Fedez nei guai, querela milionaria dopo il podcast, Zampolli: «Mi ha accostato a Epstein»

Fedez

Fedez nei guai, querela milionaria dopo il podcast. Una puntata, qualche frase di troppo – secondo l’accusa – e una denuncia che rischia di trasformarsi in un caso giudiziario di primo piano. Il rapper finisce nel mirino dell’imprenditore italo-americano Paolo Zampolli, che ha deciso di portarlo in tribunale insieme a Mr. Marra per diffamazione aggravata dopo i contenuti diffusi nel “Pulp Podcast”.

Querela milionaria contro Fedez: cosa è successo nel podcast

Al centro della vicenda ci sono alcune dichiarazioni legate al caso Jeffrey Epstein, figura già al centro di uno dei più grandi scandali internazionali degli ultimi anni. Durante la puntata, il nome di Zampolli viene accostato a quel contesto, con riferimenti che – secondo la querela – lascerebbero intendere un coinvolgimento grave e mai provato.

Nelle sei pagine depositate alla Procura di Milano, tramite l’avvocato Maurizio Miculan, l’imprenditore respinge ogni accusa e parla apertamente di contenuti «falsi e gravemente diffamatori». Il punto, spiega, non è solo ciò che viene detto, ma il contesto in cui viene inserito il suo nome: un’associazione che, per chi ricopre incarichi pubblici e internazionali, può avere conseguenze devastanti.

Zampolli, infatti, sottolinea il suo ruolo nel panorama globale, tra attività imprenditoriali e incarichi istituzionali, oltre al rapporto di lunga data con Donald Trump, che lo ha nominato rappresentante speciale per le partnership globali.

Le dichiarazioni contestate e il riferimento a Fabrizio Corona

Nel mirino finiscono alcuni passaggi specifici del podcast. In particolare, Fedez – al secolo Fedez – cita dichiarazioni attribuite a Fabrizio Corona, secondo cui Zampolli avrebbe avuto un ruolo nel mettere in contatto donne con Trump in passato.

Secondo la querela, questo tipo di ricostruzione finirebbe per attribuire all’imprenditore un ruolo assimilabile a quello di un intermediario nella prostituzione, con un danno reputazionale enorme. Ancora più grave, sempre secondo l’accusa, sarebbe il fatto di basarsi su una fonte ritenuta poco attendibile, amplificando così insinuazioni già circolate nel tempo.

Il precedente e il caso raccontato dal New York Times

A rendere ancora più delicata la posizione, anche il richiamo a una vicenda già emersa sui media internazionali. Il The New York Times aveva infatti riportato mesi fa il caso della ex compagna di Zampolli, Amanda Ungaro, arrestata per frode in Florida e poi deportata.

In quell’occasione, l’imprenditore aveva respinto ogni accusa, sostenendo di aver chiesto solo informazioni per tutelare il figlio e definendo la ricostruzione «non accurata». Episodio utilizzato a sua volta – secondo la difesa – per costruire un racconto distorto.

Cinque milioni di euro e la difesa del rapper

La richiesta è netta: un risarcimento non inferiore a 5 milioni di euro. Una cifra che riflette, secondo i legali di Zampolli, la portata internazionale del danno e la visibilità dei contenuti diffusi online.

Di tutt’altro avviso la difesa di Fedez. I suoi avvocati sostengono che il rapper si sia limitato a riportare fatti e dichiarazioni già pubbliche, senza esprimere giudizi personali. Un comportamento che, a loro dire, rientra pienamente nel diritto di cronaca e che escluderebbe qualsiasi ipotesi di diffamazione.

Fedez nei guai, querela milionaria dopo il podcast

La linea è chiara: nessuna accusa diretta, nessuna costruzione autonoma, ma solo la ripresa di contenuti già esistenti.

La questione, ora, passa ai magistrati. E lì si giocherà un equilibrio sottile, quello tra libertà di raccontare e responsabilità di ciò che si racconta, in un’epoca in cui una frase detta in un podcast può valere quanto una dichiarazione ufficiale.