Garlasco, Chiara Poggi ieri avrebbe compiuto 45 anni: tra Alberto Stasi, Andrea Sempio e nuove perizie il caso torna a far discutere

Chiara Poggi oggi avrebbe 45 anni

Garlasco, Chiara Poggi ieri avrebbe compiuto 45 anni. Invece ne avrà 26 per sempre, l’età alla quale la sua vita fu spezzata nella villetta di famiglia di Garlasco il 13 agosto 2007. Da allora quel nome, quel paese della Lomellina e quella scala che porta alla tavernetta sono diventati il cuore di uno dei casi giudiziari più discussi d’Italia, un delitto che sembrava chiuso e che invece continua a produrre domande, sospetti e nuove piste.

Fresca di laurea, con un lavoro a Milano alla Computer Sharing, Chiara aveva scelto di trascorrere da sola qualche giorno d’estate nella casa di famiglia. I genitori, Rita Preda e Giuseppe Poggi, erano partiti il 5 agosto insieme al figlio Marco per una vacanza in Trentino. Nella villetta, in quei giorni, Chiara e Alberto Stasi avevano di fatto tutto per loro. Poi, la mattina del 13 agosto, il massacro. Non un’aggressione rapida, ma una violenza feroce, ripetuta, accanita. Il corpo della ragazza verrà trovato nel primo pomeriggio in fondo alle scale che dal piano terra conducono alla tavernetta.

La condanna definitiva di Alberto Stasi

Sul piano giudiziario, il nome del colpevole è quello di Alberto Stasi, all’epoca 24enne e fidanzato della vittima. Il suo percorso processuale è stato lungo, tortuoso, perfino spiazzante nella sua sequenza: assolto, assolto, poi condannato nell’appello bis del 2014 e infine in Cassazione nel 2015. La sentenza definitiva gli ha inflitto 16 anni di reclusione.

I sette indizi e il grande vuoto del movente

Secondo la ricostruzione definitiva, Stasi avrebbe ucciso Chiara tra le 9:12, quando la ragazza disattiva l’allarme di casa, e le 9:35, quando lui riprende a lavorare alla tesi sul computer. Il quadro accusatorio si fonda su sette indizi. Eppure, dentro quella sentenza, c’è sempre rimasto un vuoto pesante: il movente. È proprio questa assenza uno dei punti su cui la difesa del condannato ha continuato a battere, sostenendo che la verità giudiziaria non abbia mai chiarito davvero perché Alberto Stasi avrebbe dovuto uccidere la sua fidanzata. L’ipotesi accolta in via definitiva resta quella di un gesto d’impeto, forse esploso dopo la scoperta di materiale compromettente nel computer del giovane.

La nuova pista su Andrea Sempio

Ma il caso Garlasco, anziché fermarsi, ha continuato a muoversi. Nel 2016 venne aperta una prima indagine su Andrea Sempio, storico amico di Marco Poggi, poi archiviata in pochi mesi. Nel 2025 il suo nome è tornato però nel registro degli indagati, questa volta con un’ipotesi ben più pesante: omicidio in concorso con Alberto Stasi oppure con un terzo soggetto non identificato.

Il Dna sotto le unghie e l’alibi da ricostruire

Il fulcro di questa nuova fase investigativa è rappresentato dalle tracce di Dna rinvenute sotto le unghie di Chiara Poggi. Secondo la difesa di Stasi e i consulenti, quel profilo genetico sarebbe compatibile con quello di Sempio, che all’epoca dei fatti aveva 19 anni. Attorno a lui si concentra anche un altro punto rimasto sospeso per anni: che cosa fece davvero la mattina del 13 agosto 2007? La sua versione è sempre stata la stessa, ripetuta agli inquirenti e ai media: un viaggio a Vigevano per comprare un libro, poi una visita alla nonna e infine il rientro a casa per il pranzo. Ma è proprio su questa scansione della mattina che oggi si concentra una parte rilevante delle verifiche.

I computer, l’incidente probatorio e l’attesa per Cristina Cattaneo

A dicembre si è chiuso l’incidente probatorio. Ora l’attenzione si è spostata soprattutto sull’analisi dei computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi, o meglio delle loro copie forensi. È un fronte delicatissimo, perché proprio dai contenuti digitali potrebbero arrivare nuovi elementi sul contesto del delitto, sui rapporti tra i protagonisti della vicenda e su ciò che si muoveva nei giorni precedenti all’omicidio.

La consulenza che può cambiare il quadro

C’è poi un altro passaggio che tutti aspettano: la consulenza della dottoressa Cristina Cattaneo, incaricata dalla Procura di affrontare tre nodi centrali del caso, l’epoca del delitto, l’arma utilizzata e la dinamica dell’omicidio. Secondo le indiscrezioni, alcuni dettagli contenuti in quel lavoro potrebbero rimettere in discussione passaggi che per anni sono sembrati cristallizzati. Ed è qui che il caso Garlasco torna a vivere una delle sue fasi più delicate: quella in cui un fascicolo già attraversato da una condanna definitiva comincia di nuovo a produrre domande scomode.

Garlasco, Chiara Poggi ieri avrebbe compiuto 45 anni

C’è infine un elemento che racconta da solo la forza di questa vicenda: la sua permanenza costante nello spazio pubblico. Avvocati, consulenti, familiari e protagonisti indiretti continuano a confrontarsi nei programmi di approfondimento televisivo, da Quarto Grado a Ore 14, fino a Lo Stato delle Cose, dove nelle ultime ore si è consumato uno scontro durissimo tra Antonio De Rensis, legale di Stasi, e Luciano Garofano, ex consulente della difesa di Sempio, anche sul contenuto della cartella “militare” del pc di Alberto.

Il caso Garlasco non è più soltanto un processo. È diventato un territorio in cui verità giudiziaria, nuove ipotesi investigative e macchina mediatica si intrecciano senza sosta. E nel giorno in cui Chiara Poggi avrebbe spento 45 candeline, resta la sensazione più amara di tutte: che attorno alla sua morte non si sia mai davvero smesso di combattere una battaglia parallela su colpe, dubbi e ricostruzioni. Una battaglia che, a quasi vent’anni dal delitto, è ancora lontana dal silenzio.