Delitto di Garlasco, i tagli sulle palpebre di Chiara Poggi riaprono il mistero: “Un messaggio dell’assassino”

Delitto di Garlasco -Pavia, Alberto Stasi si presenta a sorpresa in tribunale per l’incidente probatorio sul delitto di Garlasco

Il delitto di Garlasco continua a produrre nuove ipotesi e interpretazioni, a quasi vent’anni dalla morte di Chiara Poggi. L’ultima arriva da Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio, che in diverse trasmissioni televisive ha rilanciato una teoria destinata a far discutere. Secondo il legale, Chiara Poggi sarebbe stata uccisa perché aveva visto qualcosa

Lovati lega questa ipotesi a un dettaglio che da tempo alimenta il dibattito tra osservatori e investigatori: alcune ferite trovate sulle palpebre della vittima. Secondo l’avvocato non si tratterebbe di segni provocati durante la colluttazione ma di tagli effettuati con uno strumento preciso, forse un bisturi. Il significato, nella sua interpretazione, sarebbe simbolico: “Chiara non doveva guardare”.

Un’ipotesi che però, almeno per ora, non trova riscontri nelle perizie ufficiali e resta una ricostruzione personale dell’ex difensore.

I file nel computer di Chiara Poggi

La teoria di Lovati si collega a un altro elemento tornato sotto i riflettori negli ultimi mesi: il contenuto del computer di Chiara Poggi. Nei giorni precedenti all’omicidio, la ragazza aveva salvato diversi articoli e documenti su una chiavetta USB.

Tra questi, l’8 giugno, un articolo che descriveva il profilo psicologico di un pedofilo. Nello stesso periodo aveva archiviato anche un testo sull’anoressia e sugli effetti delle relazioni abusive. Il 12 giugno, invece, aveva salvato un reportage dedicato alle vittime di violenza da parte di ecclesiastici. Secondo Lovati, proprio queste ricerche potrebbero essere la chiave per comprendere il movente del delitto. L’avvocato sostiene che Chiara avrebbe riconosciuto “persone reali” in alcuni contenuti trovati online, ipotizzando addirittura l’esistenza di una rete internazionale di pedofili dietro l’omicidio.

Le perizie informatiche finora svolte, tuttavia, non hanno individuato nel computer della ragazza materiali riconducibili a contenuti pedopornografici o a filmati di torture o omicidi. Il legame tra le ricerche salvate e il delitto resta quindi, allo stato attuale, solo una congettura.

Lovati: “Stasi e Sempio sono innocenti”

Nel corso di alcune trasmissioni televisive, tra cui programmi di cronaca e dibattito come quelli trasmessi da emittenti regionali, Lovati ha ribadito anche un’altra convinzione: sia Andrea Sempio sia Alberto Stasi sarebbero innocenti. Stasi, come noto, è stato condannato in via definitiva per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Lovati però sostiene che l’ex studente bocconiano avrebbe mentito durante le indagini perché minacciato, ma senza essere l’assassino.

L’ex difensore di Sempio ha parlato anche dello scontrino del parcheggio presentato dal suo ex assistito, definendolo “una leggerezza di un innocente” dettata dal panico e non un tentativo di depistaggio. Secondo la sua ricostruzione, il delitto sarebbe stato commesso da un sicario e il vero movente non sarebbe mai emerso durante il processo.

Le nuove perizie e il plastico della difesa

Nel frattempo la Procura di Pavia è in attesa dei risultati di una delle ultime perizie ancora aperte: quella sui file contenuti nel computer di Chiara Poggi. Gli investigatori stanno cercando di chiarire se il materiale salvato dalla ragazza nei mesi precedenti all’omicidio possa avere un collegamento con quanto accaduto nella villetta di Garlasco. Parallelamente la difesa di Andrea Sempio avrebbe ricostruito un plastico della scena del crimine per analizzare con maggiore precisione la dinamica dell’omicidio e le ferite riportate dalla vittima. L’obiettivo sarebbe quello di capire quale oggetto possa essere stato utilizzato come arma del delitto.

Lovati sostiene che l’assassino avrebbe portato con sé un kit di strumenti e che le armi non siano mai state ritrovate proprio perché sarebbero state portate via dopo il delitto. Si tratta, anche in questo caso, di una ricostruzione che non è stata confermata da elementi giudiziari. Ma nel caso di Garlasco ogni nuovo dettaglio, ogni ipotesi e ogni perizia continua ad alimentare un dibattito che da anni divide opinione pubblica, investigatori e tribunali.