Ci volevano le Olimpiadi per portare la criminalità a Cortina: prima rapina armata nella storia, gioielleria svaligiata in pieno centro

Cortina, nevicata in centro città

Ci voleva il conto alla rovescia verso le Olimpiadi per scoprire che nemmeno Cortina d’Ampezzo è più un’isola felice. Nemmeno il salotto alpino d’Italia, la vetrina internazionale della montagna chic, il luogo dove per decenni il tempo sembrava essersi fermato tra vetrine curate e rituali immutabili, è rimasto impermeabile alla criminalità organizzata. È bastata una mattina qualunque, poco prima di mezzogiorno, perché la cartolina si strappasse.

È successo in Corso Italia, la spina dorsale del centro, dove il turismo di lusso si mescola alla quotidianità dei residenti. Qui tre uomini hanno fatto irruzione nella storica gioielleria Cacciari Salvati, un nome che a Cortina non è solo un’insegna ma una certezza, un punto di riferimento per generazioni di clienti, amatissima dalle “sciure” milanesi e non solo. Un luogo che nessuno avrebbe mai immaginato potesse diventare teatro di una rapina a mano armata.

I due malviventi entrati nel negozio hanno agito con freddezza. A volto scoperto, secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, hanno puntato un’arma contro la commessa presente, immobilizzandola e impedendole qualsiasi reazione. Pochi minuti, forse meno. Il tempo necessario per riempire due borsoni di gioielli, orologi e preziosi, poi la fuga. All’esterno li attendeva un terzo complice, al volante di un’auto risultata rubata, utilizzata come mezzo di appoggio per dileguarsi rapidamente tra le strade della cittadina.

L’auto è stata ritrovata poco dopo dalle forze dell’ordine in una zona defilata di Cortina, abbandonata, come spesso accade nei colpi preparati con cura. Dei rapinatori, invece, nessuna traccia. Non sarebbero di nazionalità italiana, dettaglio che ora apre un fronte investigativo più ampio e che conferma come il colpo non sia stato improvvisato, ma pianificato con attenzione, scegliendo tempi, luogo e modalità.

Il dato che colpisce più di ogni altro è uno: si tratta della prima rapina a mano armata mai registrata nella storia di Cortina d’Ampezzo. Un evento che segna uno spartiacque simbolico prima ancora che criminale. Qui, fino a ieri, il concetto stesso di rapina sembrava appartenere a un altrove lontano, alle cronache delle grandi città. A Cortina si parlava di furti d’appartamento, al massimo di episodi isolati. Mai di un’irruzione armata in pieno giorno, nel cuore del paese, davanti agli occhi di residenti e turisti.

E il contesto rende tutto ancora più inquietante. Cortina è al centro di un’esposizione mediatica e infrastrutturale senza precedenti in vista dei Giochi olimpici invernali. Cantieri aperti, flussi di denaro, arrivo di investitori, aumento dei movimenti. Un ecosistema che, come dimostrano molte esperienze internazionali, attira inevitabilmente anche interessi criminali. Dove girano soldi, dove il valore è concentrato in pochi metri quadrati, qualcuno prima o poi prova a colpire.

La gioielleria Cacciari Salvati non è stata scelta a caso. È in posizione centrale, conosciuta, con merce di altissimo valore. Colpire lì significa lanciare un messaggio: se si può agire a Cortina, si può agire ovunque. E soprattutto significa testare il sistema di sicurezza di una località che dovrebbe essere blindata, presidiata, pronta a reggere l’urto di un evento globale.

Le domande ora si moltiplicano. Com’è possibile che tre uomini armati abbiano potuto agire indisturbati in pieno centro, a mezzogiorno? Com’è possibile che siano riusciti a fuggire senza essere intercettati immediatamente? Qual è il livello reale di controllo del territorio, oggi, in una Cortina che si prepara a ospitare il mondo?

Le forze dell’ordine lavorano senza sosta, analizzano le immagini delle telecamere, ricostruiscono i movimenti, seguono le piste aperte dal ritrovamento dell’auto rubata. Ma intanto la ferita resta. Perché questa rapina non è solo un fatto di cronaca nera: è la fine di un’illusione collettiva. È la prova che nemmeno i luoghi simbolo del benessere e della tranquillità sono più immuni.

Cortina, da sempre sinonimo di eleganza discreta e sicurezza, si scopre vulnerabile proprio nel momento in cui dovrebbe mostrarsi impeccabile agli occhi del mondo. E mentre i Giochi si avvicinano, la domanda resta sospesa nell’aria rarefatta delle Dolomiti: se questo è l’inizio, cosa potrebbe ancora accadere quando i riflettori saranno tutti accesi.