Delitto di Garlasco, la difesa di Sempio parla di svolta: «Abbiamo identificato l’arma dell’omicidio»

Delitto di Garlasco identificata l’arma. Il caso del delitto di Garlasco torna a muoversi su uno dei punti più oscuri dell’inchiesta: l’arma con cui fu uccisa Chiara Poggi. A rilanciare il tema è la difesa di Andrea Sempio, che sostiene di aver ormai identificato lo strumento utilizzato dall’assassino.

A parlare è stato l’avvocato Liborio Cataliotti, che insieme alla collega Angela Taccia assiste l’indagato. Dopo un incontro a Roma con i consulenti tecnici, il legale ha spiegato ai giornalisti di avere ormai «idee molto, molto chiare» sull’arma del delitto e sulla dinamica dell’omicidio. «L’abbiamo identificata», ha dichiarato.

L’affermazione riaccende l’attenzione su un caso che da anni continua a essere oggetto di nuove analisi, ricostruzioni e piste investigative.

Delitto di Garlasco identificata l’arma

Secondo Cataliotti, il lavoro svolto dal pool di consulenti avrebbe permesso di definire con maggiore precisione materiale, dimensioni e morfologia dell’arma utilizzata per colpire la giovane.

La difesa sostiene anche che l’omicidio sarebbe stato commesso con un solo oggetto, un elemento che potrebbe incidere sulla ricostruzione della dinamica dell’aggressione.

Per arrivare a queste conclusioni, i consulenti hanno lavorato su una ricostruzione tridimensionale della scena e su una riproduzione in scala reale di una parte della salma, ottenuta dalle fotografie scattate all’epoca dell’autopsia.

Il lavoro sul plastico e la simulazione delle ferite

Durante l’incontro con i consulenti a Roma, gli esperti hanno utilizzato un plastico e una ricostruzione anatomica per analizzare la posizione delle ferite.

La simulazione è stata osservata sia nella versione completa sia nella versione priva delle lesioni, in modo da comprendere meglio la direzione dei colpi e la compatibilità con un determinato oggetto.

Secondo quanto riferito dalla difesa, proprio questo lavoro avrebbe consentito di restringere il campo delle ipotesi e individuare lo strumento ritenuto compatibile con le ferite riportate dalla vittima.

Il mistero delle palline di carta nella cucina della villetta

Accanto al tema dell’arma del delitto resta però uno dei dettagli più discussi della scena del crimine. Le palline di carta trovate sul tavolo della cucina della villetta di via Pascoli.

ùQuelle piccole sfere di carta appallottolata furono fotografate subito dopo il delitto, insieme a un fazzoletto anch’esso accartocciato. Un particolare che colpì molti osservatori perché appariva in contrasto con l’immagine di Chiara Poggi descritta da amici e familiari come una ragazza molto ordinata.

Sul piano di lavoro della cucina, infatti, erano sistemati con ordine i piatti usati la sera precedente per la pizza e i cartoni unti. Nel lavandino, invece, erano presenti due cucchiaini non lavati.

Secondo quanto emerso negli anni, quelle palline di carta non sarebbero mai arrivate in laboratorio per analisi approfondite. Le loro dimensioni erano troppo ridotte per consentire un lavoro utile su impronte o tracce biologiche.

È uno dei tanti dettagli che continuano a suscitare interrogativi nella ricostruzione complessiva di un delitto. Che, a distanza di quasi due decenni, continua a generare nuove ipotesi investigative.

Le dichiarazioni della difesa di Sempio rappresentano dunque un nuovo tassello nel lungo percorso giudiziario del caso. Resta ora da capire se gli elementi individuati dai consulenti potranno tradursi in accertamenti tecnici ufficiali o in nuovi sviluppi investigativi.