Sull’Everest non si rischiava solo per il freddo, l’altitudine o le valanghe. Secondo gli investigatori nepalesi, alcuni turisti sarebbero stati deliberatamente fatti ammalare dalle stesse guide incaricate di accompagnarli. Un sistema organizzato, studiato per trasformare il mal di montagna in un affare milionario.
L’accusa è pesantissima: bicarbonato di sodio mescolato nel cibo per provocare nausea, vertigini e disturbi gastrointestinali. Sintomi perfettamente compatibili con quelli tipici dell’alta quota, difficili da distinguere e quindi ideali per costruire una narrazione credibile di emergenza medica.
Il meccanismo: malori indotti e voli in elicottero
Il copione, secondo chi indaga, era sempre lo stesso. Una volta comparsi i sintomi, ai turisti veniva prospettata una situazione critica, spesso esagerata o del tutto inventata. A quel punto scattava il consiglio, quasi inevitabile: evacuazione immediata in elicottero.
A quote superiori ai 3.000 metri, dove il corpo umano è già sotto stress, bastava poco per convincere anche gli escursionisti più esperti. Il risultato era una raffica di rientri anticipati e, soprattutto, una serie di costosi soccorsi aerei coperti dalle assicurazioni internazionali.
Referti falsi e rimborsi gonfiati
Il sistema non si fermava al volo di rientro. Secondo le indagini, negli ospedali sarebbero stati predisposti referti medici falsificati, con diagnosi costruite ad hoc per giustificare interventi urgenti e trattamenti mai realmente effettuati.
In alcuni casi, le cure sarebbero state addirittura duplicate nei documenti, per aumentare ulteriormente i rimborsi. Un episodio emblematico riguarda un paziente per il quale sarebbero stati richiesti quasi 12 mila dollari, nonostante un solo trasporto in elicottero.
Una rete internazionale da milioni
Quello che emerge è un sistema articolato, con ruoli ben distribuiti. Le guide avrebbero innescato i malori, le compagnie di elicotteri avrebbero gestito i trasporti, gli ospedali avrebbero certificato le emergenze e gli operatori turistici avrebbero chiuso il cerchio.
Secondo la polizia, i profitti sarebbero stati divisi in percentuali precise: una parte agli ospedali, una quota alle compagnie di trekking e un’altra agli operatori dell’elisoccorso. Un meccanismo rodato, che tra il 2022 e il 2025 avrebbe generato oltre 20 milioni di dollari, coinvolgendo quasi 5 mila alpinisti stranieri.
Arresti e indagini in corso
Al momento sono 32 le persone indagate, tra dirigenti di compagnie di elicotteri, operatori sanitari, albergatori e agenti di trekking. Nove sono già state arrestate, mentre altre risultano irreperibili.
Gli investigatori parlano di una rete sofisticata e ben organizzata, con ramificazioni anche fuori dal Nepal. Un sistema che, se confermato, trasformerebbe una delle mete più estreme e affascinanti del pianeta in uno dei casi più clamorosi di truffa nel turismo internazionale.







