Garlasco, cade la pista del Santuario della Bozzola, una delle più controverse tra quelle emerse negli anni sul delitto di Garlasco, viene di fatto accantonata. Le dichiarazioni di Flavius Savu, che avevano provato a collegare l’omicidio di Chiara Poggi a presunti abusi e a un contesto criminale legato al luogo di culto, non hanno trovato alcun riscontro concreto. Gli investigatori non hanno individuato elementi utili per sostenere questa ricostruzione e la Procura di Pavia non ha aperto nuovi filoni d’indagine.
Nessun riscontro alle accuse sul Santuario
La versione fornita da Savu ipotizzava che Chiara Poggi potesse aver scoperto attività illecite all’interno del Santuario della Bozzola e che per questo fosse stata uccisa. Una tesi che, se confermata, avrebbe cambiato radicalmente il quadro del delitto. Tuttavia, gli accertamenti non hanno prodotto elementi a supporto.
Non risultano atti investigativi avviati su questa pista, né richieste formali di audizione del detenuto. Un dato che pesa, perché segnala come le dichiarazioni non siano state ritenute sufficientemente attendibili o verificabili da giustificare ulteriori approfondimenti.
Il Santuario della Madonna della Bozzola, già finito più volte al centro di ipotesi alternative negli anni, resta quindi fuori dal perimetro investigativo ufficiale. Nessun collegamento con l’omicidio di Chiara Poggi è stato dimostrato.
Le dichiarazioni di Savu restano senza verifica
Savu aveva parlato di un presunto giro di pedofilia legato al santuario, sostenendo che Chiara Poggi ne fosse venuta a conoscenza e che per questo fosse stata eliminata da un presunto esecutore. Nelle sue ricostruzioni aveva evocato anche altri elementi, come suicidi avvenuti dopo il delitto e presunti legami con ambienti deviati.
Si tratta però di affermazioni rimaste prive di riscontri. Lo stesso Savu non ha mai formalizzato le sue dichiarazioni davanti agli inquirenti, spiegando di temere per la propria sicurezza. Una scelta che ha reso impossibile un confronto diretto e ha limitato in modo significativo la possibilità di verificare quanto sostenuto.
Il contesto giudiziario e i precedenti
La figura di Flavius Savu è già nota alle cronache giudiziarie proprio per vicende legate al Santuario della Bozzola. Nel 2018 è stato condannato a cinque anni di carcere per estorsione ai danni di don Gregorio Vitali e don Pietro Rossoni, all’epoca rettore e vicerettore del santuario.
Secondo quanto accertato, l’uomo aveva ottenuto somme di denaro minacciando di diffondere materiale audio e video relativo a incontri a sfondo sessuale. Dopo la condanna si era reso irreperibile all’estero, per poi essere arrestato e trasferito in Italia.
Nel tempo ha più volte sostenuto di possedere informazioni sul delitto di Garlasco, ma senza mai fornire elementi verificabili in sede ufficiale.
Garlasco, cade la pista del Santuario della Bozzola
Le dichiarazioni di Savu si inseriscono in una lunga serie di ipotesi alternative che hanno accompagnato negli anni il caso Garlasco. Tuttavia, anche questa pista non modifica lo stato delle indagini, che restano ancorate agli elementi già acquisiti.
Nel dibattito recente, altri temi continuano a emergere, come le analisi sui contenuti informatici o le ricostruzioni della dinamica del delitto. Ma sul fronte del Santuario della Bozzola, la posizione degli investigatori appare chiara: allo stato attuale, non esistono elementi che giustifichino ulteriori sviluppi.
Il risultato è una linea investigativa che si chiude senza produrre conseguenze concrete, mentre il caso continua a essere oggetto di attenzione su altri fronti, ben più solidi sul piano probatorio.







