Garlasco, la pista Ignoto 3 delle indagini sul delitto di Garlasco porta dritto tra i banchi di scuola. Non è un ritorno al passato per ricostruire dinamiche sociali o relazioni giovanili, ma un tentativo concreto di dare un nome a “Ignoto 3”, la figura rimasta senza identità nella complessa mappa genetica legata all’omicidio di Chiara Poggi.
La Procura ha acquisito i registri dell’Ipsia di Sannazzaro De Burgondi, relativi all’anno scolastico 2005-2006, frequentato da Andrea Sempio. Tra quegli studenti c’era anche Marco Poggi, fratello della vittima. È da quel gruppo, da quella rete di conoscenze comuni, che gli inquirenti pensano possa emergere un elemento utile per sciogliere uno dei nodi più controversi dell’intera vicenda.
Garlasco, la pista Ignoto 3, la scuola e la ricerca dell’identità
Il punto di partenza resta sempre lo stesso: una traccia genetica maschile, individuata sul tampone orale effettuato su Chiara Poggi, e attribuita a un soggetto mai identificato. Un dato che negli anni ha alimentato interrogativi, ipotesi e contrapposizioni tra consulenze tecniche, senza però arrivare a una risposta definitiva.
Ora la strategia sembra cambiare. Invece di muoversi per cerchi sempre più ampi, gli investigatori restringono il campo. E lo fanno partendo da un contesto preciso: quello scolastico. Gli ex compagni di classe diventano così un possibile bacino di riferimento per confronti genetici mirati.
L’ipotesi operativa è chiara: chiedere a chi frequentava quell’istituto in quegli anni di fornire un campione di Dna, da comparare con l’aplotipo Y attribuito a Ignoto 3. Un passaggio delicato, che potrebbe però offrire una svolta concreta se dovesse emergere una compatibilità.
Il nodo della contaminazione e i dubbi sulla traccia genetica
Accanto alla ricerca dell’identità resta però aperta una questione fondamentale: quella sull’origine stessa della traccia. Perché stabilire a chi appartenga quel Dna è solo metà del problema. L’altra metà riguarda il come e il quando sia arrivato sul corpo della vittima.
Proprio su questo punto si concentrano molti dei dubbi emersi nel tempo. Alcuni elementi relativi alle modalità con cui vennero gestiti i reperti, in particolare durante le fasi successive all’autopsia, hanno sollevato interrogativi sulla possibile contaminazione. La presenza di materiali come garze e strumenti sanitari in condizioni non perfettamente tracciabili ha alimentato il sospetto che quella traccia genetica possa non essere direttamente collegata all’azione dell’assassino.
È un passaggio cruciale. Perché se il Dna di Ignoto 3 fosse frutto di una contaminazione, l’intera pista perderebbe valore investigativo. Se invece risultasse compatibile con una persona presente nella cerchia di conoscenze della vittima o di Sempio, allora cambierebbe radicalmente lo scenario.
Sempio, Poggi e una rete di relazioni sotto esame
Il fatto che gli inquirenti si concentrino sugli ex compagni di scuola di Andrea Sempio e Marco Poggi non è casuale. Significa che l’attenzione si sposta su una dimensione relazionale, su un gruppo definito di persone che, per età e frequentazioni, gravitavano attorno allo stesso ambiente negli anni precedenti al delitto.
Non si tratta, almeno per ora, di accuse o sospetti diretti. Ma di un lavoro di ricostruzione e verifica che mira a escludere o confermare possibili corrispondenze. Un’operazione che, per sua natura, coinvolge persone che fino a oggi sono rimaste ai margini della vicenda, ma che potrebbero diventare rilevanti solo sul piano tecnico, come termini di confronto genetico.
In questo contesto, la figura di Andrea Sempio resta centrale nel nuovo filone d’indagine, mentre quella di Marco Poggi continua a essere oggetto di attenzione indiretta, legata più che altro alla sovrapposizione degli ambienti frequentati in quegli anni.
Un’indagine che torna indietro per andare avanti
A quasi due decenni dall’omicidio, l’inchiesta su Garlasco dimostra ancora una volta quanto il tempo non abbia cancellato le zone d’ombra. Al contrario, sembra averle cristallizzate, rendendo ogni nuovo elemento potenzialmente decisivo ma anche estremamente delicato da interpretare.
La scelta di tornare ai registri scolastici è significativa proprio per questo. È un modo per ripartire da un punto fermo, da un elenco preciso di nomi, da un contesto chiuso e verificabile. Un tentativo di ridurre l’incertezza attraverso dati concreti, evitando dispersioni e ricostruzioni troppo ampie.
Resta da capire se questa strada porterà davvero a identificare Ignoto 3 o se, al contrario, servirà a escludere definitivamente una pista. In entrambi i casi, il risultato avrebbe un peso enorme. Perché in un’indagine segnata da anni di dubbi, anche una sola risposta chiara può cambiare tutto.







