Caso Garlasco, spunta un biglietto anonimo sulla tomba di Chiara Poggi: “Ad uccidere è stato Marco”

delitto Garlasco

Al centro dei riflettori sul caso Garlasco c’è un episodio dai contorni spettrali: un biglietto anonimo lasciato sulla tomba di Chiara Poggi poche settimane dopo l’omicidio. Un messaggio breve, scritto a stampatello, che puntava il dito contro un nome preciso: “Ad uccidere è stato Marco”.

L’intercettazione choc al cimitero

Il dettaglio dell’ottobre 2007 è stato riportato alla luce durante l’ultima puntata de “Lo Stato delle Cose” su Rai3 condotta da Massimo Giletti: un audio che restituisce tutto il terrore di Rita Preda, la madre di Chiara. La donna, trovando quel foglietto infilato nella porta della cappella di famiglia, chiamò immediatamente l’avvocato Tizzoni: “Sto tremando adesso”, confessò al legale.

Quel biglietto, consegnato ai carabinieri, conteneva un’accusa diretta che avrebbe potuto far crollare l’intero impianto investigativo. Ma chi era il “Marco” a cui faceva riferimento la mano anonima? Un tentativo di depistaggio o una verità rimasta sepolta per anni?

Il mistero di Marco Poggi

Il primo pensiero di molti, all’epoca, andò a Marco Poggi, il fratello della vittima. Nonostante il ragazzo si trovasse in montagna con i genitori il giorno del delitto (un alibi di ferro mai messo in discussione), il suo nome è stato spesso trascinato nel “clima tossico” che ha circondato la famiglia.

Oggi di Marco Poggisi sono perse le tracce”, una sparizione volontaria che Massimo Giletti ha voluto sottolineare: “È curioso che non si sia mai visto”, ha commentato il conduttore, riportando anche le parole di Andrea Sempio, secondo cui il giovane avrebbe fatto bene ad andarsene lontano per rifarsi una vita. Il suo avvocato, Fabrizio Fico, parla di una scelta di riservatezza dovuta proprio alle “tesi assurde” e ai complotti che hanno preso di mira il fratello di Chiara Poggi, vittima due volte di questa immane tragedia.

Se non era il fratello, chi era il “Marco” del biglietto?

L’avvocato della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, ha cercato di fare chiarezza su quell’intercettazione. All’epoca, per rassicurare la madre terrorizzata, si ipotizzò che il biglietto potesse riferirsi a Marco Panzarasa, un amico di Alberto Stasi.

Tuttavia, anche questa pista si rivelò un vicolo cieco: Panzarasa, esattamente come il fratello di Chiara, aveva un alibi inattaccabile, trovandosi a Loano, in Liguria, il giorno dell’omicidio. Resta però un interrogativo inquietante che dopo 17 anni non ha ancora risposta: chi si è preso la briga di scrivere quel biglietto e di portarlo fin sulla tomba di Chiara? Un mitomane o qualcuno che voleva scientemente allontanare i sospetti da Alberto Stasi?