Caso Garlasco, il fronte dell’orario è decisivo: “Se cambia l’ora della morte, Alberto esce dalla scena del crimine”

Chiara Poggi – @lacapitalenews.it

Caso Garlasco, il fronte dell’orario è decisivo: il punto non è più soltanto capire se esistano nuovi elementi investigativi. Il punto, adesso, è capire se quei nuovi elementi siano abbastanza forti da incrinare il perno stesso della condanna definitiva di Alberto Stasi. Ed è su questo terreno che si muovono le parole di Giada Bocellari, legale dell’ex fidanzato di Chiara Poggi, intervenuta dopo le indiscrezioni circolate sulla super perizia firmata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo.

La linea della difesa è netta. Se la consulenza dovesse davvero collocare l’omicidio in una finestra temporale successiva rispetto a quella finora ritenuta valida, e se dovesse anche allungare la durata dell’azione omicidiaria, allora per Stasi non si parlerebbe più solo di elementi a discarico. Si entrerebbe in un territorio ancora più pesante: quello della prova negativa della sua responsabilità. In altre parole, secondo la difesa, Alberto uscirebbe del tutto dalla scena del crimine.

Il nodo centrale è l’orario della morte di Chiara Poggi

Tutto si gioca su un dettaglio che dettaglio non è. Le indiscrezioni emerse nelle ultime ore raccontano infatti di una possibile ricostruzione nuova degli ultimi minuti di vita di Chiara Poggi. Non più un’aggressione lampo, consumata in una manciata di istanti, ma un’azione più lunga, più complessa, forse accompagnata da una colluttazione vera. E soprattutto, collocata almeno mezz’ora dopo la colazione della vittima.

Se questo punto dovesse essere confermato, la conseguenza sarebbe immediata. Verrebbe messa in discussione la strettissima finestra temporale entro cui la sentenza definitiva ha collocato l’omicidio e, con essa, la compatibilità della presenza di Stasi nella villetta di via Pascoli. È su questo che insiste Bocellari: Alberto, secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbe avuto appena 23 minuti complessivi per uccidere Chiara e rientrare. Se l’orario della morte slitta in avanti, quel castello crolla.

Per la difesa sarebbe già materia da revisione

L’avvocata usa parole molto pesanti e molto precise. Parla di un elemento che, in quanto “prova negativa”, sarebbe di per sé sufficiente ad affrontare una revisione del processo. Ed è qui che il discorso si fa più interessante, perché la difesa separa nettamente il destino di Stasi da quello dell’altro filone investigativo.

Andrea Sempio, attualmente indagato per concorso nell’omicidio con terzi o con lo stesso Stasi, per Bocellari non è il punto decisivo in questa fase. Le due questioni, dice in sostanza la difesa, non devono procedere per forza insieme. Prima ancora di stabilire eventuali nuove responsabilità, andrebbe sciolto il nodo più immediato: se l’orario della morte cambia davvero, Stasi non può essere più considerato presente sulla scena del crimine.

La prudenza, comunque, resta obbligatoria. Bocellari lo sottolinea chiaramente: si tratta ancora di indiscrezioni, e nell’ultimo anno attorno al caso ne sono circolate parecchie. La difesa, almeno ufficialmente, aspetta di leggere le carte. Ma il messaggio politico-giudiziario è già partito: se quelle anticipazioni verranno confermate, il peso sulla posizione di Alberto Stasi sarebbe dirimente.

La difesa insiste: alcuni segnali c’erano già allora

C’è poi un altro passaggio che merita attenzione. Secondo la legale, alcune delle notizie rimbalzate in queste ore non sarebbero affatto una sorpresa assoluta. Nella relazione autoptica firmata da Ballardini, ricorda Bocellari, si parlava già di contusioni e di aggressione a mani nude. Dunque non si tratterebbe di elementi emersi dal nulla, ma di aspetti che allora non vennero davvero valorizzati, perché nella cronologia di quel momento la loro portata non cambiava l’impianto accusatorio.

Oggi, però, la situazione sarebbe completamente diversa. Perché allora, nella lettura processuale, Stasi non aveva un alibi credibile e la durata dell’azione omicidiaria incideva meno. Adesso invece ogni minuto pesa. E pesa soprattutto se può spostare la vittima, l’aggressione e la morte fuori dal perimetro temporale compatibile con la presenza dell’unico condannato.

Caso Garlasco, il fronte dell’orario è decisivo

Per questo la difesa ribadisce che la revisione del processo verrà comunque chiesta, ma solo dopo la chiusura delle indagini, così da muoversi con un quadro completo. È una posizione che punta a non farsi travolgere dal rumore delle anticipazioni, ma al tempo stesso mette già un paletto molto chiaro: se la nuova perizia confermerà davvero una morte più tarda e un’aggressione più lunga, il caso Garlasco rischia di riaprirsi dal suo punto più esplosivo. E cioè dalla possibilità che l’uomo condannato in via definitiva, in quell’ora decisiva, lì non ci fosse affatto.