A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, le nuove analisi tecniche rimettono mano alla scena dell’omicidio di Chiara Poggi e ne restituiscono un’immagine più precisa, ma non per questo definitiva. Le indiscrezioni sulla blood pattern analysis (Bpa) condotta dai Ris di Cagliari indicano una direzione chiara su alcuni punti, mentre su altri riaprono interrogativi tutt’altro che secondari.
Un solo aggressore e una sola arma
Il primo dato che emerge riguarda la presenza di un unico killer. Le tracce ematiche, lette attraverso strumenti più avanzati rispetto al passato, risultano compatibili con l’azione di una sola persona all’interno della villetta. Un elemento che rafforza l’impostazione già emersa nei precedenti gradi di giudizio.
Anche sul fronte dell’arma si profila una linea coerente. Le ferite riscontrate sul corpo della vittima sembrano riconducibili a un oggetto contundente dotato di due superfici diverse, compatibile con un martello. Un’ipotesi già presa in considerazione negli anni e mai definitivamente archiviata.
Resta infatti il dettaglio mai chiarito della scomparsa di un martello dall’abitazione dei Poggi, elemento che continua a essere osservato con attenzione, pur senza un collegamento formale e definitivo con il delitto.
La scena ricostruita in 3D
Il lavoro dei Ris non si limita alla rilettura delle tracce. Gli specialisti sono tornati nella villetta per un sopralluogo approfondito, finalizzato alla creazione di un modello tridimensionale dell’abitazione. Un passaggio cruciale, perché consente di integrare le immagini raccolte nel 2007 con tecnologie più evolute.
La ricostruzione digitale permette di rileggere la distribuzione delle macchie di sangue con maggiore precisione, offrendo una sequenza degli eventi più dettagliata. Ma proprio questa maggiore definizione fa emergere nuovi punti critici.
Il possibile colpo finale sulle scale
La novità più rilevante riguarda la fase conclusiva dell’aggressione. Secondo le nuove interpretazioni, Chiara Poggi potrebbe essere stata colpita un’ultima volta sulle scale che portano alla cantina.
Un’ipotesi che modifica la sequenza finora considerata, ma che presenta anche difficoltà interpretative. Le tracce indicano infatti che l’aggressore si trovasse nella parte alta della scala. Da quella posizione, colpire direttamente alla testa senza scendere risulta complesso.
Per spiegare questo passaggio, si ipotizza che alcune impronte possano essere andate perdute o coperte dal sangue. Una possibilità tecnica, ma che lascia comunque margini di incertezza nella ricostruzione.
I dubbi restano sulla dinamica complessiva
Se da un lato la Bpa sembra consolidare alcuni elementi, dall’altro non chiude il quadro. La dinamica dell’aggressione resta articolata, con passaggi che non trovano ancora una spiegazione pienamente lineare.
A questi si aggiungono le indiscrezioni legate alla perizia della dottoressa Cristina Cattaneo, che potrebbe incidere su un altro nodo cruciale: l’orario della morte. Le analisi, incrociate con dati ambientali e biologici, suggerirebbero una possibile revisione della finestra temporale.
Garlasco, la nuova Bpa dei Ris cambia la lettura del delitto
Il risultato è una lettura del delitto più avanzata dal punto di vista tecnico, ma ancora aperta su alcuni aspetti fondamentali. La presenza di un solo aggressore e l’uso di un’unica arma sembrano elementi sempre più solidi. Ma la sequenza esatta dei colpi, la posizione dell’assassino e i tempi dell’aggressione continuano a richiedere interpretazioni.
Il caso Garlasco, ancora una volta, si muove su questo equilibrio sottile: nuove certezze che emergono, mentre altre zone restano in ombra. E proprio in quelle zone si concentrano le domande che, a distanza di anni, non hanno ancora trovato una risposta definitiva.







