Non è un regolamento di conti. È, semmai, la forma più semplice e più netta di smentita: dire come sono andate le cose, senza sceneggiate, senza nostalgia tossica, senza l’ansia di tornare in un mondo che – parole sue – rappresenta un passato lontano. Cristina Cellai, senese, classe 1980, un anno a Passaparola tra il 2000 e il 2001, decide di parlare nell’intervista al Corriere della Sera e di mettere un punto dove altri hanno preferito lasciare puntini, allusioni, fango a scorrimento continuo. Il punto è questo, e lo dice senza giri: «Io sono rimasta un anno nella trasmissione, tra il 2000 e il 2001. Posso dire che Gerry non solo non ci ha mai provato con me, ma neanche con le altre mie colleghe. Non c’è stato alcun tipo di avances nei miei confronti, né con nessun’altra».
Non è una frase “di circostanza”. È una smentita frontale, che nasce anche dall’irritazione per una generalizzazione che, a sentirla, non solo non la riguarda, ma pretende di riscrivere una stagione televisiva con il pennarello indelebile della malizia. Cellai racconta di aver scritto direttamente a Fabrizio Corona, senza ottenere risposta: «Per questo mi sono permessa di scrivere a Fabrizio Corona, anche se per il momento non ho avuto risposte. Io non ho alcun interesse a tornare nel mondo nello spettacolo, quindi lui non si può permettere di generalizzare così». Qui c’è già tutto: la distanza dal palcoscenico e, insieme, la scelta di non restare zitta quando il racconto diventa accusa, e l’accusa diventa marchio.
Più che un “assist” a Scotti, nelle parole di Cellai c’è la fotografia di un clima. Quello in cui un video, una frase buttata lì, un’etichetta (“oltre 30 letterine”) vengono trattati come verità solo perché suonano bene e fanno rumore. Lei, invece, porta il discorso su un piano concreto: la quotidianità in studio, i tempi lunghi, la familiarità, il lavoro. E anche quando parla del tono giocoso di Scotti, lo fa descrivendo un contesto, non costruendo un alibi: «Sono tutte bugie. Scherzava sempre con noi, anche perché di fatto stavamo tutto il giorno nello studio di registrazione. Facevamo tre puntate alla volta. Eravamo lì da mattina a sera. A volte dovevamo ripetere gli scherzi, i concorrenti si spazientivano e Gerry cercava in maniera giocosa di portare l’attenzione su di noi. Senza altri obbiettivi, nonostante gli abiti succinti e gli occhi di tutta Italia addosso».
Il punto, per lei, non è “Gerry era simpatico”. Il punto è: non c’è mai stato quel salto. Nessun gesto, nessuna forzatura, nessuna ambiguità trasformabile in prova a posteriori. Quando le chiedono che ricordo abbia di Scotti, Cellai risponde con un’immagine affettiva quasi disarmante: «Io ho avuto modo di conoscerlo da vicino. Persona con una lato umano strepitoso e professionista eccellente. Gerry per me è stato un padre veramente, perché ero molto piccola ed era la prima esperienza, dopo Miss Italia, lontano da casa». E quando si arriva alla domanda se ci siano stati atteggiamenti controversi, la risposta non lascia spiragli: «Era molto simpatico, quello sì, ma non si è mai permesso di alzare le mani o avere atteggiamenti che potessero far pensare a qualcosa di diverso. Mi ha insegnato tanto e in questo, anche se con stili differenti, lo accomuno a Fabrizio Frizzi. Persone davvero eccezionali».
Qui la storia si allarga. Perché Cellai non si limita a dire “non è vero”. Prova a chiedersi perché venga fuori adesso, e con quale obiettivo. E la sua è una lettura politica del gossip: non il pettegolezzo fine a se stesso, ma un colpo laterale per arrivare ad altri bersagli. «Io non seguo le sue trasmissioni e chiaramente non so il motivo. Però credo che puntasse a colpire altre persone. Penso a Silvia Toffanin, che sta con Piersilvio Berlusconi, o Ilary Blasi». E quando il discorso scivola sul “senso” di certe ricostruzioni, alza ulteriormente il tono: «Non capisco poi il senso di tirare fuori questa roba dopo 20 anni, se uno non ha le prove. Quindi penso abbia un secondo fine».
Non è un dettaglio: è il cuore del tema. Vent’anni dopo, se non ci sono prove, resta solo il potere dell’insinuazione. E l’insinuazione, in tv e sui social, è una moneta che rende. Tanto più se si appoggia su un immaginario già pronto: ragazze giovani, abiti succinti, telecamere, un conduttore popolare. Cellai, però, non si presta. Anzi, mette un paletto anche sulla narrazione “tossica” del contatto fisico trasformato in abuso per convenienza: «Trovo molto meschino scagliarsi contro di lui. Se poi vogliamo accusare Gerry perché ti abbracciava o ti diceva ‘vieni ti stringo’… beh, mi sembrano solo cattiverie gratuite».
C’è anche un passaggio che rende il quadro più credibile proprio perché non è addomesticato. Alla domanda se si sia mai sentita un oggetto, Cellai non fa l’eroina inattaccabile: ammette che sì, in alcune situazioni è successo, e racconta di un “noto personaggio” che «si è spinto oltre» e che lei stava per schiaffeggiare. Ma subito dopo chiarisce il confine: «Con Gerry Scotti tutto questo non è mai accaduto». È una distinzione netta, che evita l’assoluzione di principio e allo stesso tempo toglie terreno alla confusione: non tutto è uguale, non tutto si può mescolare in un calderone e chiamarlo “verità”.
Nel frattempo, mentre l’intervista al Corriere diventa la voce più chiara di queste ore, dall’altra parte Gerry Scotti ha già fatto filtrare la sua linea: parla di «menzogne dette per ragioni di lucro». È una frase che pesa, perché sposta il tema dal “chi ha detto cosa” al “perché lo si dice”. E in controluce, dentro questa storia, resta una domanda che non ha bisogno di essere urlata per essere ascoltata: quante reputazioni si provano a incrinare non per raccontare la realtà, ma per monetizzare l’ombra?
Cellai, alla fine, non chiude con proclami. Dice solo di aver rivisto Scotti anni fa, in Versilia, e di aver parlato con lui anche della sua separazione. Un frammento umano, lontano dal frastuono. Il resto – la macchina del sospetto, il mercato della cattiveria, la tentazione di riscrivere il passato con le scorciatoie – continua a girare. Ma almeno una cosa, adesso, è stata detta in modo limpido e senza tremare: «Gerry non solo non ci ha mai provato con me, ma neanche con le altre mie colleghe».







