Il mare che nelle ultime settimane si è preso case, strade, piazze e moli, ora restituisce corpi. Non uno, non due. Oltre quindici tra Calabria e Sicilia. Spinti a riva dalle mareggiate, trascinati dalle correnti dopo giorni – forse settimane – trascorse in acqua. Sono apparizioni silenziose, improvvise, che interrompono la normalità delle spiagge d’inverno e trasformano la linea dell’orizzonte in un confine tragico.
Quattro cadaveri in dieci giorni sul Tirreno calabrese, tra Amantea, Scalea e Tropea. Undici tra Trapani, Pantelleria e Marsala. Alcuni nudi, altri coperti da brandelli di vestiti. Pochissimi con un giubbotto salvagente o qualcosa che gli somigliasse. Corpi che raccontano di viaggi disperati, di traversate mai arrivate a destinazione. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di migranti che hanno tentato di attraversare il Mediterraneo e sono stati inghiottiti dal mare.
Non c’è una lista ufficiale, non c’è un naufragio rivendicato da un soccorso. Sono i cosiddetti naufragi fantasma: barche partite, mai arrivate, mai intercettate. Durante il passaggio del ciclone Harry, la Guardia costiera aveva segnalato almeno otto imbarcazioni in difficoltà, con a bordo circa 380 persone. Ma secondo Refugees in Lybia il numero sarebbe molto più alto: almeno mille i dispersi. Numeri che si rincorrono senza un riscontro definitivo, mentre il mare continua a restituire prove mute.
L’ultimo ritrovamento è avvenuto a Tropea. A lanciare l’allarme sono stati alcuni studenti che, dalle finestre della loro classe, hanno visto uno – forse due – corpi galleggiare tra le onde. Almeno uno è stato portato a riva. Si è adagiato sulla battigia con addosso un giubbottino salvagente arancione, fluorescente ma inutile. Poi le onde lo hanno ripreso. Ci sono volute ore per recuperare almeno una parte del corpo. Il mare, in settimane, ne aveva già cancellato i tratti.
Secondo i primi rilievi si tratterebbe di un uomo giovane. Ma l’identità, come spesso accade in questi casi, è sospesa fino all’autopsia. La procura di Vibo Valentia ha aperto un fascicolo. Lo stesso ha fatto il procuratore di Paola, Domenico Fiordelisi, per i corpi ritrovati nei giorni precedenti. «Al momento non abbiamo elementi per collegare i ritrovamenti dei tre cadaveri a un naufragio in particolare», ha spiegato.
Anche in Sicilia si indaga. A Trapani, nelle ultime ore, sono stati recuperati altri tre corpi lungo la costa; due erano stati trovati al largo dalla Guardia costiera. A Pantelleria il mare ne aveva già restituiti altri nei giorni scorsi. Ogni recupero apre un fascicolo, ogni fascicolo prova a ricostruire una storia che spesso non ha testimoni né registri di partenza.
Le organizzazioni umanitarie parlano apertamente di una tragedia sommersa. «Fino ad ora – ha denunciato Laura Marmorale di Mediterranea Saving Humans – la sorte delle oltre mille persone che si teme siano morte rimane sconosciuta perché le autorità italiane, tunisine e maltesi hanno deliberatamente ignorato e rifiutato di avviare una missione completa di ricerca e recupero». Parole dure, che trovano eco in quelle di David Yambio, portavoce di Refugees in Lybia: «Significa che quei morti non hanno significato per loro».
Dal Viminale la risposta è rimasta su un altro piano. «Nel solo mese di gennaio 2026 gli sbarchi sono crollati del 58%. Sono arrivati 1.938 migranti contro i 4.402 dello stesso periodo del 2025». Numeri che raccontano una diminuzione degli arrivi, ma che non spiegano che fine abbiano fatto coloro che non sono mai arrivati.
Secondo l’Oim, l’agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, dall’inizio dell’anno sono almeno 486 le vittime accertate nel Mediterraneo. Ma la stessa organizzazione ammette che «centinaia di morti potrebbero essere state non registrate». È la zona grigia del mare, quella che non lascia tracce immediate, che non produce statistiche definitive.
Nel frattempo, sulle spiagge di Calabria e Sicilia, i corpi continuano ad affiorare. Non hanno nome, non hanno volto riconoscibile. Hanno solo la forza di riportare a galla una domanda che nessuna cifra riesce a cancellare: quante di quelle vite sono state inghiottite senza che nessuno potesse raccontarle?







