Equalize spiava Vieri, Lucarelli e Corona. I megaspioni della banda dei dossier e l’elenco dei vip

I vip spiati da Equalize

Equalize spiava Vieri, Lucarelli e Corona. La domanda, a questo punto, è una sola. Che cosa volevano davvero i megaspioni da Bobo Vieri, Selvaggia Lucarelli e Fabrizio Corona? Perché i nuovi nomi emersi dal secondo filone dell’inchiesta milanese non sono dettagli marginali o comparse finite per caso in un archivio clandestino. Sono personaggi pubblici, esposti, divisivi, rumorosi, perfetti per diventare materia prima di dossier, pressione, ricatto, commercio di informazioni.

L’album degli spiati della banda di via Pattari continua infatti ad allargarsi. Dai circa 650 dossierati del primo filone si sarebbe arrivati ad almeno un migliaio di persone finite dentro accessi abusivi a sistemi riservati, schedature, interrogazioni e report costruiti attingendo a un vero tesoro di dati sensibili. Dentro c’era di tutto: precedenti, informazioni fiscali, movimenti economici, posizioni contributive, notizie personali. Un sistema, secondo l’accusa, capace di entrare ovunque ci fosse una banca dati utile e un complice interno disposto a fare il lavoro sporco.

Equalize spiava Vieri, Lucarelli e Corona senza una spiegazione chiara

Tra il 18 marzo e il 27 aprile 2024, secondo gli atti, viene interrogata la banca dati Sdi del Ministero dell’Interno per acquisire informazioni su alcune figure molto note. Spuntano così i nomi di Christian Vieri, Selvaggia Lucarelli, Fabrizio Corona, Sonia Bruganelli, Andrea Medri e anche Gabriele Parpiglia. A effettuare le interrogazioni, secondo i pm, sarebbe stato Roberto Bonacina, all’epoca ispettore della Polizia di frontiera a Orio al Serio. Avrebbe agito dietro corrispettivo economico e su richiesta di persone riconducibili al gruppo Equalize, tra cui Luca Cavicchi.

Ed è proprio qui che il caso si fa torbido. Perché per alcuni episodi, come quello che riguarda Marcell Jacobs, un mandante preciso e uno scopo sono indicati in modo chiaro negli atti. Per altri, invece, no. Per Vieri, Lucarelli, Corona, Bruganelli e Parpiglia il movente resta opaco. Non si capisce se ci fosse ogni volta un committente specifico interessato a conoscere eventuali precedenti, vulnerabilità, informazioni riservate. Oppure se Equalize si stesse semplicemente portando avanti, schedando nomi forti da tenere in archivio, pronti all’uso al momento opportuno.

Perché proprio loro?

È qui che l’inchiesta smette di essere solo tecnica e diventa politica, mediatica, persino culturale. Perché Bobo Vieri, Selvaggia Lucarelli e Fabrizio Corona non sono tre nomi qualsiasi. Sono tre personaggi che producono attenzione, gossip, polarizzazione, contatti, nemici, affari, veleni. Sapere qualcosa di loro, o anche solo far credere di saperlo, può avere un valore.

Corona vive da anni in una zona grigia in cui cronaca, scandalo e dossieraggio si sfiorano continuamente. Lucarelli è una firma che tocca nervi scoperti, litiga, denuncia, affonda. Vieri è un volto popolare, trasversale, con una notorietà che va ben oltre il calcio. Se qualcuno avesse voluto raccogliere materiale su di loro, non l’avrebbe fatto per semplice curiosità da fan. L’impressione è che quei nomi potessero servire come moneta, arma o assicurazione.

Ricky Tognazzi e la pista dell’eredità

Alcuni passaggi, invece, hanno almeno una spiegazione parziale. È il caso di Ricky Tognazzi. Secondo gli atti, il suo nome finisce nel radar di Serpico, la banca dati finanziaria, il 25 e 26 settembre 2024. A cercarlo sarebbe stato Marco Calcaterra, dirigente dell’Agenzia delle Entrate di Napoli, su richiesta di Luca Cavicchi, a sua volta sollecitato dall’hacker Samuele Calamucci di Equalize.

Qui lo scopo indicato sarebbe legato a una questione ereditaria, anche se ancora non ben definita. Il punto, però, non cambia: anche in questo caso un nome noto viene infilato dentro il meccanismo dell’accesso abusivo per recuperare dati coperti da segreto d’ufficio. Non una leggerezza, ma un metodo.

Una collezione di figurine da usare al momento giusto

Il nome di Luca Cavicchi torna continuamente nelle carte. Per i pm sarebbe stato il gestore di una sorta di articolazione parallela di Equalize, basata su uno scambio reciproco di informazioni e su una logica da collezionismo tossico. Più nomi entravano nell’archivio, più quel sistema acquistava valore. Imprenditori, giornalisti, architetti, sportivi, attori. E anche persone comuni, purché interessassero a qualcuno disposto a pagare.

La sensazione è che la banda di via Pattari trattasse i dossier come merce da magazzino: si accumulano, si conservano, si raffinano, poi si vendono o si usano quando serve. Per danneggiare un rivale, per aiutare un cliente, per costruire una pressione, per orientare una battaglia privata o pubblica. Non sempre occorre sapere in anticipo a che cosa servirà un fascicolo. Basta averlo pronto.

Il caso Jacobs mostra cosa poteva esserci dietro

A rendere ancora più inquietante il quadro c’è proprio il caso Marcell Jacobs, perché qui gli atti disegnano un meccanismo molto più nitido. Secondo l’inchiesta, per spiare il campione olimpico sarebbero stati pagati 10mila euro in contanti, con l’obiettivo di captare informazioni sul presunto utilizzo di sostanze dopanti attraverso l’analisi delle sue chat e di quelle del suo staff.

Questo passaggio serve a capire il resto. Dimostra che Equalize non operava in astratto, ma poteva essere usata per acquisire materiale sensibile con finalità precise, su incarico e dietro pagamento. E allora la domanda su Corona, Lucarelli e Vieri diventa ancora più pesante. Se per loro un mandante non è stato ancora individuato, ciò non rende meno grave l’accesso. Lo rende semmai più inquietante, perché lascia aperta l’ipotesi di una schedatura preventiva di personaggi mediaticamente forti, pronti a entrare in gioco in qualche partita che allora non si vedeva ancora.

Lo scrigno illegale di dati che poteva servire a tutto

Il punto vero è questo. Equalize, secondo la ricostruzione accusatoria, non cercava solo notizie: costruiva potere. E il potere, oggi, passa anche dalla disponibilità di informazioni riservate su persone esposte, influenti o semplicemente spendibili. Lo scrigno illegale alimentato con accessi abusivi a Sdi, Serpico, Inps, Punto Fisco, Anagrafe dei conti correnti ed Etna non era una raccolta casuale. Era una riserva strategica.

Per questo i nomi di Bobo Vieri, Selvaggia Lucarelli e Fabrizio Corona colpiscono così tanto. Perché non appartengono al cuore della politica o della grande finanza, ma al mondo della visibilità. E quando perfino la visibilità finisce sotto spionaggio, il messaggio è chiarissimo: qualunque persona pubblica può diventare un bersaglio utile. Basta che qualcuno intraveda in quel nome un tornaconto, un vantaggio, una vendetta o un affare.

Il processo dirà responsabilità, ruoli e gerarchie. Ma la domanda che resta già oggi è quella giusta: cosa volevano davvero da quei nomi? E soprattutto, quanti dossier del genere sono stati aperti non per sapere, ma per usare?