C’è una domanda che aleggia nei corridoi della politica e rimbalza, sorniona, nei palinsesti del servizio pubblico. Una di quelle domande che nessuno fa davvero, ma che tutti pensano. Come mai Maurizio Gasparri, l’uomo che per anni ha brandito la clava contro ogni presunta “deriva” della Rai, oggi non dice una parola sulla presenza ossessiva di Fabrizio Corona nelle reti del servizio pubblico?
Possibile che l’esponente più rumoroso di Forza Italia, membro della Commissione di Vigilanza Rai, paladino della moralità televisiva a intermittenza, improvvisamente abbia perso la voce? O forse, più semplicemente, abbia deciso di guardare altrove.
Perché Corona oggi non è solo un personaggio televisivo. È una presenza fissa, insistente, quasi strutturale. Un pregiudicato che entra ed esce dai talk, detta l’agenda, lancia accuse, suggerisce retroscena, agita fantasmi. Eppure, dal fronte gasparriano, silenzio assoluto. Nessuna interrogazione. Nessuna dichiarazione indignata. Nessun richiamo al “servizio pubblico pagato dai cittadini”. Strano, no?
Gasparri non è mai stato un uomo distratto. Anzi. Per anni ha contato minuti, pesato parole, misurato ospitate. Ha visto complotti dove altri vedevano solo palinsesti. Ha denunciato squilibri, storture, invasioni di campo. E ora che un personaggio come Corona imperversa, tutto tace. Come se non esistesse. E allora viene il sospetto. Lecito, malizioso, politicamente saporito. Sarà mica che questo silenzio è comodo?
Perché Corona, oggi, non spara nel mucchio. Ha un bersaglio preciso. Anzi, un nome e un cognome: Marina Berlusconi. L’erede del Cavaliere, la donna che più di ogni altra ha preso le distanze da un certo mondo, da certi personaggi, da certi stili. La manager che, secondo i sussurri romani, non vede di buon occhio vecchi arnesi della Seconda Repubblica e che qualcuno vorrebbe spedire, metaforicamente, ai giardinetti.
E Gasparri? Gasparri osserva. Non interviene. Non difende. Non attacca. Lascia fare. Un atteggiamento curioso per uno che, formalmente, dovrebbe essere il guardiano della Rai. Ma forse il punto è proprio questo: Corona, per una parte della vecchia guardia forzista, non è un problema. È uno strumento. Un guastatore utile. Uno che fa il lavoro sporco senza sporcarsi le mani ufficialmente.
Dopotutto, che c’è di meglio di un “cattivo certificato” per dire cose che altri non possono dire? Che c’è di più efficace di un personaggio borderline per colpire chi, dentro il mondo berlusconiano, rappresenta una discontinuità netta? Gasparri non applaude. Ma nemmeno fischia. E in politica, spesso, il silenzio è più eloquente di mille comunicati.
C’è poi il tema Rai. Il servizio pubblico che ospita, rilancia, amplifica. Corona entra, parla, accusa, si racconta. Ogni volta con una nuova “verità”. Ogni volta con un microfono pronto. E la Vigilanza? Dorme? O fa finta di dormire? Gasparri, che conosce a memoria regolamenti e equilibri, sa benissimo che basterebbe una frase per aprire un caso. Ma quella frase non arriva. Forse perché il rumore prodotto da Corona, in questo momento, non disturba. Anzi, copre altri rumori. Sposta l’attenzione. Rende tutto più torbido. Il falco di Forza Italia, stavolta, non vola in picchiata. Si limita a planare. A guardare dall’alto. Con quel sorriso laterale che, a ben vedere, dice molto più di una conferenza stampa.
E così, mentre Corona imperversa e Marina Berlusconi incassa colpi, il grande silenzio di Gasparri resta lì. Immobile. Pesante. Assordante. Come certe pause a teatro, quando il pubblico capisce che la battuta più importante non verrà mai pronunciata.







