un fatto giuridicamente accertato o, al contrario, in un’ipotesi non dimostrabile. E in mezzo, come sempre, resta la parte più delicata: la vita di chi accusa e la reputazione di chi si difende, mentre la Procura prova a capire che cosa sia davvero accaduto.







