Chi è Vincenzo Iozzo, l’hacker calabrese che compare centinaia di volte negli Epstein Files

Jeffrey Epstein

Tra i nomi italiani che affiorano nell’enorme archivio di email e documenti legati al caso di Jeffrey Epstein, reso pubblico dal Department of Justice degli Stati Uniti, c’è anche quello di Vincenzo Iozzo. Un nome che ha attirato attenzione non per marginalità, ma per il profilo: Iozzo è calabrese ed è considerato uno dei protagonisti più brillanti della cyber-sicurezza internazionale. Nei file raccolti nella cosiddetta Epstein Library il cognome “Iozzo” compare centinaia di volte, insieme alla variante “Lozzo”, probabilmente dovuta a errori di trascrizione automatica dei sistemi Ocr utilizzati per digitalizzare i documenti.

Nato in Calabria, Iozzo si laurea in Ingegneria informatica al Politecnico di Milano nel 2010. È l’inizio di una carriera rapidissima che lo porta a imporsi sulla scena globale della sicurezza informatica. Tra il 2010 e il 2012 vince per tre anni consecutivi il concorso Pwn2Own, una delle competizioni più prestigiose del settore, diventando noto per la capacità di individuare vulnerabilità zero-day, falle sconosciute ai produttori e quindi particolarmente ambite. Nel 2010 compromette un iPhone 3GS, nel 2011, insieme al suo team, un BlackBerry Torch, nel 2012 il browser Firefox. Risultati che lo collocano stabilmente nell’élite mondiale della ricerca offensiva. È anche co-autore dell’“iOS Hacker’s Handbook”, pubblicato da Wiley nel 2012, testo che per anni è stato una bussola per chi lavora sulla sicurezza dei dispositivi Apple.

Dal 2012 al 2014 Iozzo ricopre il ruolo di Chief of Staff e Principal Security Engineer presso Trail of Bits, società di primo piano nel panorama della cyber-sicurezza statunitense, impegnata anche in progetti per grandi aziende tecnologiche e per il settore pubblico. Nel 2015 fonda Iperlane, startup specializzata nella sicurezza mobile, che viene acquisita nel 2017 da CrowdStrike, uno dei grandi nomi del settore. Dopo l’acquisizione resta in azienda come Senior Director fino al 2021. Parallelamente, tra il 2016 e il 2020, è Research Affiliate al MIT Media Lab. Oggi guida SlashID, piattaforma dedicata alla sicurezza dell’identità digitale.

Il suo nome entra nel perimetro mediatico del caso Epstein a seguito della pubblicazione, negli scorsi giorni, di circa 3,5 milioni di pagine di documenti raccolti dal Dipartimento di Giustizia. In uno di questi atti, un informatore dell’Federal Bureau of Investigation fa riferimento all’esistenza di un presunto “hacker personale” del finanziere. Il documento non indica un nome, ma descrive un profilo che diversi utenti sui social hanno ritenuto sovrapponibile a quello di Iozzo: cittadino italiano nato in Calabria, specializzato nello sviluppo di exploit zero-day, tra i primi a individuare vulnerabilità su BlackBerry e iOS, fondatore di una società poi acquisita da CrowdStrike nell’autunno del 2017. È da qui che nasce il cortocircuito mediatico.

Il punto centrale, però, è la natura di quel documento. Si tratta di un appunto basato sulle dichiarazioni di una singola fonte confidenziale, non di una conclusione investigativa. All’interno del materiale pubblicato non compaiono ricostruzioni ufficiali che attribuiscano un ruolo specifico a Iozzo nelle attività criminali di Epstein. Le email in cui il suo nome compare – o in cui appare la variante “Lozzo” – sono scambi di messaggi di carattere organizzativo, utilizzati per coordinare incontri. In alcuni casi i messaggi sono diretti con Epstein, in altri coinvolgono membri del suo staff, come l’assistente Lesley Groff.

È questo l’unico dato oggettivo che emerge dai documenti: contatti, comunicazioni, appuntamenti. Tutto il resto si muove sul terreno delle interpretazioni, delle coincidenze biografiche e delle letture incrociate di un archivio sterminato, che continua a produrre suggestioni e interrogativi. La presenza del nome di Vincenzo Iozzo negli Epstein Files resta quindi un fatto documentale, che si colloca in una zona grigia dove convivono profili professionali di altissimo livello, ricostruzioni indirette e un caso giudiziario che, ancora oggi, continua a proiettare ombre ben oltre la figura del finanziere americano.