L’ex paparazzo racconta di aver deciso di uscire allo scoperto dopo aver visto un’uscita pubblica di Alfonso Signorini legata alla presentazione di un libro. “In quel momento mi sono detto che era arrivato il momento di smetterla di raccontare balle e di raccontare come stanno davvero le cose”, afferma. E rincara: “Puoi scrivere un libro che parla d’amore, di matrimonio, quando per quindici o vent’anni ci hai provato con chiunque?”.
Secondo Corona, non si tratta di una questione personale né tantomeno di vendetta. Tra lui e Signorini, spiega, non sarebbe mai esistita un’amicizia, ma solo un rapporto professionale basato su un interesse reciproco. “Io non ho amici quando ho un’intuizione giornalistica. Con Signorini ho una conoscenza che dura da trent’anni, ma non la chiamo amicizia. Non c’è mai stata condivisione, non c’è mai stato supporto nei momenti difficili”.
Corona ricostruisce il rapporto professionale partendo dagli anni in cui Signorini ricopriva un ruolo di vertice in una nota testata di gossip. “Era costretto a trattarmi, perché io ero l’agenzia più importante che c’era in Italia. Dal 2006 in poi avrò fatto una cinquantina di copertine, una cinquantina di servizi. Lui sapeva che io questo lavoro lo sapevo fare meglio di tutti. A me serviva lui, a lui servivo io. Punto”.
Negli ultimi due anni, racconta ancora, i rapporti si sarebbero interrotti, ma senza rancore personale. “Non mi pubblica più, ma non è quello il punto. Non lo faccio per risentimento e non lo faccio per vendetta”.
Il cuore dell’attacco, però, è un altro. Corona sostiene di aver deciso di colpire non tanto la persona, quanto ciò che rappresenterebbe. “Io non ho attaccato Signorini perché ce l’ho con lui. Ho attaccato l’elemento più importante del sistema della comunicazione. Sono entrato in quel sistema con un fine preciso: entrarci per distruggerlo”. Un’affermazione che lascia intendere una strategia più ampia, quasi ideologica, che va oltre il singolo caso.
A supporto delle sue accuse, Corona parla di materiale che definisce “terrificante”. Chat, messaggi, conversazioni che – sostiene – gli sarebbero state consegnate direttamente da uno dei protagonisti della vicenda, Antonio Medugno. “Se le chat te le danno le persone coinvolte, tu hai il diritto di pubblicarle. E se poi ti querelano e tu hai detto la verità, stai dalla parte giusta”. È qui che arriva l’annuncio più pesante: “C’è una nuova denuncia già depositata. E ce ne sono almeno altre due pronte a partire. Non mi fermo qui”. Un’escalation che, nelle parole di Corona, non sarebbe ancora arrivata al punto massimo. “Io ho una marea di materiale terrificante: chat, messaggi, prove”.
Nel racconto entra anche Medugno, indicato da Corona come il “caso zero” del presunto sistema. Il giovane parla di una situazione personale devastante. “Io non sto bene. Sono stato buttato in questa situazione dal nulla. Ho subito una violenza che mi sono portato dietro per anni e che non ho mai raccontato nemmeno alla mia famiglia”. Racconta di averlo confidato solo al suo vecchio manager e di non essere mai riuscito a parlarne nemmeno con il suo migliore amico. Medugno sostiene che il sistema denunciato da Corona esisterebbe davvero. “Secondo me sì. Va avanti da anni. Me l’ha detto chiunque. Perché non parlano? Perché c’è paura. Perché c’è potere”. Aggiunge di aver sporto querela anche contro i legali di Signorini per alcune dichiarazioni ritenute diffamatorie. “Mi hanno dato del ‘balordo’. Non possono farlo. Ho querelato anche l’avvocato, perché certe cose non si possono dire”.
Infine, Medugno respinge l’idea che questa esposizione mediatica gli abbia portato benefici. “Dicono che l’ho fatto per popolarità. Ma quale popolarità? Io ho perso solo lavoro. Non sto lavorando”. Un racconto che, tra accuse, allusioni e annunci di nuove denunce, promette di non fermarsi qui. E che, al di là delle versioni contrapposte, continua ad allargare il perimetro di una vicenda destinata a restare sotto i riflettori ancora a lungo.







